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Giovani migranti italiani del nuovo millennio. L'Argentina, una scelta fatta col cuore

C’è una nuova immigrazione italiana, fatta di giovani professionisti italiani innamorati dell’Argentina, delle sue offerte culturali e dello spirito accogliente della gente o attratti dalle opportunità di crescita e dall’alto livello di certe carriere. Chi sono i nuovi emigrati.

C’è una nuova immigrazione italiana, fatta di giovani professionisti italiani innamorati dell’Argentina, delle sue offerte culturali e dello spirito accogliente della gente o attratti dalle opportunità di crescita e dall’alto livello di certe carriere. Chi sono i nuovi emigrati.

"Non essendo italiano nè figlio di italiani ogni tanto mi sento straniero in Argentina" diceva Jorge Luis Borges. Una frase ancora oggi di stretta attualità vista la quantità di giovani italiani che per i più disparati casi della vita sceglie di stabilirsi in questo Paese.

Filippo Fiorini ha 28 anni, è arrivato a Mendoza nel 2007 per uno stage al Consolato italiano, e da allora non è più andato via. Una storia simile a quella di tanti altri connazionali, come la 31enne Roberta Mo, impegnata nell'area progetti di una ONG italiana e arrivata in Argentina dopo un anno di lavoro in Honduras: "mi sento realizzata qui - racconta - non so se sarebbe lo stesso in Italia".

La nuova onda migratoria proveniente dallo stivale, però, si presenta assai distante da quelle che in precedenza portavano gli italiani nel paese del tango. Non si tratta più, infatti, di una massa omogenea di forza lavoro, ma di giovani, spesso altamente specializzati nei propri campi, che fanno una scelta di vita non dettata dalla necessità ma dal cuore.

Il fascino che l'Argentina esercita sui ragazzi italiani è difficile da spiegare; secondo Giulia Jannelli, 33 anni e una specializzazione in gestione culturale, nonostante la crisi del 2001 questo paese continua a offrire una "immensa offerta di eventi culturali, mostre, rassegne concerti e spettacoli di teatro".

Sulla stessa linea di pensiero il 35enne Marco Boscaro, arrivato nel 2002 per uno stage di pochi mesi: "sono rimasto perché Buenos Aires è una città dalle mille sorprese, con un calore da parte della gente che ti fa sentire a casa in ogni angolo".

Micol Tomaiuolo, 27 anni, che ha conosciuto il suo compagno argentino in Europa, è arrivata a Buenos Aires alla fine del 2009 per un dottorato in neuroscienze, e dice che "l'istruzione universitaria pubblica è molto buona qui, nel mio campo direi migliore rispetto a quella italiana" che al contrario è "polverosa e nozionistica".

Molto spesso, il primo elemento d'attrazione è quell'aura a metà strada tra il mitico e il magico che si forma nella memoria per letture o racconti. "A farmi scegliere l'America latina come destinazione sono stati i racconti di un amico nato in Argentina da genitori sardi che all'età di dieci anni ha fatto ritorno in Sardegna" racconta Luigi Attianese, 31 anni, gli ultimi cinque dei quali passati tra Rosario e Buenos Aires. Lui è rimasto per la sensazione costante che "qui ancora si può, che se ti impegni ce la puoi fare e se meriti arrivi".

L'Argentina, infatti, è un Paese in forte crescita che punta sui giovani, alimentando un movimento culturale e di pensiero florido che si manifesta in innumerevoli eventi e aspetti della vita di tutti i giorni. Per tutti, ad ogni modo, il legame con la madrepatria rimane forte, e l'idea di un possibile ritorno non sfuma mai del tutto.

"Ovviamente al rientro in Italia ci penso sempre -dice Roberta -eppure passano gli anni e mi ritrovo ancora qui". Ma non sono, come è normale, solo rose e fiori. Secondo Marco i difetti sono "il pressapochismo e la precarietà di una città che è velocissima nei cambiamenti", mentre per Micol le differenze tra i "country e le villas miseria" sono simboli evidenti di una grande "ingiustizia sociale", soprattutto nella capitale, "la città del quasi" per Giulia.

Per tutti, comunque, gli aspetti positivi rimangono più forti delle mancanze e così, per Luigi, "la bilancia pende a favore della permanenza in questa meravigliosa terra", a Filippo, che nel frattempo lavora stabilmente come giornalista, "questo Paese ha offerto delle possibilità che l'Italia non ha dato" e Giulia non ha potuto rinunciare a seguire la sensazione che in Argentina avrebbe potuto trovare "lo spazio" per fare le cose cui è davvero interessata.

Si tratta, insomma, di una vera e propria storia d'amore, che tra gli alti e bassi di tutte le storie d'amore va avanti da oltre un secolo senza mai perdere forza. Ne sono testimoni tutti i giovani italiani, come chi scrive questo articolo, cui l'Argentina ha regalato un sogno.

 

MIRKO PEDDIS

www.tribunaitaliana.com.ar

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Editoriale

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