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Celebrazioni del Bicentenario dell'Argentina: una proposta per la nostra comunità...o per i 700 mila italo-argentini, di Walter Ciccione

Dalle pagine di Tribuna Italiana, l'editoriale di Walter Ciccione affronta il tema del Bicentenario dell'Argentina sottolineando il ruolo minore della nostra comunità

BUENOS AIRES - "A poche settimane dal 25 maggio, giorno in cui l’Argentina commemorerà il 200º anniversario della Rivoluzione dalla quale nacque, gesta consumata pacificamente e che segnò l’inizio dell’epopea per ottenere la libertà e l’indipendenza dalla corona spagnola, nella città di Buenos Aires, scenario naturale delle celebrazioni, la nostra comunità insinua una partecipazione di tono minore, lontana dal ruolo di certo protagonismo che sarebbe da aspettarsi dalla più numerosa tra le collettività straniere residenti nel Paese. Anche se molto non è trapelato, sappiamo di alcune iniziative di istituzioni, in principio ognuna per conto suo, atteggiamento che a priori genera una sensazione di dispersione che fa pensare che forse sarebbe necessario un Comitato con lo scopo di coordinare gli eventi". In vista dell’importante data celebrativa, dalle pagine della "Tribuna italiana" Walter Ciccione riflette sulle prossime celebrazioni criticando l’atteggiamento dei rappresentanti della collettività che non hanno promosso iniziative unitarie.

Il silenzio dei Comites, del CGIE e dei Parlamentari

Nel mese di ottobre 2008 dalle pagine di Tribuna italiana, fu proposto il progetto "Rinascita 2010", convocando istituzioni quali i Comites e il CGIE, le associazioni e i nostri parlamentari a unirsi nell’elaborazione di un piano di celebrazioni in adesione al Bicentenario, appello che fino al giorno d’oggi non ha avuto nessuna risposta. Dell’argomento si occupò Marco Basti in un suo editoriale del mese di maggio dell’anno scorso, nel quale, tra l’altro chiedeva: non siamo più capaci di sognare, di entusiasmarci ed entusiasmare le nuove generazioni con iniziative e progetti per il Bicentenario dell'Argentina? concludendo: "…l'avvenimento ci coglie assolutamente impreparati".

Una situazione che ci porta a parafrasare il titolo del romanzo di García Marquez: "Cronaca di una frustrazione annunciata", anche se le recenti affermazioni dell’ambasciatore Walter La Tella ("sorprenderemo gli argentini con le attività che presenteremo in questo 2010") allontanano un po’ il pessimismo che proviamo.

Ieri: altri tempi, altra collettività

Un secolo fa... Il 1910 fu un anno chiave per l’Argentina, che si accingeva a celebrare il Centenario della sua emancipazione, in un clima di generale ottimismo, nel quale la società mostrava una certa quota di vanità per il fatto di far parte di un paese prospero e generoso, che destava grande curiosità nel mondo e che attraeva milioni di immigranti che arrivavano al porto di Buenos Aires con l’illusione di "fare l’America".

Una società che si vantava della sua capitale cosmopolita, arricchita dal contributo di collettività come l’italiana e la spagnola. Metropoli che si accingeva a inaugurare monumenti regalati dai diversi paesi attraverso le rispettive comunità, come nel caso dell’italiana, allora unita, generosa e impegnata, che aveva in suo seno filantropi che organizzavano raccolte popolari, che iniziavano con il loro importante contributo personale, come quella fatta per regalare a Buenos Aires il monumento a Cristoforo Colombo e persino alla città di Roma, il Faro del Gianicolo, che i romani ringraziarono inviando una copia della famosa "Lupa Capitolina". Due opere unite da strano destino. Il monumento a Colombo fu nei fatti espropriato dall’accesso pubblico dall’attuale governo argentino, che costruì una cancellata intorno alla piazza in cui si trova, dietro alla "Casa Rosada", con divieto di accesso.

La Lupa, messa in una piazza di Buenos Aires, abbandonata al suo destino e all’arbitrio "dei soliti ignoti", fu prima vittima del furto della targa allusiva e poi delle figure di Romolo e Remo, fatto che un giornale locale ha rispecchiato con un suggestivo titolo: "La Lupa non ha più nessuno da allattare".

"La única verdad, es la realidad" (Aristóteles)

Oggi, nell’anno del Bicentenario, il clima sociale è lontano dall’euforia e dall’ottimismo di un secolo fa. La crisi economica globale ha prodotto ogni sorta di cambiamenti, determinando delle Celebrazioni in un quadro di austerità, senza grandi inaugurazioni nè regali di altri paesi, come avvenne cento anni fa. Per quanto riguarda il "nostro piccolo e particolare mondo della collettività", con una certa ansia constatiamo che le relazioni tra l’Italia e l’Argentina attraversano una tappa di freddezza, al tempo che ci preoccupa il disinteresse del governo italiano verso le comunità italiane all’estero e, forbici alla mano, limita al massimo il suo già magro bilancio per gli italiani all’estero. Con la Farnesina che si limita a indicare alla rete diplomatica nell’America Latina, di "partecipare con entusiasmo" (?) alle celebrazioni del Bicentenario dei vari Paesi dell’area, con gli scarsi fondi predisposti all’effetto. Un fatto non privo di conseguenze per la collettività in vista del Bicentenario, scomparsi da tempo i filantropi munifici e con i grandi imprenditori che sembrano aver dimenticato il sentimento di generosità.

Una situazione poco favorevole che, invece di esimerci dall’impegno morale di partecipare al compleanno dell’Argentina, deve stimolare la nostra creatività per superare con successo questa sfida. Il programma delle celebrazioni sembrerebbe transitare per sue corsie indipendenti: da una parte, il programma ufficiale, attraverso l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura e dall’altra le nostre istituzioni.

Tra le prime ci sono alcune iniziative già concretizzate, quali il restauro del Faro di Palazzo Barolo, edificio emblematico della città di Buenos Aires, disegnato da un architetto italiano ispirandosi alla Divina Commedia. Altre sono in cantiere, quali concerti, seminari e spettacoli tra i quali un grande concerto da svolgersi nel mese di novembre e la visita dell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano.

Per quanto riguarda le iniziative delle nostre istituzioni, si conoscono alcune, quale la decisione della FEDIBA di collocare una targa in ricordo della storica data, in una piazza della città, un grande pranzo popolare, una regata e una serie di conferenze; una settimana dedicata alla cultura italiana e un festival che la Regione Basilicata e la federazione locale FABA, hanno in programma per il mese di maggio nel Teatro Coliseo. Anche il Comites di Buenos Aires sta decidendo tra varie proposte. Tante iniziative tra le quali manca, secondo la nostra opinione, il "Grande Evento".

L’esempio spagnolo

Nonostante la crisi e la proclamata austerità, i nostri cugini spagnoli, abituali concorrenti in queste gare all’organizzazione di eventi di collettività, sembrano non essersi accorti e il governo iberico, grandemente interessato alle sue comunità all’estero, ha predisposto accompagnare le celebrazioni del Bicentenario con due eventi di una certa importanza.

Da un lato i finanziamenti per il restauro di un antico palazzo, che diventerà la sede del "Centro Cultural de España en Buenos Aires". Dall’altra la ristrutturazione del "Teatro Nacional Cervantes" di Buenos Aires, per la quale il governo di Rodríguez Zapatero si è impegnato ad apportare il 50% del totale, circa 14 milioni di euro, dei quali già consegnati 300mila per la prima tappa di progettazione.

 

La proposta: obiettivo 700 mila alberi

Sembrerebbe che per quanto riguarda gli anniversari trascendenti i paesi, invece che anni, compiono secoli e la tradizione vuole che oltre alle visite formali, si facciano regali ai paesi omaggiati. Nel nostro caso ignoriamo se e chi rappresenterà l’Italia (immaginiamo che sarà l’ambasciatore) alle celebrazioni, lamentando che Silvio Berlusconi abbia declinato l’invito rivoltogli personalmente dal Capo del Governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri, nel mese di dicembre del 2008. Una presenza che forse avrebbe aiutato a ricomporre i rapporti, segnati dalla reciproca indifferenza tra i governi dei due paesi.

Quanto ai regali, quelli significativi, in un contesto di austerità, si faranno notare per la loro mancanza, e a sottolinearlo ci sono altre dichiarazioni dell’ambasciatore La Tella che ha detto: "in Italia siamo in un periodo di vacche magre, bisogna rimboccarsi le maniche per ottimizzare al massimo le poche risorse disponibili".

Di fronte a questa situazione, ci sembra che, in mancanza di monumenti, servono gli alberi. Un regalo differente che richiede uno scarso investimento in denari e molta volontà, contribuendo al rimboschimento del paese, saltando sul carro della "movida" ecologica mondiale, per salvare il nostro pianeta dai danni del riscaldamento globale.

Non vogliamo dilungarci sugli elogi all’albero e alle sue ripercussioni positive, sia nell’aspetto ambientale che sociale. Piantare un albero significa seminare vita, guardare la sua bellezza gratifica lo spirito e produce serenità. Inoltre gli alberi son i principali assorbitori si CO2 e di altri gas pericolosi e in cambio restaurano l’atmosfera liberando ossigeno.

I sogni nel cassetto: con ambasciata e consolati

Al di là delle celebrazioni della "Semana de mayo", il Bicentenario sarà celebrato durante tutto l’anno, per cui potremmo puntare sul 29 agosto, data in cui si celebra in Argentina la "giornata dell’albero". Il sogno è che a partire da quella data in ogni città o paese dell’Argentina, nelle quali certamente ci sarà un’associazione italiana, o regionale calabrese, o siciliana, o veneta, o piemontese o abruzzese, ecc, e anche una piazza, sarà piantato un albero, che sarà dovutamente identificato.

Una iniziativa che potrebbe essere accompagnata anche con la decisione della nostra Ambasciata di piantare un albero originario del Bel Paese, nei giardini della sede diplomatica, tra l’altro un posto protetto dagli espropri e dai furti, che oltre ad rassicurarci sul futuro del regalo, sarebbe di soddisfazione per l’attuale Ambasciatore e per i suoi successori.

Un ulteriore suggerimento per questa campagna, da fare ai consolati italiani in Argentina, di chiedere - al di la delle generose condizioni che prevede la legge italiana per riconoscere la cittadinanza - che i nuovi cittadini, (la stima è di 700 mila in tutta l’Argentina) che assumano l’impegno morale di piantare un albero, in un giardino, per strada, in una piazza, ricreando quanto richiesto dalla legge Rutelli, che a partire dal 1992 impone "l'obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato".

Sognare che questi alberi si ergano a monumenti viventi, potrebbe diventare una possibilità concreta che possa perfino prolungare nel tempo, quando i nostri discendenti, nel celebrare il Terzo Centenario della "Revolución de Mayo", ricorderanno coloro che nel 2010 abbiamo portato avanti questa iniziativa.

Infine adempieremo anche con quella vecchia pretesa che indica che ogni uomo o donna, non ha fatto tutto quel che doveva nella vita, se non ha avuto un figlio, scritto un libro e piantato un albero".

 

www.tribunaitaliana.com.ar

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Editoriale

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