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C’era una volta… l’Italpark

Tutti i ragazzi dell’intero Paese volevamo andare, una volta almeno, a Buenos Aires per esperimentare quello che provavano odiernamente i ragazzi della Capitale. L’Italpark fu creato nel 1960 dalla famiglia Zanon, emigrati italiani di origine veneta. Di Jorge Garrappa Albani

Piazzato sui terreni dell’antico parco Estados Unidos del Brasil, sull’angolo di Avenida del Libertador e Avenida Callao, al fianco dell’Expo del Centocinquantenario, nel quartiere di Recoleta a Buenos Aires, c’era una volta l’Italpark.

Mi ricordo pure che tutti i ragazzi dell’intero Paese volevamo andare, una volta almeno, a Buenos Aires per esperimentare quello che provavano odiernamente i ragazzi della Capitale. 

L’Italpark fu creato nel 1960 dalla famiglia Zanon, emigrati italiani di origine veneta.

Con circa 4.500 m² era il parco di attrazioni meccaniche più importante del Sudamerica degli anni ’80.

Possedeva trentacinque giochi elettromeccanici e una ventina di stand con ogni tipo di attrazioni -importate dall’Italia- per cui era nominato da tutti “l’Ital”.

Nella primavera del 1980 -sui vari bastimenti da carico- giungeva dall’Olanda la “Montagna Russa” comprata alla ditta “Vekoma”. La più alta del Sudamerica, con due corkscrew´s, è inaugurata nell’inverno del 1981.

Nell’anno 1982 giunse dall’Italia “Matter Horn”, un gioco di alta velocità, ovviamente uno dei più popolari del Parco.

Altri giochi molto popolari erano il carosello acquatico, il Boom-Ball (tiro a segno di computo elettronico), il tiro a segno con la scenografia della popolare serie americana Bonanza, una funivia importata dalla Svizzera, le tazze girevoli, il car - crash, i circuiti Auto Sprint, Super Monza e Indianapolis, la caccia all’ orso che permetteva il tiro a segno a raggi di luce, Dumbo sostituisce il pericoloso martello, la Grotta dei Fantasmi ed infine, il Treno fantasma, che prese fuoco il 27 maggio 1978.

Un nuovo incendio, nell’agosto 1989, brucio la pista di car - crash Super Monza e, nell’ottobre dello stesso anno, prese anche fuoco il labirinto del terrore.

Per fortuna in nessun caso furono riportate vittime. Il Super Monza fu rifatto mesi dopo ma il Labirinto del Terrore invece no.

Correva l’anno 1990 e la brutta situazione economica dell’Italpark si vedeva nella pericolosa mancanza sia di manutenzione da parte dei proprietari, sia dai controlli ufficiali.

Ecco perchè la sera del 29 luglio 1990 succede un incidente al Matter Horn, inaugurato ed assente di controlli efficienti, dal 1983.

Uno dei carri si stacca parzialmente andando a schiantarsi contro la gratta di protezione morendo la giovane quindicenne Roxana Celia Alaimo e ferendosi la sua amica Karina Benítez.

La Giustizia dispone la chiusura preventiva dell’Italpark, si fanno controlli e rifacimenti affinchè potesse riaprirsi. Dopo aver funzionato per due giorni -10 e 11 novembre 1990- l’Ital fu definitivamente chiuso dall’amministrazione del Sindaco Carlos Grosso.

Sul posto ormai c’è il Parco Thays.

Il 10 febbraio 1997, la Giustizia determinava che l’Italpark doveva indennizzare i genitori della ragazza scomparsa nell’incidente. L’Assicurazione Caledonia doveva pagare 370000 dollari alla mamma di Roxana Celia Alaimo.

Come relitti del passato, presso l’azienda di ceramica Ilva (Pilar, Provincia di Buenos Aires), proprietà della famiglia di Adelino Zanon, c’è ancora il mitico Samba e una pista con oltre una ventina di piccole macchine da corsa.

 

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo–08/07/2011

jgarrappa@hotmail.com – jgarrappa@arnet.com.ar

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