You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Argentina/Uruguay Articoli Dal mondo sociale Donne lombarde nella Storia, 11
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Donne lombarde nella Storia, 11

Rita Brunetti, nata a Milano il 23 luglio 1890 da Gaetano ed Edvige Longhi, conseguì la licenza classica presso il Liceo “G.C. Beccaria” di Milano nel 1908. L’anno dopo iniziò a frequentare il corso di matematiche pure presso la Scuola normale superiore di Pisa

 

Rita Brunetti

23 giugno 1890 (Milano)

28 giugno 1942 (Pavia)

 

 

 

Famosa per

Sul piano della ricerca, ricca di oltre ottanta articoli molti dei quali scritti con la sua collaboratrice Zaira Ollano, Rita Brunetti si segnala per essere stata tra i primi in Italia a servirsi della teoria dei quanti come principio teorico esplicativo dei fenomeni di fisica nucleare e vedere una connessione tra struttura atomica della materia e quantizzazione dell’energia, in un periodo in cui la comunità dei fisici italiani in genere tendeva a conservare e difendere i quadri interpretativi della fisica sperimentale di fine ottocento.

La carriera accademica stessa di Rita Brunetti costituisce un ulteriore fatto inusuale nell’Italia della prima metà del XX secolo giacché, oltre a divenire dopo regolare concorso, professore ordinario in fisica sperimentale nel 1926, ricoprì il posto di direttore di vari istituti, prima a Cagliari e poi a Pavia, evidenziando attitudini organizzative nella gestione delle risorse umane e materiali, che si concretizzarono soprattutto nell’impegno volto a potenziare la dotazione dei laboratori di nuovi strumenti idonei a sostenere la ricerca più avanzata nel settore della fisica nucleare.

Le attività degli istituti in questione beneficiarono proprio della costante attenzione che la Brunetti rivolse ai settori di punta della fisica nucleare tanto sotto il profilo tecnico-sperimentale, ove spaziò dalla spettroscopia di emissione, allo studio della struttura della materia, ai raggi cosmici fino ai settori di confine tra fisica, biologia e medicina,  quanto sul piano della ricerca di base con lavori che ipotizzano, ancora per via classica, contemporaneamente a Edmund Clifton Stoner, la teoria poi definita «quenching del momento angolare orbitale» e che esprime i fenomeni di magnetizzazione in termini di quantità microscopiche.

 La necessità di aggiornarsi sulle ricerche internazionali più avanzate si tradussero, infatti, in diverse missioni all’estero presso i laboratori d’avanguardia dell’epoca, per prendere visione dell’organizzazione del lavoro, delle metodologie e delle apparecchiature utilizzate.

Un ulteriore aspetto che qualifica la peculiarità della ricerca della Brunetti è rappresentata dalla collaborazione ottenuta da scienziati di fama internazionale come, per fare alcuni nomi, Patrick Blanckett, Lise Meitner, Francis William Aston, Pieter Zeeman, Maurice de Broglie i quali contribuirono con fotografie originali e con clichè per le tavole del volume della Brunetti, L’atomo e le sue radiazioni, del 1932.

L’importanza del suo apporto in  fisica sperimentale quanto in quella teorica è sottolineata altresì dai riferimenti bibliografici alle sue opere da parte di ricercatori del calibro di Enrico Fermi e Arnold Sommerfeld.

Il primo, in un lungo lavoro di rassegna sul comportamento corpuscolare della luce dal titolo Argomenti pro e contro la ipotesi dei quanti di luce pubblicato nel 1926 su «Il Nuovo cimento», cita quale unico autore italiano proprio la Brunetti, per una modifica apportata ad un apparecchio destinato alla rilevazione degli spettri di raggi X nell’ambito degli esperimenti a conferma del cosiddetto effetto Compton (un fenomeno che si manifesta quanto un fotone interagisce con un elettrone, cedendogli energia e deviando dalla sua traiettoria originale, e che fornisce una definitiva conferma del concetto di fotone come quanto di energia).

Il secondo la ricordò durante il Congresso Solvay sul magnetismo tenutosi a Bruxelles nel 1930 in virtù del lavoro, Teoria del paramagnetismo per joni soggetti ad azione molecolare forte,  nel quale ella ipotizzò una influenza da parte dei campi molecolari sul comportamento paramagnetico degli ioni del gruppo del ferro.

 

Profilo biografico

Nata a Milano il 23 luglio 1890 da Gaetano ed Edvige Longhi, Rita Brunetti conseguì la licenza classica presso il Liceo “G.C. Beccaria” di Milano nel 1908. L’anno dopo iniziò a frequentare il corso di matematiche pure presso la Scuola normale superiore di Pisa grazie ad una borsa di studio. Ben presto, tuttavia, indirizzò i suoi studi verso la fisica conseguendo la laurea in tale materia nel 1913 all’Università di Pisa, ove ebbe come maestri fisici del valore di Antonio Garbasso, Augusto Raffaele Occhialini, Angelo Battelli, Antonino Lo Surdo.

Completato l’anno di specializzazione grazie all’assegnazione del premio “Lavagna” che le permise di proseguire la ricerca in campo spettroscopico avviata con la tesi di laurea, iniziò la sua carriera universitaria prima presso il Gabinetto di fisica dell’Istituto di studi superiori di Firenze diretto da Garbasso e, poi, nell’osservatorio astronomico di Arcetri dove, nel frattempo, Garbasso aveva spostato la propria attività di ricerca. Qui poté giovarsi altresì della guida di Lo Surdo il quale nel 1914, contemporaneamente a Johannes Stark, aveva scoperto il fenomeno della scissione delle righe spettrali in campo elettrico.

Quantunque la Brunetti nei suoi primi lavori si cimentasse proprio in questo settore sulla scia delle indagini di Lo Surdo, diede subito prova di sapersi muovere con abilità ed autonomia nel campo della sperimentazione osservando, per la prima volta, la comparsa di nuove righe spettrali nell’elio.

A partire dal 1917 cominciò ad occuparsi di spettroscopia X. Si trattava di indagini che se, da un lato, presero il via da una tecnica innovativa di analisi che, mediante l’uso di lamine cilindriche di salgemma, le permisero di ottenere spettri di maggiore intensità e per la quale le fu conferito il premio “Sella” dell’Accademia dei Lincei; dall’altro, anziché essere essenzialmente una raccolta di dati sperimentali come i precedenti lavori spettroscopici, piegarono, seppure con una iniziale cautela, nel senso di una interpretazione dell’emissione atomica dei raggi X sulla base del modello quantistico.

A riprova della sua capacità di lavorare fin da giovanissima nei settori di avanguardia, con l’entrata in guerra dell’Italia le venne affidata la direzione temporanea dell’istituto di Arcetri.

Nel 1923 conseguì la libera docenza in fisica sperimentale. Risalgono a questo periodo, per un verso, le sue indagini sulla spettroscopia d’emissione concernenti le relazioni fra le varie componenti della riga spettrale verde del mercurio e gli isotopi di tale elemento nonché sulla inversione della riga azzurra del mercurio; per l’altro, sulla spettroscopia interferenziale.

Negli anni compresi fra il 1924 e il 1926 iniziò pure una ricerca volta ad individuare l’elemento a numero atomico 61, la cui esistenza era all’epoca prevista solo sulla base della tabella di Mendeleev, in virtù della quale acquisì una notevole famigliarità ed esperienza con le caratteristiche delle terre rare, ossia quegli elementi che hanno numero atomico compreso tra 57 e 71 e che presentano proprietà ottiche e magnetiche di grande interesse anche pratico.

 

Risale al 1926 pure il primo di un gruppo di lavori sulle applicazioni in ambito medico-biologico della fisica nucleare dal titolo Sull’azione biologica delle radiazioni dure.

Si delinearono così alcuni dei suoi futuri indirizzi di ricerca che caratterizzarono tanto il biennio trascorso a Ferrara (1926-1928) quale titolare della cattedra di fisica sperimentale, quanto il breve periodo in cui, per far fronte alla carenza delle attrezzature trasferì la ricerca sperimentale presso l’Istituto di fisica dell’Università di Bologna diretto da Quirino Majorana, dove fu incaricata anche di fisica superiore. Il soggiorno bolognese, quantunque breve, venne coronato nel 1927 con la nomina a socio corrispondente della locale Accademia delle scienze.

Con queste ed altre credenziali, nel 1928 ottenne il trasferimento da Ferrara a Cagliari ove proseguì le ricerche precedenti e ne avviò di nuove affrontando il tema del policroismo cristallino in collaborazione con Zaira Ollano.

L’interesse per le proprietà ottiche degli ioni di terre rare in soluzioni – coltivato per l’appunto nel periodo cagliaritano (1928-1936) – era giustificato dal fatto che all’epoca mancava ancora una classificazione spettroscopica precisa di questi elementi. Sotto questo profilo, la Brunetti cominciò ad osservarne lo spettro di assorbimento in vari stati termici e di aggregazione, individuando nella «presenza di un campo intramolecolare […] di natura elettrica» la causa della struttura dello spettro in questione. L’ipotesi le apparve subito particolarmente feconda giacché in ultima analisi apriva la strada a una possibile verifica sperimentale della legge di Pierre Curie, secondo la quale la suscettività di un corpo paramagnetico può variare al variare della temperatura.

Le ricerche sulle terre rare così come gli studi sul paramagnetismo degli ioni degli elementi dei gruppi di transizione della tavola periodica rappresentarono una novità, almeno per il panorama italiano, nell’ambito della fisica dello stato solido e furono particolarmente apprezzate all’estero. Che fossero effettivamente ricerche di punta lo dimostra il concomitante interesse per questi studi dell’inglese Edmund Clifton Stoner e del francese Jean Marie Becquerel. Proprio con quest’ultimo, la Brunetti intrecciò una garbata polemica per questioni di priorità sia per quanto riguardava i risultati sperimentali sia dal punto di vista dell’interpretazione teorica. Fu però Stoner ad essere indicato nella successiva letteratura come il precursore della teoria del magnetismo di John van Vleck, futuro premio Nobel nel 1977; mentre lo scritto Teoria del paramagnetismo per joni soggetti ad azione molecolare forte del 1929, in cui Rita giungeva pur con le debite differenze alle stesse conclusioni di Storer, non trovò riscontro presso la comunità scientifica internazionale.  

Di notevole interesse è pure l’attività di alta divulgazione scientifica che testimonia lo sforzo della ricercatrice di delineare un quadro delle innovazioni introdotte dalla meccanica quantistica attraverso iniziative editoriali mirate che si concretizzarono, nel 1932, con la pubblicazione di L’atomo e le sue radiazioni e, nel 1936, di Onde e corpuscoli. 

A questa data aveva lasciato la direzione dell’Istituto di Cagliari per assumere quella dell’Istituto di fisica “Alessandro Volta” di Pavia coadiuvata dalla fidata Ollano che l’aveva seguita. Nel frattempo aveva ottenuto altri significativi riconoscimenti istituzionali con la nomina a membro del Comitato di fisica del Consiglio nazionale delle ricerche nel 1934. Da questo momento e fino al 1940 il Comitato riserverà un’attenzione particolare alle ricerche sulla radioattività della Brunetti, riservandole un finanziamento di circa 50.000 lire.  Intanto, nel 1938 era divenuta socio corrispondente dell’Istituto lombardo di scienze lettere e arti.

Risalgono altresì a questi anni i suoi viaggi di studio all’estero, prima preso L’institut du Radium e quello privato di De Broglie a Parigi, il Cavendish Laboratory di Cambridge e, in seguito, in Germania dove visiterà l’Institut für Medizinische Forchung di Heidelberg e l’Institut für Physikalische Grundlagen der Medizin a conferma della necessità di una collaborazione sempre più stretta tra le discipline mediche, biologiche e fisiche.

Questo tema, insieme agli studi sui raggi cosmici, ambito in cui la Brunetti, servendosi della tecnica d'avanguardia delle emulsioni, particolarmente adatta per rilevare le tracce delle particelle veloci, studiò il mesone, caratterizzarono gli ultimi anni della sua attività scientifica. Morì a Pavia il 28 giugno 1942.

 

Cosa dicono di lei

«Forse la morte dalla quale la Brunetti si sentiva minacciata, sebbene l’apparenza fosse di notevole robustezza ed energia, La colpì in un momento nel quale, sistemato ormai secondo le Sue aspirazioni l’Istituto di Fisica, sarebbe ritornata con maggiore alacrità alle Sue ricerche e certamente molto avremmo ancora potuto attendere dal Suo ingegno e dalla Sua attività, che come si vede dai lavori citati, Essa ebbe il merito non comune di avere sempre rivolti ad argomenti del massimo interesse scientifico».

(A. Amerio, Rita Brunetti, «Reale Istituto lombardo di scienze e lettere. Rendiconti. Parte generale e atti ufficiali», s. 3, LXXV, 1942, p. 157).

 

Alcuni Scritti

Il fenomeno Stark-Lo Surdo nell’elio, «Rendiconti della reale Accademia dei Lincei, Classe di scienze fisiche matematiche e naturali», s. V, vol. XXIV, 1915, pp. 719-723.

Il campo magnetico e lo spettro ad alta frequenza degli elementi, «Nuovo cimento», s. VI, vol. XVI, 1918, pp. 5-18.

La legge di eccitazione dei raggi X caratteristici primari, «Nuovo cimento», s. VI, vol. XVII, 1919, pp. 266-284.

Sulla isotopia degli elementi, «Nuovo cimento», s. VI, vol. XXII, 1921, pp. 5-42.

Il nucleo atomico, «Nuovo cimento», s. VI, vol. XXII, 1921, pp. 216-245.

L’effetto Compton, «Nuovo cimento», nuova serie, anno III, 1-2, 1926, pp. I-XI.

 

Di Sandra Linguerri

 

Fonte:

scienzaa2voci.unibo.it

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali