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Non ne abbiamo bisogno, di Marco Basti

Nella Tribuna Italiana le riflessioni di Marco Basti sulle ripercussioni che la politica del Bel Paese ha sulla comunità italiana in Argentina

BUENOS AIRES - "In qualche altra occasione, negli ultimi mesi, abbiamo parlato della crescente politicizzazione della comunità italiana in Argentina. Dopo la vittoria dell’Associazionismo nelle elezioni del 2006, che la politica italiana non aveva previsto, i partiti politici italiani, specialmente quelli dell’attuale maggioranza che allora si erano sentiti maggiormente danneggiati dai risultati delle elezioni all’estero, si sono impegnati in una intensa offensiva, per le elezioni anticipate dello scorso aprile, per cercare di ottenere un altro risultato in esse.

Il risultato è stato ottenuto, ma, purtroppo, sono stati incorporati alcuni modi e situazioni della politica ai quali la nostra collettività non era abituata, come l’attacco di teppisti contro il teatro dove si è svolta la manifestazione di chiusura di campagna dell’AISA, o l’uso della festa nazionale del 2 giugno per annunciare la nomina di dirigenti del partito di governo". Partono da qui le riflessioni sulle ripercussioni che la politica del Bel Paese ha sulla comunità italiana in Argentina, che Marco Basti, direttore della Tribuna Italiana, quotidiano in lingua italiana edito a Buenos Aires, affida al suo editoriale di oggi.

"Qualche giorno fa, si è verificato un nuovo episodio che, in apparenza sembra molto grave, con denunce di minacce e comunicati di condanna. Protagonisti due giornalisti o comunicatori, entrambi della stessa area politica, una volta vicini a Mirko Tremaglia, oggi allontanati, entrambi, dall’ex ministro.

Al di là del senso minaccioso di quanto pronunciato dai microfoni di una radio, da uno di essi - abituato tra l’altro alle sparate verbali più inconsistenti e ingiuriose - e della reazione dell’altro, ingigantendo il senso di una minaccia alla quale probabilmente crede poco, c’è il fatto che la nostra comunità è messa al centro dell’attenzione per una disputa mediatica alla quale non è abituata e della quale certamente non ha bisogno.

Probabilmente è da sempliciotti pretendere una politica pulita o sognare che la collettività resti immune dal contagio dei suoi vizi. La politica in seno alla collettività prima della politicizzazione non era tutta all’acqua di rose, ma il livello del confronto, rimaneva comunque entro certi limiti molto precisi, come per esempio, non arrecare danno all’immagine dell’Italia o non portare lo scontro al di fuori dei nostri ambiti - associazioni, circoli, patronati - in quegli del Paese che ospita migliaia di italiani, che è la patria dei loro figli e nipoti. Quei limiti ormai sono stati travalicati e non certamente da chi rappresenta le Associazioni o ha sempre operato in seno alla collettività.

Comunque bisogna fare uno sforzo per mantenere l’attività di partito e la dialettica politica entro certi limiti, per evitare di danneggiare tutta la collettività.

E in questo senso gli operatori dell’informazione abbiamo una grande responsabilità, per cui sarebbe bene che chi vuole informare la nostra comunità, sia consapevole delle responsabilità che si assume nei suoi confronti.

Polemiche, litigi e registrazioni sono il pane quotidiano dell’informazione in Italia. Fanno parte della realtà politica del Bel Paese, che in questo, molto bello non è. Ma noi, comunità italiana in Argentina, possiamo fare a meno di tali reality show. Di quella politica urlata e di colpi bassi, proprio non ne sentiamo il bisogno". (aise)

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Editoriale

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