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Patti chiari…, di Marco Basti

A parlarci della nascita del nuovo “Partido del Pueblo de la Libertad” in Argentina è Marco Basti nel suo editoriale pubblicato sulla Tribuna Italiana, giornale che dirige a Buenos Aires

BUENOS AIRES - "Lo scorso 2 dicembre, hanno informato le cronache di vari media argentini, è stata annunciata la costituzione di un nuovo partito: il "Partido del Pueblo de la Libertad". Sì, anche se si tratta della traduzione allo spagnolo del nome del partito del premier Berlusconi, il partito che sta per nascere sarà un partito argentino.

A presiederlo - secondo le informazioni dei citati mezzi d’informazione - sarà il senatore italiano residente in Argentina, Esteban Caselli. Suo vice sarà l’imprenditore Eugenio Sangregorio. Entrambi sono presidente e vice, rispettivamente, della sezione dell’America Meridionale del partito, questo sì italiano, del Popolo della Libertà, cioè il partito di maggioranza, al governo in Italia". A parlarci della nascita di questo nuovo partito in Argentina è oggi Marco Basti nel suo editoriale pubblicato sulla Tribuna Italiana, giornale che dirige a Buenos Aires.

"Inoltre, in due interviste a "Crítica de la Argentina" e a "Clarín" il senatore italiano residente a Buenos Aires, spiega che intende candidarsi alla presidenza dell’Argentina e che, almeno per adesso, non ha intenzioni di dimettersi da Palazzo Madama.

Al tempo che viene annunciata una campagna per la raccolta di firme per ottenere il riconoscimento di legge, è stato spiegato che il nuovo partito si propone di occupare uno spazio, oggi vuoto, dell’arco politico argentino. Viene ricordato inoltre il lavoro di Sangregorio per ottenere la legge che ha consentito agli stranieri residenti nella Provincia di Buenos Aires, di poter eleggere ed essere eletti governatore, legislatore provinciale, o sindaco delle città della Provincia. Una legge simile l’ha poi promossa perché venisse riconosciuto l’elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri residenti nella città di Buenos Aires. I due dirigenti hanno dichiarato che per dar vita al nuovo partito, tengono presenti i circa settecentomila cittadini italiani iscritti nelle anagrafi dei consolati italiani in Argentina.

L’annuncio della volontà di costituire un soggetto politico dalle citate caratteristiche - se sarà confermato - porta ad una serie di riflessioni, su almeno due aspetti della questione.

Il primo riguarda i rapporti tra i due Paesi e su questo versante sono varie le domande che ci vengono in mente. La prima riguarda il titolare del futuro Ppdl argentino. Può un senatore della Repubblica Italiana presiedere un partito argentino? Un senatore italiano, può essere iscritto a un partito che opera in un altro Paese? E può, addirittura, candidarsi alla Presidenza del Paese? Può tollerare l’Argentina che un senatore straniero, per quanto anche cittadino argentino e residente in Argentina, faccia politica attiva come esponente di un partito locale?

D’altra parte può un senatore italiano presiedere un partito in un Paese straniero? Può un parlamentare italiano - parlamentare a tutti gli effetti - candidarsi alla presidenza, il più alto incarico politico, in un altro Paese? Si dirà, a questo riguardo, che il Parlamento italiano non ha avuto inconvenienti ad accogliere come senatore, un ex alto funzionario politico di uno Stato straniero (oltre ad ambasciatore, segretario dei Culti, capo del gabinetto del ministro coordinatore a livello nazionale e inoltre segretario generale del governo della Provincia di Buenos Aires), del quale era nota, anche prima della sua elezione, l’appartenenza politica ad una delle correnti del partito di governo dell’Argentina.

Su quest’ultimo punto, c’è chi sostiene che quanti si oppongono al nostro voto, citano il caso di Caselli come intollerabile interferenza di un agente di uno Stato straniero nel Parlamento italiano e si chiedono, cosa succederebbe se anche altri esponenti di stati, magari senza i profondi tradizionali legami che uniscono l’Argentina all’Italia, fossero eletti domani al Parlamento? Un’allarme lanciata già prima che fosse approvato il voto degli italiani all’estero.

Vero è che finora siamo nel campo degli annunci e delle dichiarazioni, ma sembra lecito chiedersi, se come uomo politico, il senatore Caselli potrà avere l’equilibrio - politico - sufficiente per adempiere alle sue funzioni come parlamentare italiano e allo stesso tempo costruire un progetto politico che nelle sue intenzioni dovrebbe portarlo alla "Casa Rosada". In altre parole, sarà in grado di gestire la rappresentanza degli italiani all’estero e tutte le questioni di cui deve occuparsi un parlamentare in Italia e allo stesso tempo costruire un partito politico argentino, per fare politica in Argentina?

È vero che esistono le "Internazionali" socialista, democristiana, liberale, ecc. tra partiti dello stesso orientamento ideologico, che uniscono negli intenti i partiti fratelli dei vari Paesi. Così i democratici di sinistra italiani sono legati ai socialisti e ai radicali argentini; il peronismo fa parte dell’Internazionale democristiana e così via. Un riferimento sia di persone, sia di partiti di un altro Paese, è considerato assolutamente normale nella politica attuale.

La domanda però, è se le stesse persone possono operare politicamente in due o più paesi diversi. Vero è che viviamo l’epoca della globalizzazione, ma difficilmente gli stati nazionali saranno disposti ad ammettere, in seno alle proprie strutture politiche, persone che non abbiano una appartenenza precisa ed esclusiva - escludendo quindi altre lealtà - allo Stato in questione.

Specificamente per quanto ci riguarda come comunità italiana in Argentina, abbiamo tutto l’interesse ad evitare che confusioni o equivoci sui nostri rappresentanti possano mettere a rischio la possibilità di continuare ad esercitare il nostro diritto al voto.

I legami profondi, di ogni tipo, che uniscono l’Argentina all’Italia e viceversa, non autorizza nessuno alla confusione di ruoli politici da esercitare tra i due Stati.

Siamo una parte importante, determinante, dell’Argentina, ma non siamo tutta l’Argentina e siamo pienamente consapevoli di questa realtà. Siamo una grande risorsa per l’Italia in questo Paese, non la porta dalla quale far entrare la politica di un altro Paese nello Stivale Siamo un ponte tra i due Paesi, proprio perché non siamo - e non vogliamo esserlo - un problema, nè per l’uno, nè per l’altro.

Ci sarebbe poi da dibattere se un partito politico argentino può coinvolgere la collettività italiana, se può aspirare a ottenere i suoi voti e a rappresentarla come partito della collettività.

E qui ci colleghiamo con l’altro aspetto della questione che ha a che vedere con le associazioni. Anche gli esponenti del nuovo partito, infatti, hanno fatto riferimento all’Associazionismo come espressione della comunità, che intendono coinvolgere nel nuovo soggetto politico. Non è la prima volta che qualcuno si propone di pescare nelle acque troppo tranquille della tradizionale struttura associazionistica che sta alla base della nostra comunità. Infatti, da quando l’Associazionismo vinse a sorpresa le elezioni nell’America Meridionale, due anni fa, quasi tutti si sono premurati a dichiararsi associativi. Sia coloro che guardano verso la politica italiana, sia quanti puntano sulla politica argentina.

Ma basta dire la magica parola associazionismo per diventare paladino delle associazioni? Evidentemente no. È sufficiente manifestare che le associazioni sono state protagoniste della storia della presenza italiana in Argentina per diventare esperti della vita e delle attese degli italiani al Plata? Certamente no.

L’Associazionismo italiano in Argentina è una caratteristica della nostra comunità che poche altre possono vantare. È chiaro che costituisce il suo nocciolo duro e proprio per questo in tanti pretendono di rappresentarla. Tradizionalmente la politica dell’Associazionismo italiano in Argentina è stata proprio quella di non fare politica, specialmente politica di partito, nè in Italia, nè in Argentina. Chi pretende di coinvolgerlo nella politica, probabilmente non lo conosce o non è interessato a servirlo ma a servirsene.

Chi pretende di rappresentarci, dovrebbe ricordare un proverbio che per la collettività rispecchia la politica (in questo caso veramente una politica) in atto per continuare ad essere ponte tra l’Italia e l’Argentina: "Patti chiari, amici cari"". (aise)

 

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