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Il Carnevale in Lombardia: le maschere

In Lombardia il carnevale è davvero uno sfarzo di costumi, tradizioni popolari, sfilate e degustazioni tipiche. L'attore che interpretava la prima maschera di Arlecchino, si chiamava Tristano Martinelli ed era nativo di Mantova

Arlecchino e Brighella sono di Bergamo, Meneghino e la Cècca di Milano, Re Bosino di Varese, Re Gnocco di Castel Goffredo nel Mantovano, che vanta riferimenti dal 1872 (Il nome deriva dalla stazza del personaggio e dalla sua passione per il piatto tipico degli gnocchi), Bagoss del Bresciano, che risale al XVI secolo e Re Resegone e Regina Grigna del Lecchese.

 

In Valtellina è famoso soprattutto il "Carneval Vecc" di Grosio, che coinvolge le varie contrade. Le maschere caratteristiche sono l' "Orso", con indumenti in pelle, il "Toni", che con il suo abito gonfio di paglia aprira' il corteo, la "Bernarda", un adulto travestito da poppante, e la "Magra Quaresima", una donna vestita miseramente, con pesci appesi su un vestito a fiori.

A Schignano, in Val d'Intelvi, in provincia di Como, sono il Bell e il Brut, maschere presenti in molti carnevali montani. Il Brutto non e' altro che l'inverno sconfitto dalla primavera che viene avanzando, mentre il Bello e' l'uomo del desiderio e colui che intende liberarsi dalla brutta stagione e propiziarsi il favore delle forze della natura. Un'altra manifestazione storica del Carnevale lombardo è il Carneval Vecc, che rappresenta il passaggio tra la festa grassa, quella del divertimento e la Quaresima. Anche a Varzi, nel Pavese, si tiene uno dei Carnevali piu' originali: si mascherano solo le donne.

 

Le feste più antiche di carnevale si registrano a Bagolino, nel Bresciano, Schignano (Como) e Grosio (Sondrio). In Alta Val Brembana, a Oneda, frazione di San Giovanni Bianco, viene fatta risalire la nascita di Arlecchino, che rappresenta ancora oggi una maschera symbol.

 

ARLECCHINO

È forse la più nota delle maschere, comunque tra le più famose. Come Brighella, anche Arlecchino è di Bergamo. Il suo bizzarro vestito variopinto e di cento colori sarebbe dovuto al buon cuore dei suoi compagni: questi, in occasione del Carnevale, gli regalarono pezzi di stoffa dei loro abiti, affinchè anch'egli avesse un costume. Porta la maschera nera e la spatola di legno. Il suo carattere è un insieme di astuzia, di coraggio e di poltroneria. E' il prototipo del servo furbo ed adulatore, sciocco, loquace, abile in ogni scherzo e raggiro alle spalle del padrone, in grado di conseguire risultati preclusi alla dignità degli altri personaggi della commedia dell'arte. Il nome deriva probabilmente da Hellequin, diavolo comico nelle rappresentazioni medioevali francesi.

La maschera di Arlecchino è frutto dell'innesto dello Zanni bergamasco con personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese; Arlecchino, infatti, lo troviamo per la prima volta a Parigi alla fine del Cinquecento su un palcoscenico gestito da comici della commedia dell'Arte italiana detta dei 'Raccolti'. L'attore che interpretava la prima maschera di Arlecchino, si chiamava Tristano Martinelli ed era nativo di Mantova.

 

BELTRAME

Beltrame è una maschera di origine milanese nata nel Cinquecento. Spesso conosciuto con il soprannome di Beltrame de Gaggian (da Gaggiano), borgata della bassa milanese da cui trae origine, o anche "de la Gippa", per via della ampia casacca che solitamente indossa, rappresenta il personaggio del contadino stolto e fanfarone, capace solo di commettere grandi stupidaggini, volendosi mostrare più signore di quanto non sia.

Nel corso del '600 Beltrame impersonava tutte le parti di marito e veniva caratterizzato come un "compare furbo e astuto". Secondo la tradizione il personaggio deve la sua nascita all'illustre attore Nicolò Barbieri (Vercelli, 1576) che fece parte della Compagnia degli Accesi al servizio del Duca di Mantova. Rimasto per molto tempo la maschera milanese per antonomasia, lascerà in seguito il posto a Meneghino.

 

MENEGHINO

Caratteristica maschera, nata alla fine del Seicento. Ha il tricorno marrone, la parrucca con codino, la giacca pure marrone filettata di rosso, i calzoni verdi e le calze a righe rosse e bianche. Il nome è diminutivo di Domenico («Domeneghin»). Personifica il popolano milanese, con le sue virtù e con i suoi difetti. È un servo facile ai motti aspri e taglienti e pronto alla risposta arguta.

 

LA CÈCCA

Contrazione dialettale di Francesca, moglie del Meneghín, era detta "Cècca di birlinghitt" (voce quest'ultima che vuol dire "fronzoli, nastri, guarnizioni); essa forniva al marito quanto era necessario per le occasionali clienti. È la classica moglie sorridente e volonterosa, che s'industria come può per aiutare il marito: la “classica” coppia milanese che, con fantasia, volontà, sacrificio e spirito imprenditoriale, riesce sempre a far quadrare i conti di casa.

La particolarità della maschera milanese è il suo essere l'unica fra tutte le maschere a non portare la... maschera, e questo a dimostrazione della sua autenticità e onestà.

 

BRIGHELLA

Come Arlecchino, anche Brighella è di Bergamo: è un tipo del servo furbo, capace di dominare le più assurde situazioni, sempre in cerca di avventure, pronto a ordire intrighi e brighe: da ciò il suo nome. Il vestito bianco, adornato di galloni verdi, sembra quasi una livrea e porta maschera nera con barba e parla un dialetto misto bresciano e bergamasco. Canta e suona ottimamente: è un tipo faceto. Il Goldoni lo fa talvolta agire come servo fedele ed altruista. Il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri.

 

IL GADGÈT: LA MASCHERA CREMASCA

La maschera del Gagèt è diventata l’emblema del Carnevale Cremasco e apre sempre la sfilata. L’origine della maschera deriva dai campagnoli impacciati che arrivavano in città per andare al mercato con la curbèla (una cesta) e l’oca, e che i cittadini chiamavano ironicamente “gagi”. Il Gagèt porta con sé sempre un’oca ed è vestito con un abito nero (l’abito delle grandi occasioni), vistose calze e coccarda bianco rossa (i colori della città), un cappellaccio, fazzoletto al collo, guanti bianchi, calza i tradizionali zoccoli di legno e porta con sé la gianèta (un bastoncino). Il modo poco disinvolto e goffo nel camminare e il disagio dell’essere in città (poiché è un contadino) fanno del Gagèt un personaggio buffo.

 

TARLISU

Il Tarlisu (traliccio) è, assieme alla Bumbasina, una delle maschere tipiche della città di Busto Arsizio. La maschera prende il nome da un tipo di tessuto inventato dai bustocchi probabilmente agli inizi dell'800 e usato come fodera dei materassi. Tale tessuto ebbe un notevole successo e venne esportato in tutto il mondo insieme alla bumbasina (tela per fare lenzuola), grazie soprattutto all'opera dal pioniere bustese dell'esportazione cotoniera italiana, Enrico dell'Acqua.

 

BUMBASINA

La Bumbasina è, assieme al Tarlisu, una delle maschere tipiche della città di Busto Arsizio.Prende nome da una stoffa grezza inventata a Busto Arsizio nel Medioevo e famosa in tutte le corti d'Europa, che veniva adibita alla fabbricazione di lenzuola, simboleggiando l'attività dei cotonifici bustocchi.

 

Il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347.

 

Una ricetta per accompagnare il Carnevale

 

Chiacchiere di Carnevale (Lombardia)

Ingredienti per n. 120 chiacchiere:

500 g. di farina bianca

100 g. di zucchero semolato

50 g. di burro

3 uova

Marsala secco o vino bianco

2 cucchiai di zucchero a velo

una bustina di vanillina

strutto per friggere

 

Modalità di preparazione

Mescolare su una spianatoia la farina, lo zucchero, la vanillina, rompervi le tre uova e unire il burro un poco ammorbidito e tagliato a pezzetti e tre cucchiai di marsala (o vino bianco) e impastare.

Se la pasta risultasse troppo dura, aggiungere vino quanto basta. Con un mattarello stendere la pasta in sfoglia sottile nella quale tagliare, con una rotella dentata, rettangolini di dimensioni di circa 8x12 cm., eseguendovi tre tagli al centro e lasciando intatti i bordi.

In una casseruola portare ad alta temperatura, ma non a ebollizione, lo strutto (che deve riempire la casseruola fino alla sua metà) e immergervi poche chiacchiere per volta, dorare con cura su ogni lato. Scolarle e disporle su carta assorbente, cospargendo di zucchero a velo. Possono essere servite calde o fredde.

 

Patrizia Marcheselli

Portale dei Lombardi nel Mondo

 

Fonti:

Dario Fo, Manuale minimo dell'attore, Einaudi, Torino 1987. http://it.encarta.msn.com/sidebar

http://www.drammaturgia.it/saggi/

http://www.wikipedia.it

http://food.splinder.com/tag/ricette+tipiche

http://www.corrieredellasera.it

 

 

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