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Ancora problemi nel pagamento delle pensioni in Sud America

In merito alle problematiche emerse a seguito del nuovo sistema di pagamento delle pensioni all’estero, i patronati aderenti al Ce.Pa (Acli, Inas-Cisl, Inca-Cgil e Ital-Uil) hanno raccolto forti lamentele dai concittadini

BUENOS AIRES - In merito alle problematiche emerse a seguito del nuovo sistema di pagamento delle pensioni all’estero che, a partire dal 1° maggio è stato affidato in Sud America all’Istituto Centrale Banche Popolari Italiane (Icbpi) e in Argentina affidato alla banca Itaù, i patronati aderenti al Ce.Pa (Acli, Inas-Cisl, Inca-Cgil e Ital-Uil) hanno raccolto forti lamentele dai concittadini e le loro famiglie e hanno elaborato un documento chiedendo un tempestivo ed efficace intervento da parte delle istituzioni competenti coinvolte. A comunicarlo in una nota, Josè Tucci della ITAL-UIL, Micaela Bracco dell’INAS-CISL, Pasqual Ferraro di INCA-CGIL e Luciano Embrinati delle ACLI.

"Di fronte ai tanti disagi ed ingiustizie", racconta la nota, "i Patronati si sentono fortemente responsabili della situazione creatasi e ancora vigente, ed esprimono la loro preoccupazione chiedendo un tempestivo ed efficace intervento da parte delle istituzioni competenti coinvolte: INPS, Istituto Centrale Banche Popolari Italiane (Icbpi), MAE, Min. Lavoro".

Nella nota vengono elencati i problemi principali individuati dai pensionati sui quali si richiede un intervento tempestivo: il primo riguarda le sedi della banca Itaù che "sarebbero non sufficientemente diffuse sul territorio nazionale e senza strutture confortevoli per dare un servizio adeguato alle persone anziane. Si tratta infatti di sedi molto piccole, con metrature non sufficienti per contenere il flusso delle persone, che, in alcuni casi, devono attendere sui marciapiedi, per lunghe ore, all’intemperie, in pessime condizioni climatiche. Inoltre non hanno sedie che consentano di sopportare le lunghe attese e non possiedono servizi sanitari accessibili o sono servizi improvvisati. Infine, i pagamenti vengono effettuati con lentezza presso sportelli scomodi".

Altro problema è quello legato alla distanza delle sedi dei pagamenti: numerosi pensionati sono obbligati a percorrere lunghe distanze per poter riscuotere la loro pensione. Coloro che risiedono nelle province interne devono fare, in molti casi, da 150 a 500 KM per riscuotere la loro pensione, con costi e rischi assolutamente ingiustificabili. Inoltre, ai pensionati che risiedono nei pressi di una succursale del Banco Itaù, sono state assegnate sedi più lontane.

Il terzo problema sollevato è la modalità di pagamento: "per verificare il pagamento si emettono ticket sui quali l’ammontare mensile della pensione non figura in Euro, e non ci sono nemmeno le spese di conversione. L’INPS si era impegnato ad effettuare i pagamenti in Euro. La legislazione locale, non chiara, ha creato seri inconvenienti che dovrebbero essere risolti con un’azione diplomatica o politica. Non viene inoltre utilizzato un cambio che permetta di equilibrare le commissioni che riscuote la banca. Esistono infatti disuguaglianze di criteri fra le sedi del Banco Itaù ed il Banco Patagonia, che dovrebbero essere invece unificate. Quindi, l’iter che compie la pensione dal momento in cui è depositata in Italia fino ad essere riscossa dai pensionati, non viene dettagliato. Il personale della banca poi non è idoneo per il servizio che deve prestare, vengono date informazioni contraddittorie tra di loro, sia al call center, sia allo sportello. Inoltre non sanno distinguere il numero della pensione dal codice della sede INPS che fa il pagamento e la categoria della stessa". "Coloro che riscuotono per la prima volta la pensione non vengono avvisati tempestivamente. In più i pagamenti extraprogrammatici effettuati dall’ INPS per rate maturate e non riscosse ed arretrati, e che pertanto non hanno il numero della pensione del titolare vengono restituiti all’Istituto. L’utente ed i Patronati devono effettuare interminabili richieste per poter riscuotere.

Ci sono ancora alcune persone che, da quanto è stato disposto il cambio della banca, non hanno ancora ricevuto il pagamento della loro pensione".

Altro punto è l’impossibilità di riscuotere in euro e/o in dollari: "quasi tutte le succursali del Banco Patagonia e molte del Banco Itaù affermano di non disporre di dollari e nemmeno di euro, quando sono sollecitate dai pensionati. La banca vuole dissuadere i pensionati a riscuotere in euro o in dollari. Infatti, l’impiegato allo sportello asserisce di non avere disponibilità di queste monete in piccolo taglio. Ad esempio, in una succursale della provincia di Buenos Aires ad una pensionata che doveva riscuotere 230 euro é stato proposto pagarle 500 euro, chiedendo che essa pagasse la differenza in pesos argentinos per arrivare a 500 euro. Questa situazione ha umiliato profondamente la signora, la quale non disponeva dell’importo richiesto". "In alcune succursali del Banco Itaù, i pensionati sono invitati a firmare un documento con il quale si impegnano ad accettare che la banca non si assume nessuna responsabilità nel caso in cui rilasciasse banconote false. In caso di riscossione in dollari, il pensionato deve, ogni mese, sottoscrivere una dichiarazione nella quale dichiara di non avere acquisito durante il mese in corso più di 2000 dollari dal sistema finanziario locale".

Penultima questione, la denuncia di molte persone che sostengono di "essere state soggette ad atteggiamenti intimidatori nel pagamento delle assicurazioni e nell’apertura di un conto corrente. Ad esempio la banca Itaù ha proposto il sorteggio di un viaggio in Italia per coloro che aderivano alla apertura di un conto corrente".

Infine i problemi legati alla sicurezza: "sulla porta delle Sedi della Banca Itaù viene esibito che nella sede si pagano pensioni italiane". Questo genera paura nei pensionati, che riferiscono di "ricevere telefonate nelle quali vengono chieste loro informazioni di tipo personale a nome della Banca". (aise)

 

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