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Il rischio paese argentino sale alle nuvole

Cos’è il rischio paese? Bella domanda da fare. Ecco la risposta più diffusa: è il rischio d’insolvenza degli enti pubblici e privati legato all’area geografica di provenienza e indipendente della loro volontà.

di Giorgio Garrappa Albani


In quest’ultima settimana del 2018, il rischio del paese sudamericano è saltato agli 822 punti basici.

Ormai, dopo il Venezuela e Zambia c’è l’Argentina sul podio. Davanti al Libano. Incredibile ma purtroppo vero.

Il calcolo del rischio paese dell’Argentina secondo l’indice EMBI della JP MORGAN, contiene circa un 50% di titoli pubblici di lungo termine, che scadono dal 2028 in avanti, ed altro 50% di titoli di medio termine, che scadono dal 2021 al 2026. L’indice non tiene conto titoli di corto termine, 2019, che sono quelli che oggi hanno meno rendimento per essere sotto l’ombrello del FMI, e dove lo spread è di 200 punti basici in riguardo ai Bond del Tesoro.

Cosa misura la JP Morgan, a parte il rischio economico, operativo ed i rapporti commerciali dell’Argentina?

Come mai in questo preciso momento in cui, l’inflazione -benché troppo alta- è calata quasi alla metà del mese precedente, il dollaro si mantiene entro la banda fluttuante da un bel po’, le riserve della banca centrale sono cresciute, la raccolta del grano quest’anno può essere record, ecc. ecc., sale alle nuvole il rischio paese?

La risposta è semplice a mio parere: quello che rende pericolosa l’Argentina non è proprio la crisi economica ma il rischio politico. Il rischio più temuto, quello di tornare indietro.

Quest’a è il vaso di Pandora che potrebbe aprirsi nelle prossime elezioni dell’ottobre 2019.

Se Macri riuscisse ad essere rieletto, sarebbe una cosa; invece se vincesse una proposta populista -come quella di Cristina Kirchner- il destino del paese potrebbe essere assolutamente diverso.

Ciò tiene in bilico i mercati internazionali nei confronti dell’Argentina di oggi come pure di domani.

 

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