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Triennale Design Museum di Milano

Attraverso un allestimento multimediale, la mostra, promossa nell’ambito del progetto MINI & Triennale CreativeSet, esplora per la prima volta in modo sistematico la dimensione sonora degli oggetti e il ruolo esclusivo dei suoni nell’identificazione di prodotti e marche

Milano: Con la mostra “Oggetti sonori. La dimensione invisibile del design”, a cura di Marco Ferreri e Patrizia Scarzella, si è aperto il 18 aprile scorso il ciclo di esposizioni nello spazio del CreativeSet del Triennale Design Museum di Milano.

 

Attraverso un allestimento multimediale, la mostra, promossa nell’ambito del progetto MINI & Triennale CreativeSet, esplora per la prima volta in modo sistematico la dimensione sonora degli oggetti e il ruolo esclusivo dei suoni nell’identificazione di prodotti e marche. L’obiettivo dell’esposizione, in programma sino al 17 maggio, è il riconoscimento dell’importanza del design del suono nel progetto degli oggetti della quotidianità.

 

Il design interviene sul suono dei prodotti facendolo diventare elemento fondante del progetto e della sua identità attraverso quattro tipologie acustiche. Così la mostra passa in rassegna diverse tipologie di suoni: da quello intrinseco alla natura degli oggetti, come forbici o accendini, al suono inventato, come quello degli strumenti elettronici o la voce dei navigatori satellitari delle auto, dal suono che esplicita il funzionamento dell’oggetto, come il “tic tac” dell’orologio o il “click” della macchina fotografica, a quello di attenzione e interazione, come la sveglia o il fischio del bollitore.

 

Il suono che gli oggetti della quotidianità producono costituisce quella che può essere definita “la dimensione invisibile del design”, elemento che è sempre più parte integrante della progettazione, contribuendo a modificarne le modalità.

Il valore della sonorità è stato ridefinito e quelli che potevano essere considerati semplici “rumori” prodotti dagli oggetti sono stati rivalutati, conferendo ad essi la dignità di “suoni”.

 

Nella progettazione, da un lato, si assiste alla creazione di una identità sonora ex novo per oggetti tecnologici di moderna concezione (come per esempio i jingle di accensione di computer e cellulari), dall’altro vengono assegnati vecchi suoni a oggetti che sono l’evoluzione digitale di tecnologie predigitali (come il “click” prodotto dalle macchine digitali, oppure il “drin” emesso dai telefoni cellulari).

 

La mostra, accompagnata dal catalogo Electa, vuole essere l’inizio di una mappatura più ampia e articolata dei diversi approcci e visioni progettuali del suono, allargando la ricerca a un pubblico più vasto e avvalendosi del contributo di tutti coloro che stanno lavorando intorno a questo tema, rendendola così una mostra aperta, un work in progress in continuo divenire.

Fonte: (aise)  

 

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