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Un blog e poco più, di Marco Basti

La I Conferenza dei giovani italiani nel mondo è al centro dell’editoriale di Marco Basti pubblicato sulla Tribuna Italiana

 

BUENOS AIRES - "Mentre a Roma pioggia e piena del Tevere mettevano in ansia le autorità e gli abitanti della Città Eterna, nel Palazzo della Fao, i giovani partecipanti alla I Conferenza dei giovani italiani nel mondo presentavano i loro documenti e il sottosegretario Alfredo Mantica faceva la sintesi dei lavori che si sono protratti per cinque giorni.

Una sintesi sulla quale sorgono spontanee alcune domande. ..."è emerso chiaramente - ha detto il sen. Mantica in un tratto del suo intervento conclusivo - che gli italiani nel mondo sono una risorsa solo per una minoranza della popolazione italiana, è quindi necessario "inventarsi" qualcosa perché questo sentire possa diventare un bene comune di tutti gli italiani, soprattutto di quelli che vivono in Italia. Se non sfondiamo questo muro, se non facciamo questo salto di qualità, che è innanzitutto culturale, è ovvio che quello che ci siamo detti in questi giorni potrà, sì, concretizzarsi, ma avrà un ostacolo in più"". La I Conferenza dei giovani italiani nel mondo è al centro dell’editoriale di Marco Basti pubblicato sulla Tribuna Italiana, giornale che dirige a Buenos Aires.

"La domanda da porsi è: si parla almeno da quarant’anni - per non andare più indietro nel tempo - di italiani nel mondo, dell’epopea dell’emigrazione o degli italiani all’estero come risorsa. Sono state fatte due Conferenze Nazionali dell’Emigrazione, una Conferenza Nazionale degli Italiani nel Mondo, decine, se non centinaia, di conferenze e convegni sull’argomento, a livello nazionale o regionale, in Italia e all’estero. Sono nati gli organi di rappresentanza ed è stata creata la Circoscrizione Estero nella quale gli italiani all’estero eleggono i propri diciotto parlamentari. Purtroppo tutto questo non è bastato perché gli italiani in Italia siano consapevoli che gli italiani all’estero siamo una risorsa. Il sottosegretario Mantica, desolato, ha detto ai giovani "che bisogna inventarsi qualcosa", per "sfondare questo muro". Chi dovrebbe inventare quella qualcosa capace di sfondare il muro? Annunciando che non si voterà l’ano prossimo per il rinnovo dei Comites, Mantica ha spiegato: "Se si votasse nel 2009 i Comites resterebbero in carica fino al 2014, ma non credo si possa aspettare così tanto per riformare il sistema della rappresentanza. Io credo che non faremo le elezioni dei Comites nel marzo del 2009, credo le faremo nel marzo del 2010. Ma questo - ha precisato

– è un impegno che devo prendere io: credo che si debba chiedere al Parlamento e al Cgie la forza di volontà e capacità politica per creare consenso intorno al processo di riforma che dovrà realizzarsi in un anno e, credetemi, non è un’impresa facile con un Parlamento composto da due Camere che hanno lo stesso ruolo e lo stesso compito".

Ma se il sottosegretario non è certo che il Parlamento possa modificare la legge, perché non consente che si svolgano le elezioni? E se il Parlamento non avesse il tempo di modificare la legge sui Comites entro l’anno prossimo, cosa succederà? Saranno rinviate le elezioni o si tornerà a votare con una legge che si considera inadeguata? E intanto i Comites,

che hanno subito il naturale logoramento dei cinque anni, accentuato dalle due campagne elettorali per le elezioni politiche del 2006 e di quest’anno, saranno in grado di reggere ancora un anno? O continueranno ad aumentare il distacco dalla gente, come succede con buona parte di essi? Non c’è contraddizione tra la volontà di rinnovamento della classe dirigente che declama il sottosegretario e la decisione di rinviare le elezioni, che potrebbero consentire tale rinnovamento? Non è logico pensare che gli attuali Comites, sapendo che sono in tempo supplementare, difficilmente potranno uscire dalla logica dell’ordinaria amministrazione o, come è stato definito da Mantica, “amministrazioni di condominio”, invece di attori politici come sogna il sottosegretario? Comunque lo stesso sottosegretario si è impegnato perché si arrivi alla riforma, “per cercare di forzare attraverso la legge una rappresentanza che sia più corrispondente alla realtà sociale degli italiani nel mondo", ha detto Mantica, per consentire il voto nel 2010.

Una realtà che evidentemente non piace al sottosegretario, che oltre a voler forzare un cambiamento attraverso la modifica della legge sui Comites, sembra voler cambiare anche la realtà costituita da 5000 associazioni italiane nel mondo, che gli sembrano "un pò troppe". Probabilmente ha ragione e sia giusto che si ragioni "su criteri chiari e trasparenti e su regole certe che possano garantire e certificare la capacità delle associazioni di lavorare sul territorio". Ma chi dovrebbe fare questi ragionamenti e soprattutto chi dovrebbe stabilire tali criteri? È vero che ci sono tante associazioni italiane in tutto il mondo e che molte di esse ricevono finanziamenti da parte dello Stato, delle Regioni, delle Province o dei Comuni e quindi si impone un ragionamento sui criteri su come vengono distribuiti e spesi tali fondi. Al di fuori di quel tipo di associazioni e specificamente per quanto riguarda le associazioni italiane in Argentina, che come abbiamo ricordato tante volte, hanno creato scuole, ospedali, spazi di socialità, enti di solidarietà, promosso la lingua italiana, la cultura e le tradizioni, più che di criteri di certificazione, hanno bisogno prima di tutto della riconoscenza dello Stato italiano e del suo concreto sostegno. Non è superfluo sottolineare ancora che la realtà della presenza in Argentina, di cui siamo fieri, è stata costruita fondamentalmente grazie alle Associazioni italiane. Visto che soldi non ci sono, nè per le associazioni nè per altro, lo Stato italiano dovrebbe manifestare apertamente la sua riconoscenza.

Solo poche, prime domande sulla sintesi del sottosegretario Mantica (altre si possono fare sui documenti finali) al quale viene riconosciuto, praticamente da tutto "il mondo dell’emigrazione" la sua volontà di dialogo e la disponibilità a cercare soluzioni ai gravi problemi degli italiani all’estero. Purtroppo esse non sono sufficienti. Si sperava in qualche annuncio su fondi "raccattati", secondo l’espressione usata da Mantica qualche settimana fa, per diminuire la portata dei tagli previsti nella Finanziaria. Nè Frattini, né Berlusconi, ne hanno parlato e lo stesso Mantica è stato molto vago sull’argomento. Manate sulle spalle, i classici complimenti perché abbiamo tenuto in alto il nome dell’Italia nel mondo e un blog per i giovani, i quali hanno manifestato entusiasmo e voglia di cambiamento. Il resto belle parole, qualche promessa. Sembra un pò poco. Ma in fondo non è che c’era da aspettarsi molto di più da questa Conferenza dei Giovani". (aise)

  

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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