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Intervista a Maria Mazza nuovo Direttore dell’IIC di Buenos Aires

Nell’intervista che ha concesso alla "Tribuna italiana" – settimanale diretto a Buenos Aires da Marco Basti – la nuova direttrice ha parlato di questa sfida da affrontare in un periodo di bilanci magri, dell’obiettivo di parlare ad una platea di pubblico ampia e diversificata in una città molto internazionale come è la capitale argentina
Intervista a Maria Mazza nuovo Direttore dell’IIC di Buenos Aires

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Per gli italiani, Buenos Aires è un mito e per me è una grande sfida. Sono impressionata dalla vivacità culturale, dalla grande offerta, dall’internazionalità che qui si respira”. Di Marco Basti

Lo sostiene Maria Mazza, nuovo Direttore dell’Istituto Italiano de Cultura di Buenos Aires, arrivata nella capitale argentina l’ultima settimana di luglio". e dell’intenzione di essere vicina anche alla collettività e alle sue associazioni, sia perché sono parte importante di questa società e di questo paese, sia per meglio utilizzare le risorse a disposizione della diffusione della cultura italiana.

D. È la prima volta che viene a Buenos Aires? Com’è che è stata destinata all’IIC di Buenos Aires?

R. Non conoscevo l’Argentina. È per me un’esperienza nuova, eccezionale. Ma si tratta di una scelta voluta. Possiamo fare un elenco delle nostre preferenze per chiedere dove essere destinati e Buenos Aires era al primo posto tra le città che avevo scelto. Per gli italiani è praticamente un mito. Di questa città tutti mi hanno detto che vivremo delle esperienze che saranno indimenticabili. Per cui anche per questa fama abbiamo deciso di metterla prima nell’elenco delle nostre preferenze.

D. Si tratta di una sfida importante per lei?

R. Sì. Diciamo che sono impressionata dalla grande offerta culturale, dalla vivacità culturale di questa città, dall’internazionalità che si respira a Buenos Aires, dai nomi internazionali che si leggono sui manifesti per le strade, nei musei, nei teatri. Anche nel nostro Coliseo abbiamo quasi tutti i giorni nuove proposte. Insomma, l’offerta culturale importante della città per noi è una sfida grande. Speriamo di vincerla. Le nostre intenzioni sono di lavorare tutti insieme con l’ambasciata e il Consolato e di potenziare la nostra proiezione verso l’esterno nelle istituzioni culturali della città e anche dell’interno del Paese, che è tanto grande, ma nel quale vogliamo comunque far sentire la nostra presenza. Cercheremo di fare un discorso di qualità, di portare dei nomi importanti, degli eventi importanti che rappresentano l’Italia d’oggi.

Napoletana (ma da vent’anni vive lontana dal capoluogo partenopeo), sposata, un figlio, la carriera l’ha portata a Skopje, responsabile del lettorato d’italiano all’università locale. Vinto il concorso al Mae come addetto culturale, è stata ad Amburgo e a Belgrado, in Serbia, nei rispettivi Istituti Italiani di Cultura. Tanti anni nei Balcani, dove ha conosciuto il marito e dove ha anche dei parenti.

Due lauree all’Università degli Studi L’orientale di Napoli, in Lingue e letterature straniere moderne e in Lettere moderne e un master postuniversitario telematico di durata biennale, all’Università Cà Foscari, Venezia, in Didattica e promozione della lingua e cultura italiane a stranieri, la Mazza vanta nel suo curriculum, anche grazie al diploma Superiore in canto lirico conseguito presso il Conservatorio di musica di Salerno, una carriera ventennale, prima di iniziare l’esperienza all’estero, svolta in campo artistico-musicale in qualità di cantante lirica e di attrice, avendo partecipato a spettacoli di alto livello artistico, lavorando con maestri quali Riccardo muti, Roberto de Simone, René Clemencic, Francesco Caracciolo, Daniel oren, Gabor oetvos, etc. Ha preso parte a numerosi festival di musica classica e a rassegne teatrali in Italia e all'estero (Belgio, Svizzera, Germania, Giappone, Francia, etc.); ha inciso diversi CD in formazioni sia corali sia solistiche, specializzandosi nel repertorio barocco.

D. Ognuno dei suoi predecessori ha dato la sua impronta al periodo trascorso a Buenos Aires. Campa, con i suoi studi su Borges, Bispuri con la promozione del cinema e così via. Lei quale impronta darà alla sua missione?

R. Di formazione sono anche musicista, ho studiato al conservatorio anche canto lirico, quindi sono molto legata al mondo della lirica e negli istituti in cui ho operato ho visto che alla fine ho anche dato una impronta musicale alla mia missione. Qui, tra l’altro, c’è anche il collega Marco Marica, nostro addetto culturale, che è anche critico musicale, e quindi c’è anche questa predilezione per la musica. Però io penso che daremo uno spettro completo della cultura, penso che non ci si può limitare a un ambito, che bisogna lavorare per parlare a più persone, per comunicare agli italiani ma anche agli argentini e anche agli stranieri che sono qui, su diversi piani.

D. Ha già un programma preparato?

R. Abbiamo un programma per settembre-ottobre, alcune conferenze e concerti, professori di nome, che verranno dall’Italia. Vogliamo coltivare in particolare il rapporto con le università perché qui c’è un mondo universitario che è enorme e per questo ci fa piacere inserirci ancora di più nel discorso universitario. Vorremmo portare qui mostre di un certo rilievo, importanti, insieme con l’ambasciata, l’Istituto da solo non può fare questo grandi eventi. L’intenzione è di collaborare e di fare sistema, questa è la parola chiave in Italia. L’Europa in questo momento vive un momento difficile come sappiamo. Lavoriamo tutti con le risorse minime però, pure questo contesto economico difficile può essere una risorsa dev’essere una risorsa forse ancora di più. Il mondo culturale è una nostra grande risorsa. Certo l’economia è importante per portare una mostra, ci vuole l’appoggio delle ditte e in questo senso l’intervento dell’ambasciata aiuta molto per ottenere il sostegno a questi grossi progetti. Però è importante anche dialogare con le persone, perché alla fine - è la mia esperienza di direttore dell’IIC - quel che resta è il rapporto con la gente. Quando si fa un evento, alla fine bisogna parlare con la gente, sentire che cosa hanno da dirci, capire che impressione hanno avuto. Anche il piano del contatto proprio umano con le persone che frequentano e che frequenteranno l’Istituto per me è importate. Quindi agire a più livelli, e nei vari settori della cultura: la musica, la storia dell’arte, il cinema e cosí via. Quindi il cinema sarà importante, anche conferenze con professori dall’Italia e un ambito su cui dobbiamo puntare nei prossimi anni è quello dei corsi di lingua. abbiamo il nostro quinto piano del Palazzo Italia, che adesso è tutto nuovo e rinnovato. Negli ultimi anni c’è stata una pausa, perché intenzionalmente si è voluto dare la possibilità all’Istituto di mettere a posto gli spazi per ripartire con i corsi di lingua, che partiranno il 21 agosto. Anche perché la lingua e la cultura vanno insieme. Non si può insegnare la lingua senza sostenerla con la cultura e in questo senso il nostro Istituto rispetto ad altre scuole di lingua fa proprio questo, sostiene la lingua con la cultura e viceversa.

D. In Argentina ci sono i Comitati della Dante, la Dante di Buenos Aires è nota per la sua importanza, per il numero di alunni. Quali saranno i rapporti con queste realtà?

R. Sono qui da dieci giorni per cui ancora non ho potuto proiettarmi verso l’esterno e incontrare i nostri referenti, ma la mia intenzione è di instaurare un rapporto di collaborazione positivo con la Dante, con le nostre associazioni. aprire le nostre porte, mettendo anche a disposizione i nostri locali, la nostra sala Benedetto Croce, qualsiasi cosa che serva ad aprire e a comunicare, a portare le persone da noi e anche noi a spostarci fuori. Sicuramente dovremo potenziare la comunicazione con le persone.

D. In una città con una così intensa vita culturale come farete per inserirvi nell’offerta culturale?

R. Naturalmente parleremo alla nostra comunità, anche per favorire il risveglio delle proprie origini e poi ci interessa continuare e approfondire il rapporto con gli argentini, con tutta la società argentina e anche con gli stranieri che passano per questa città.

D. Ha già un programma di eventi qualche annuncio da fare?

R. Sono qui da pochi giorni abbiamo già messo a punto un programma di massima da qui alla fine dell’anno, ma quello che ho capito è che bisogna inserirsi nell’agenda culturale che propone, che vive la città. Anche l’ambasciata sta preparando appuntamenti importanti per la primavera di Buenos Aires, però l’idea che abbiamo è di attenzione per quello che accade qua, per inserirci nei suoi momenti, nei suoi eventi. Riceviamo ogni giorno molte proposte in loco e tutto quello che possiamo fare lo faremo. Tra le cose che abbiamo già deciso c’è la ripresa della pubblicazione del programma cartaceo, importante per integrare come abbiamo detto, il rapporto con il pubblico, per consegnare il nostro programma per i prossimi due mesi, nelle mani delle persone che ci vengono a visitare. Quindi fra poco uscirà quello di settembre e ottobre. Intanto prepareremo quello dei mesi successivi, pur proseguendo la nostra comunicazione attraverso i mezzi della comunicazione moderna – mailing list, facebook, ecc – ma ci tengo molto a dare la nostra idea di quel che pensiamo di fare.

D. Parlavamo di fare sistema. In questi giorni ci sono a Buenos Aires la mostra delle Marche, il Maggio musicale fiorentino, poi Riccardo Muti, ma in queste cose l’IIC non ha partecipato...

R. In queste cose che abbiamo citato no, ma dai colloqui che abbiamo avuto con l’ambasciatore, e anche col Console generale, interessa a noi tutti fare dei progetti per presentarci insieme, quindi il Consolato con la comunità, l’IIC con quel che rappresenta per la cultura, l’ambasciata con la sua autorevolezza. Quindi nel prossimo futuro ci presenteremo insieme, soprattutto per i progetti importanti. Ci sono grossi progetti e piccoli progetti. Per me sono importanti anche i piccoli, perché credo che è li che poi si coltivano le amicizie, coi quali l’Italia dialoga ad un livello – tra virgolette – più basso, ma per me molto importante, appunto perché è dove si conquistano le amicizie verso il nostro paese e la nostra cultura. Le risorse economiche vanno di anno in anno diminuendo. Quel che ci chiede il ministero degli Esteri è di fare di più con meno. Questo è diventato il nostro moto: fare di più con meno. Perché anche se ci sono meno risorse economiche dobbiamo con la nostra fantasia, con la nostre relazioni con gli ambienti in loco, cercare in qualche modo di portare avanti dei risultati. Io ho visto che qui abbiamo una importantissima biblioteca che no è, secondo me, utilizzata al massimo, ma potremmo utilizzare delle risorse umane che vengono dall’Italia, per periodo limitati, per metterla più in ordine, ri-catalogare i libri, ecc.

D. Qual è il suo messaggio per la comunità italiana?

R. È un messaggio di apertura come vuole anche l’ambasciata. Che possiamo fare insieme delle cose, degli eventi, mettere a disposizione i nostri mezzi, aprire le nostre porte, condividendo le risorse che abbiamo, utilizzare i fattori di radicamento che le associazioni hanno nell’area per il servizio anche a loro".

Fonte: Tribuna Italiana- aise

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Editoriale

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