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Tribuna Italiana (Argentina)/ Il ricordo di Susanna Agnelli

Una dama dell’alta società che sapeva ascoltare e parlare a tutti, così la descrive nel suo articolo Dante Ruscica nell’ultimo numero della Tribuna Italiana, settimanale in lingua italiana edito in Argentina

BUENOS AIRES - "Personalità di grande prestigio, largamente conosciuta anche in Argentina, la notizia della morte di Susanna Agnelli ha avuto in questi giorni fra noi ampia ripercussione - come s'è visto anche dai giornali argentini - e ha suscitato vasto compianto in quanti, qui a Buenos Aires, ne ricordano l'attiva presenza in tantissime occasioni". Si apre così l'articolo di Dante Ruscica che, dalle pagine dell'ultimo numero della Tribuna Italiana, settimanale in lingua italiana edito in Argentina, ricorda Susanna Agnelli scomparsa il 16 maggio scorso a Roma, dove era ricoverata presso il policlinico Gemelli.

"La signora Susanna Agnelli, madre del presidente della FIAT locale, Cristiano Rattazzi, aveva trascorso in Argentina diversi anni e qui erano nati alcuni dei suoi figli. A questo Paese era profondamente legata, quindi, da tanti vincoli affettivi, avendo figli e nipoti argentini. E visitava spesso l'Argentina, manifestando sempre interesse per le vicende locali che seguiva con attenzione. Tra i suoi numerosi viaggi al Plata, si ricordano le diverse missioni da lei compiute come ministro degli Esteri e, prima, come sottosegretario dello stesso ministero. Accompagnò il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, nella sua visita ufficiale, come aveva fatto nell'83 con il presidente del Consiglio Craxi e più volte con l'on. Andreotti. In tali occasioni non trascurò mai attivi contatti con il mondo dell'emigrazione, nell'ambito della comunità italiana, nonostante la fitta agenda di incontri e impegni con autorità argentine (Alfonsin, Menem, Angeloz e tanti altri politici locali furono di volta in volta suoi interlocutori).

Conosceva bene tale mondo, ricordava i tempi della sua residenza qui, "quando anche lei era stata della collettività" e s'interessava con vivace partecipazione, con suggerimenti, proposte, risposte, ma soprattutto ascoltando la gente e seguendone richieste ed aspettative.

Si ricordano incontri nell'Istituto Italiano di Cultura, riunioni all'Unione e Benevolenza con dichiarazioni, dibattiti, reclami e richieste che gli interlocutori del mondo dell'emigrazione avanzavano a volte con il velato timore che la "Signora Agnelli" potesse non saperne niente e si trovavano poi sorpresi e, ovviamente, compiaciuti della puntualità e immediatezza delle sue risposte. Il suo discorso, le impostazioni, le parole usate rivelavano sempre l'aulica appartenenza al mondo sociale e culturale dal quale proveniva, quel mondo descritto a piene mani nel libro "Vestivamo alla marinara" e certo senza alcun riscontro nel mondo della gente emigrata. Ma era proprio la sua sensibilità culturale ad ampio raggio che le facilitava il contatto e il dialogo in queste occasioni.

Il suo libro su Garibaldi "Ricordati di Gualeguaychú", per esempio, fu sovente spunto di conversazione e di intercambio in tante riunioni, come lo era la sua particolare conoscenza dei temi risorgimentali.

Nel suo profilo di dama dell'alta società e di intellettuale e scrittrice dai molteplici interessi, si mescolava anche una particolare sensibilità da esponente politico non solo responsabile di elevate funzioni, ma da dirigente non lontano dai temi più spiccioli che riguardavano e interessavano alla gente con cui veniva a contatto. Ricordava di essere stata sindaco e di essersi occupata, pertanto, anche di piccola gestione comunale, anche se era ben nota la "rivoluzione" che la sua gestione municipale aveva significato sotto determinati profili.

Una volta alla "Unione e Benevolenza", storica associazione italiana di Buenos Aires, considerata tempio di memorie risorgimentali proprie della prima emigrazione, fece una citazione che la diceva lunga sulle sue conoscenze anche in tema di psicologia della gente emigrata. Parlava a un uditorio di antichi residenti e concluse con un "pensiero mazziniano", sicuramente non conosciuto da molti, preso dai "Doveri dell'Uomo", e che non poteva avere migliore destinazione, data la platea di persone dalla vita dominata da sentimenti legati, da un lato, alla cosiddetta "patria d'origine" e, dall'altro, alla realtà quotidiana del nuovo Paese. Mazzini, disse Susanna Agnelli, vi raccomanderebbe questo: "la famiglia che procede da voi, non vi faccia mai dimenticare quella dalla quale procedete", celebrando cosí d'un colpo solo la propria cultura, Mazzini compreso, e scuotendo l'uditorio che mostrò con grandi applausi d'esserne stato intimamente toccato". (aise)  

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