You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Argentina/Uruguay Articoli Dal mondo istituzionale e delle associazioni La banca italiana a Rafaela e dintorni
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

La banca italiana a Rafaela e dintorni

Un interessante excursus sulle istituzioni bancarie nel XIX nella Repubblica Argentina

Nel XIX secolo lo scambio di valuta, nella maggior parte della Repubblica Argentina, si faceva in apposite case che vendevano dei valori in oro, banconote o titoli dello stato italiano.

A parte questo, provvedevano altri servizi agli emigrati come le lettere che accompagnavano la spedizione, il pagamento dell’assicurazione postale o la ricevuta di ritorno.

Il montaggio della struttura bancaria, nell’hinterland agricolo, era fortemente legato al processo ciclico dell’economia nazionale.

Gli impegni del Banco di Londra per aprire una filiale a Rafaela (Santa Fe), “per attirare il grande negozio delle rimesse generate dalla suddetta località”, furono abbandonate dopo la superazione della crisi del 1890.

Non fu mai aperta una filiale di questa banca a Rafaela.

Paesi agricoli piccoli (anche se in maggior numero nell’ambito della provincia di Santa Fe) rimassero per molto tempo fuori dai circuiti bancari pubblici.

Ciò fece che il circuito delle rimesse sia orientato, in tutto lo spazio agricolo pampeano, tramite meccanismi misti, cioè articolando i servizi del commercio con il sistema bancario.

Certo è che questi due meccanismi facevano parte dello stesso sistema strutturale integrato del movimento delle rimesse all’estero.

Contadini, artigiani e operai italiani, che risiedevano in paesi agricoli, facevano parte della clientela di una rete di commerci di campagna che si collegava capillarmente con la sfera bancaria tramite meccanismi formali e pratiche informali che includevano servizi e retribuzioni speciali.

Un gruppo di banche commerciali cresce con l’espansione agricola del 1880, accompagnando l’ampliamento dell’attività commerciale, l’emergente produzione agricola e l’affluenza dei capitali esterni.

A quell’epoca, Rosario (assieme a Buenos Aires) rappresenta il maggior centro di concentramento finanziario dell’interno del Paese.

Questa seconda linea di entità finanziarie ebbe nella banca étnica e di colonizzazione agricola, la maggiore notorietà.

Ecco perchè, imprenditori di Rosario e di tutta la provincia di Santa Fe, fondarono enti come il Banco Constructor Santafecino (1888), il Banco de Crédito Territorial Santafecino (1884), il Banco Territorial Agrícola y Comercial (1886) formato da commercianti del dipartimento Las Colonias (con sede a Rafaela) e il Banco Comercial de Las Colonias (1888), a Esperanza.

Quest’ultimo fu l’unico superstite della crisi del 1890 con cui, il Banco de Italia y Río de la Plata di Buenos Aires, firmo degli accordi per la compra e rimesse di valori degli italiani residenti, per lo più piemontesi e lombardi.

L’impatto della crisi finanziaria della principale banca italiana in Argentina si fece sentire al di la del momento critico dell’istituzione bancaria, specie nel Banco de Italia durante il primo lustro della decade del 1890.

Gli effetti, comunque, ebbero derivazioni a lungo termine se si pensa alle strategie di espansione geografica perseguitate dal Banco de Italia fino alla prima decade del novecento, in modo particolare nella provincia di Santa Fe.

Dopodiché l’entità comincerà ad allargare la sua struttura alla provincia di Entre Ríos (1902) e poco dopo a Bahía Blanca, provincia di Buenos Aires.

Siccome il peso e il numero delle rimesse spedite dagli italiani in Argentina -specie dagli spazi agrari di Santa Fe- era altissimo, il Banco disporre l’apertura di una filiale presso l’importante piazzaforte di Rafaela, nel 1922.

La colonizzazione privata e pubblica dal 1860 fino al 1890 fu accompagnata dalla crescita di una sfera mercantile molto attenta alla richiesta dei nuovi attori della campagna.

I “Pioneer” del commercio, erano nucleati intorno ai grandi magazzini. In testa, i fondatori più saldi dell'hinterland agricolo di Santa Fe e del sud di Córdoba: Ripamonti o Vionnet, Fontanarrosa y Sauberan, con un’ingegnosa architettura mercantile spingevano fortemente per accrescere la scala e dimensione del negozio d’intermediazione agricola pampeana.

Per lo più queste case di commercio facevano parte del circuito del credito e dei beni con base nel grande commercio e la banca di Rosario e Buenos Aires.

L’articolazione tra la banca e il commercio rurale non solo persiste nel tempo ma cresce spazialmente assieme alla geografia granaria.

La saldezza del meccanismo lasciava pochi dubbi sulla convenienza di contare con una rete di agenti e corrispondenti che coprivano tutto l’hinterland agricolo.

Quando il Banco de Italia decide associarsi -con il governo italiano- per l’invio dei risparmi degli emigrati, formalizza degli accordi di corrispondenza con tre case commerciali dello spazio pampeano: Ripamonti & Botturi (San Francisco), Vaccari & Balbiani (Rufino) e Del Canto & Antola (Santa Fe e San Justo).

I compromessi con il grande commercio della campagna rende più salde ancora quelle ditte commerciali e finanziarie nei loro rispettivi spazi.

Il commercio di San Francisco, ad esempio, faceva parte del gruppo Faustino Ripamonti Ltda. (fratello del commerciante lombardo di Esperanza) cui casa centrale aveva la sede Rafaela.

Ecco perche nella prima decade del novecento aveva allargato la scala dei negozi alle località di San Francisco, Sastre e Vila.

I fratelli Ripamonti si contavano tra i principali clienti -della provincia di Santa Fe e dell’Argentina complessiva- del Banco d’Italia e ciò era spesso verificato dall’avanzamento di grosse somme di denaro nel loro conto corrente.

A parte questo, la casa centrale di Faustino Ripamonti a Rafaela, girava rimesse dei loro clienti tramite banche e agenti in Italia.

Il Banco de Italia y Río de la Plata fu fondato nell’agosto 1872 a Buenos Aires, Argentina.

Gli investitori erano importanti imprenditori di origine genovese e lombarda come Antonio Devoto e il barone Antonio Demarchi oppure l’armatore croata Nicholas Mihanovich.

Con la numerosa collettività italiana residente a Buenos Aires, nell’ultimo quarto del XIX. secolo, il banco cresce talmente dal 1877, che alla fine del 1880 concentrava il 50% dei depositi realizzati nella banca privata argentina.

Il Banco de Italia, d’altronde, significò un grande fattore di sviluppo favorendo la creazione di aziende di capitali italiani nel paese.

Non era una filiale di una istituzione europea, ma l’unione d’imprenditori locali con la Banca di Genova.

La sua prima sede c’era sulla via Piedad (oggi Bartolomé Mitre), in piena city finanziaria porteña. Più tardi costruirebbe il suo proprio edificio sulla stessa strada fra le traverse Reconquista e San Martín.

Nel 1887, un’altro gruppo imprenditoriale peninsulare fondava il "Banco Italiano del Rio de la Plata". Dinanzi il conflitto di nominazione ed interessi, la nuova entità dovette chiamarsi Banco Popular Italiano iniziando una storia di concorrenza tra le due banche italiane.

Dopo la crisi economica del 1890, il Banco de Italia continuò talmente la sua crescita, che nel 1910 era una delle compagnie finanziarie più importante dell’Argentina, con filiali in diversi quartieri della Capitale (la Boca tra l’altro) e nelle varie città e provincie del Paese.

Nel 1926, finalmente assorbi il Banco Popular Italiano.

Con il trascorso degli anni, il Banco de Italia y Rio de la Plata, cominciò a diversificare sia gli investitori sia i clienti. Contemporaneamente sorgevano altre istituzioni finanziarie di successo, anche dentro della collettività italo - argentina, come il Banco Francese e Italiano per l’America del Sud.

Nel 1985, il Banco de Italia y Rio de la Plata, fu letteralmente “svuotato” dagli investitori e in seguito liquidato.

 

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo

www.lombardinelmondo.org - jgarrappa@hotmail.com

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali