You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Argentina/Uruguay Articoli Dal mondo sociale Italia Tricolore: l’intervista all’On. Merlo
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Italia Tricolore: l’intervista all’On. Merlo

A commentare il dialogo tra il giornalista argentino e il deputato italiano è Edda Cinarelli che affida le sue riflessioni alla pagine di "Italia tricolore", periodico diretto a Buenos Aires da Franco Arena

Buenos Aires: "Ho ascoltato il programma di Samuel "Chiche" Gelblung di martedì 12 agosto, durante il quale il noto giornalista argentino ha intervistato il nostro deputato Ricardo Merlo e veramente...non ci posso credere.

 

Non posso credere a quello che ha detto Gelblung, che forse non conosce la storia dell’immigrazione in Argentina, e la cosa mi sorprende perché, con quel cognome, deve essere anche lui figlio o nipote di immigranti, visto che nessuno nasce dai cavalli o viene con la cicogna. Ma non posso nemmeno credere a quello che implicitamente, perché non ha reagito, ha accettato Merlo, quando Gelblung parlava dell’immigrazione italiana in Argentina". A commentare il dialogo tra il giornalista argentino e il deputato italiano è Edda Cinarelli che affida le sue riflessioni alla pagine di "Italia tricolore", periodico diretto a Buenos Aires da Franco Arena.

 

"I nostri immigranti italiani dovevano avere i documenti in regola, un certificato di buona condotta, cioè non potevano venire gli accattoni e le prostitute, un foglio di richiamo e poi dovevano anche sottoporsi ad una visita medica. In poche parole non erano accettate le persone ammalate. Alcune visite mediche sono state superficiali, altre addirittura denigranti. Su tutto questo, a parte i racconti degli protagonisti, c’è tutta una storiografia e si sono scritti molti libri, come quelli di Nisa Forti, Eleonora Carrieri, Antonio Dal Masetto, Syria Poletti.

 

Molti immigranti sono arrivati con un contratto di lavoro, ma anche per loro valeva la norma della visita medica e dei documenti in regola. Alcuni poi (vedi il libro "Schegge di Guerra" di Eleonora Carrieri), dopo aver superato tutte quelle prove venivano trattenuti nell’Hotel degli immigranti, perché qui sul posto gli trovavano qualche problemino fisico e l’hotel all’epoca era una specie di lager. Insomma, l’ingresso in Argentina per gli immigranti italiani non è stato facile per niente e mi sorprende che tanto il giornalista quanto il deputato, perlomeno dall’intervista, dimostrassero di non saperlo. Gelblung mi è sembrato disinformato e dispregiativo quando ha detto che qui gli italiani l’hanno fatta da padroni. A partire dal 1900 la posizione della società nei riguardi degli immigranti non è mai stata benevola, a meno che non fossero ricchi e molto colti, architetti, artisti, pittori, abili artigiani.

 

Ricordo in proposito la Ley de Residencia 4144 dell’anno 1902 promulgata da Miguel Cané che stabiliva la deportazione per gli immigranti di cattiva condotta e la selezione in base agli antecedenti dei futuri migranti verso l’Argentina per poi finire nella disastrosa Ley de Ordén y defensa social del 1910 per cui ci sono state tantissime persone incarcerate ed addirittura condannate a morte, tra cui l’italiano Severino Di Giovanni.

 

Nel 1910 pochi giorni prima della celebrazione del Centenario della Revolución de Mayo le Forze dell’Ordine, tra cui la Polizia ed i Pompieri hanno portato a termine delle incursioni anti ebraiche nell’allora ghetto di Buenos Aires, con devastazione di locali ed omicidi di persone, fatte con il consenso del Governo, che non l’ha mai reso noto e di cui oggi si può essere al corrente attraverso la stampa dissidente dell’epoca.

 

Purtroppo su di noi c’erano dei pregiudizi - che il "tano" era sporco o incolto – pregiudizi che poco a poco sono spariti. Abbiamo dovuto lottare per meritarci la posizione che abbiamo oggigiorno. Mi ha sorpresa anche il fatto che Merlo, essendo uno dei deputati eletti all’estero, non sia saltato per dire la verità. Il suo compito non è solo quello di rappresentarci e difendere i nostri interessi in Italia, ma anche difenderci qui, nel nostro paese di accoglienza, dove c’è il bacino della gente che lo ha votato. Per il resto, il fatto che i parlamentari ubbidiscano agli ordini partitici, credo che sia abbastanza comune, in molti paesi del mondo, almeno fino a quando il governo in carica non abbia problemi. Non mi pare che sia diverso: mi sembra che succeda lo stesso, almeno fino a quando non se ne può più di una situazione ed i topi lasciano la barca, cioè votano con l’opposizione.

 

In relazione agli immigranti illegali che entrano in Italia, se da una parte comprendo gli italiani, molti dei quali reagiscono male perché hanno paura della persona diversa e perché l’Italia da secoli era paese di emigrazione e non di immigrazione, come cattolica credo nei principi di carità e di solidarietà e che non dovremmo mai lasciare di lato gli insegnamenti cristiani. Tanto meno mi piacciono i pregiudizi, per cui, molti degli immigranti, e mi riferisco all’Argentina di oggi ed agli immigranti africani, sono degli spacciatori di droga. Bisognerebbe evitare di fare di ogni erba un fascio perché ogni persona è unica ed irripetibile".

 

Fonte: (aise)

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali