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Forze armate: l’Argentina ancorata negli anni ‘70

Prima manifestazione contro l’idea del governo Macrì sull’impiego delle forze armate nella sicurezza di obbiettivi strategici, narcotraffico e terrorismo. Il giornalista Jorge Lanata li ha definiti: “Sono come quei soldati giapponesi che, non sapendo che la guerra era finita, continuarono a lottare per anni”.

di Giorgio Garrappa Albani.

 

A Buenos Aires così hanno risposto all’appello di partiti politici e sindacati, organizzazioni di base e associazioni per i diritti umani con una marcia verso l’edificio del ministero della Difesa.

Lo slogan principale è stato “Forze armate per la repressione, mai più!”. Numerosi striscioni ricordavano i desaparecidos della dittatura (1976/1983).

“A noi come parenti dei desaparecidos –ha detto Carlos Pisoni, dell’associazione Hijos– quanto accade ci fa pensare alle nostre storie e tragedie. Ed è tornare a pensare a qualcosa che ritenevamo che già l’Argentina si fosse lasciata dietro le spalle”.

Sembra proprio una pazzia.

Come possibile pensare ai successi accaduti 40 anni fa quando gli attuali componenti delle forze armate non sono più quelli. Pressoché tutti loro sono nati dopo la fine della dittatura, cioè in democrazia.

D'altronde, dai giudizi ai militari del governo del Presidente Alfonsin fino ad oggi centinaia di ufficiali condannati stano ancora in galera o in prigionia domiciliare per l’età o per malattia.

Nonostante ciò, ci sono dei settori politici che usufruiscono con questa situazione negando qualsiasi possibilità di reinserire le forze armate al tessuto sociale della Repubblica Argentina. Mica vero.

In realtà qualsiasi opportunità è buona per criticare il governo di Macrì e mantenere il caos sulle strade della capitale dello Stato.

Bisogna dire che non succede dappertutto. Solo alla Capitale dello Stato perché da lì –tramite i media- partono all'estero le immagini di un paese sconvolto e sull'orlo dell'abisso.

Durante i 12 anni di Kirchnerismo, gli uomini delle forze armate -senza alcuna distinzione- furono trattati da “criminali di lesa umanità” ed obbligati a mantenersi nascosti dallo sguardo pubblico.

Nessun militare può ancora andare in giro o presentarsi in divisa da nessuna parte dell’intero paese.

Tranne quando avviene un incidente o una calamità naturale di proporzioni, che distrugge intere popolazioni, allora chiamano l'esercito per aiutarli.

Senza nessuna distinzione. Ipocrisia pura…?

L'immagine che subito mi viene in mente è quella del cane legato ad una grossa catena corta che solo gli permette di pisciare e tornare subito alla cuccia.

Una pazzia incredibile nel XXI secolo...!

Il bello è che il Decreto 683/2018, del Presidente Macrì solo modifica il Decreto 727/2006 del Presidente Kirchner.

Ecco perché è una fallacia sostenere che questa decisione dovrebbe girarsi prima al Parlamento.

Il suddetto Decreto sostituisce l’articolo 1° del Decreto N° 727/06 per questo: “Le Forze Armate, istrumento militare della difesa nazionale, verranno impiegate in maniera dissuasiva o effettiva davanti aggressioni di origine esterna contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della Repubblica Argentina; la vita e la libertà dei suoi abitanti, o davanti a qualsiasi altra forma di aggressione esterna che sia incompatibile con la Carta delle Nazione Unite”.

Qual è il pericolo o la contradizione con l’uso delle forze armate da parte delle altre nazioni del mondo, compresa l’Italia?

L’articolo 2° stabilisce: “Le Forze Armate inquadreranno la loro pianificazione e impiego nei seguenti tipi di operazioni: Operazioni di Difesa degli interessi vitali della Nazione; Operazioni disposte nel Quadro dell’ONU od altri organismi internazionali; Operazioni inquadrate nella Legge N° 24.059 e Operazioni di Appoggio alla Comunità Nazionale e Internazionale. A tali effetti, aggiusteranno la loro formulazione dottrinaria, piani e addestramento, nella previsione delle acquisizioni di attrezzi e/o mezzi conforme alle previsioni della Legge N° 23.554, con le limitazioni previste nelle Leggi N° 24.059 e N° 25.520”.

Non si vede proprio nessuna contraddizione con il ruolo svolto dalle forze armate di altre nazioni del mondo, compresa l’Italia.

L’articolo 5° modifica l’articolo 24 bis del Decreto N° 727/06: “Il Sistema della Difesa Nazionale si occuperà di custodire gli obiettivi strategici riferiti nell’articolo 31 della Legge N° 23.554, tramite gli integranti identificati nei commi f) e g) dell’articolo 9° della citata Legge.”

Il comma f della Legge stabilisce gli integranti del sistema della difesa: l’Esercito, la Marina Militare e l’Aeronautica Militare della Repubblica Argentina, mentre il comma g aggiunge la Gendarmeria Nazionale (Carabinieri) e Prefettura Navale Argentina nei termini che prescrive la presente Legge; cioè non cambia nulla.

S’intende per obiettivi strategici centrali elettriche, dighe, impianti petroliferi e di gas, parchi eolici, stazioni ferroviarie, aeree, fluviali e marittime, porti e aeroporti, impianti di comunicazione, ecc. ecc., quindi sembra impossibile di capire che non siano protette dalle forze armate in un mondo minacciato da un nemico pressoché invisibile, che non ha divisa ma uccide all’improvviso e a mansalva. In questo punto faccio riferimento sia al terrorismo che al narcoterrorismo.

Impossibile trovare scuse a questa decisione del governo di reinserire le forze armate ad un paese in cui ognuno deve fare il suo e non essere una remora sulle spalle di tutto il resto.

Insomma, gli sfruttatori dei diritti umani, i nostalgici di un tempo che fu, cercano di confondere e di creare un'atmosfera di paura e caos sociale sventolando i fantasmi di una dittatura che non c'è più in una società che non è più come quella.

Una società che vuole entrare nel XXI secolo come l'ha fatto l’Italia, la Germania, l'Inghilterra, la Francia ed altri.

Quelle società più colpite dall'inferno della guerra e dell'olocausto, hanno deciso fare i conti, tirare una linea e ricominciare da capo. Ciò non vuole dire dimenticare nulla.

Si può perdonare ma non scordare.

Vuole dire invece, chiudere la tappa di dolore e di lutto per ricominciare quella della ricostruzione del paese. Tutti quanti, gli uni e gli altri, alla fine tutti connazionali.

Quel giudizio internazionale di Norimberga fece i conti e tirò la linea che tutti accettarono, non come il meglio per ognuno ma come il possibile per tutti.

L’Europa complessivamente si rese conto che non poteva avanzare senza le gambe, quindi l'Italia e la Germania dovevano reinserirsi quanto prima al corpo europeo per poi spingere insieme verso la rinascita europea.

Purtroppo, l'Argentina non riesce a salpare per il nuovo secolo che non ci aspetta, infatti da 40 anni rimane ancorata nel porto di una divisione inutile e stancante.

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