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Un emotivo omaggio in ringraziamento alla comunità italiana in Argentina

Si è tenuto al teatro Coliseo, organizzato dalla Fondazione OSDE e dal CARI, un think tank di diplomatici e studiosi argentini che dibatte sui rapporti internazionali dell'Argentina e del suo inserimento nel mondo

Un paese e una società ormai maturi per cercare la propria identità conoscendo meglio i propri avi venuti da lontano e riconoscendo il valore del loro contributo alla costruzione dell’Argentina. Questo l’obiettivo che si sono dati la Fondazione OSDE e il CARi, organizzando una serie di omaggi alle comunità che hanno costruito l’Argentina.

La prima collettività a ricevere l’omaggio è quella più numerosa e che probabilmente ha contribuito di più a fare l’Argentina: quella italiana.

L’omaggio si è tenuto nel Teatro Coliseo di Buenos Aires (teatro del demanio italiano, costruito con un lascito dell’emigrante italiano Felice Lora) e per l’occasione è venuto dall’Italia specialmente invitato, il prof. Umberto Veronesi, oncologo famoso in tutto il mondo. Invitato speciale anche un figlio di emigrati italiani, l’artista argentino Luis Landriscina. Presenti alla manifestazione l’ambasciatore d’Italia Guido Walter La Tella e, oltre alle autorità della Fondazione OSDE, del CARI, della OSDE.

La manifestazione è stata organizzata dalla “Fundación OSDE” (l’OSDE è una tra le principali assicuratrici sanitarie dell’Argentina) e dal “Consejo Argentino para las Relaciones Internacionales”, un think tank di studio e ricerca sulle relazioni internazionali dell’Argentina e su suo inserimento nel mondo. L’evento si è svolto con gli auspici dell’ambasciata d’Italia a Buenos Aires.

L’omaggio alla comuniutà italiana è il primo di una serie di eventi di riconoscimento che le due istituzioni hanno in programma, per ringraziare le comunità costitutive della nazionalità argentina, alla quale hanno donato speranze e il frutto dei loro sforzi.

La riunione è iniziata con il saluto dell’ambasciatore italiano Guido Walter la Tella, il quale ha ricordato gli storici, profondi rapporti tra l’Italia e l’Argentina, basati in legami di sangue, di storia, di famiglia, di valori e proiettati verso il futuro in base ad un’ampia collaborazione in campo culturale, economico e scientifico.

Il presidente della Fondazione OSDE, Tomás Sánchez de Bustamante, per mettere in risalto la forte presenza italiana in Argentina, ha fatto l’esempio della stessa OSDE il cui primo presidente, ha ricordato, era un italiano di Ferrara. Sanchez de Bustamante ha spiegato che anche grazie alla forte presenza italiana, gli argentini proviamo una sensibilità particolare verso l’Italia: “Ogni argentino che si è recato in Italia, pur non essendo discendente di italiani, si sente come a casa nel Bel paese. Tutti gli argentini, in qualche modo, ci sentiamo italiani”, ha detto.

Gli argentini, siamo arrivati ad un punto di maturità, ha spiegato il presidente della “Fundación OSDE”, che ci porta a chiederci, ad indagare da dove veniamo, chi sono stati i nostri avi, da dove sono venuti. In questo senso, ha spiegato, nella ricerca delle nostre radici, con questa serie di omaggi Fundación OSDE e CARI, vogliono dare un contributo a tale ricerca. In tale ricerca, ha detto Sanchez de Bustamante, va sottolineato che gli immigrati apportarono, seminarono e costruirono, portando con se il loro sapere.

Quindi è stato proiettato un video che ha mostrato quanto hanno fatto gli italiani in Argentina lungo quasi due secoli di emigrazione al Plata, ricordando tra l’altro, l’esempio di Manuel Belgrano figlio di italiani e padre della patria. Il documento ha presentato interviste a numerose personalità italiani o di origine italiana che sono protagonisti nell’Argentina di oggi, quali Paolo Rocca, presidente del Gruppo Techint; Cristiano Rattazzi, presidente della Fiat in Argentina; Conrado Varotto, nato in Italia e presidente della “Comisión Nacional de Investigaciones Espaciales” dell’Argentina; Norma Boero, fisica figlia di piemontesi, presidente della “Comisión Nacional de Energía Atómica” dell’Argentina; lo cheff Donato De Santis; la modella e imprenditrice Valeria Mazza; il ballerino Julio Bocca; il vicepresidente dell’Ospedale Italiano di Buenos Aires, Giovanni Mosca; il marchigiano costruttore di navi residente a Mar del Plata, Federcio Contessi ed altri.

Ognuno di loro ha raccontato particolari delle esperienze delle proprie famiglie emigrate o dei loro rapporti con l’Argentina e ricordato quale è stato il contributo dato al nuovo paese, al modo di essere degli argentini o l’influenza nei vari campi di attività del paese.

Paolo Rocca ha detto che l’Argentina era il posto dedl mondo nel quale il nonno Agostino e il padre Roberto, si erano trovati a loro agio per costruire il gruppo Techint e che anche lui si sente comodo in Argentina.

Rattazzi, ad esempio, ha ricordato che la forte presenza italiana in questo Paese era stata la ragione per la quale la Fiat decise, alla fine degli anni ’50, di installarsi in Argentina, prima che in Brasile, aggiungendo che in questo paese l’influenza italiana è evidente in molti campi, come il caso dell’estetica, che gli argentini hanno ereditato dagli emigrati italiani.

De Santis ha detto che l’argentino, per sentirsi maggiormente tale, debe guardarsi nel padre, nel nonno o nello zio venuto dall’Italia ed ha parlato dell’importanza che hanno le riunioni a tavola per gli argentini, una evidente eredità dell’Italia.

L’ing. Varotto ha ricordato che l’Italia è il principale partner argentino nel campo della ricerca e dello sviluppo spaziale e che i due paesi son soci del sistema Siasge di osservazione spaziale attraverso una rete di satelliti, italiani e argentini.

Alla proiezione del video, sono seguite due testimoninanze personali, presentate da due personalità molto diverse tra di loro e nonostante molto simili e coincidenti nei valori ai quali si sono ispirati e che hanno trasmesso nelle loro attività professionali: il prof. Umberto Veronesi e l’artista Luis Landriscina.

Il prof. Veronesi ha raccontato la storia della sua vita, dalla nascita in una famiglia contadina povera della Lombardia, all’incidente che cambiò la sua vita, quando sopravvise all’esplosione di una mina durante la guerra. Una drammatica esperienza che lo portò a studiare medicina e, quando era ancora studente, a fare tirocinio presso l’Istituto dei Tumori di Milano. Il prof. Veronesi ha ricordato la situazione dei malati di cancro in quell’epoca, che era solo di rassegnazione e senza speranze, anche da parte dei medici. Diventato medico si dedicò allo studio del cancro e in particolare, con grande dedizione, ai tumori al seno, studiando e sviluppando un metodo di interveto chirurgico – la quadrantectomia – molto meno invasiva e drastica della mastectomia che veniva utilizzata per combattere quel cancro.

Il prof. Veronesi ha quindi parlato delle donne, della loro importanza nelle sue ricerche, delle loro caratteristiche che fanno intrevedere in loro il futuro dell’umanità.

Veronesi, che è stato anche minstro della Sanità, ha elogiato i medici argentini per la loro preparazione e per essere stati tra i primi ad utilizzare la sua tecnica.

Da parte sua anche Luis Landriscina, che è molto apprezzato e benvoluto per le sue interpretazioni dei personaggi e della vita dell’interno dell’Argentina, ha ricordato che proveniva da una famiglia povera di emigrati italiani, e che perse la madre quando non aveva ancora due anni, quando nacque suo fratello minore. L’attore, che è stato anche interprete di folklore argentino, ha definito il prof. Veronesi portatore di vita e di speranza, sostenendo che questo erano stati anche gli italiani emigrati in Argentina. Dopo aver detto che gli italiani sono difensori della famiglia, ha raccontato la sua emozione nel 1997 inisieme ai suoi sette fratelli, si recarono insieme in Italia, per conoscere la terra dei loro genitori nella Puglia.

Landriscina ha parlato anche della fierezza con la quale ha sempre mantenuto il suo cognome italiano, anche quando anni fa era comune tra gli interpreti del folklore argentino, molti dei quali di cognome italiano, cambiare o modificare i propri cognomi per sembrare più autoctoni. Inoltre da sempre, firma “Luigi”, invece di “Luis”, il suo nome com’è iscritto all’anagrafe. Ha ricordato tra l’altro, l’emozione del suo viaggio, nel 1997, nel paese della Puglia, dal quale erano partiti i suoi genitori, insieme ai suoi sette fratelli.

L’artista ha sottolineato poi che gli italiani hanno trasmesso all’Argentina il sentimento di famiglia, la cultura del lavoro e del sacrificio.

Dopo le sue parole, è stato proiettato un video che Landriscina preparò qualche anno fa, quando decise di cominciare a ritirarsi dallo scenario. Un filmato emozionante, commovente, nel quale racconta le sue esperienze, la sua vita, i suoi sentimenti.

“Quanti siamo nati dagli immigrati – ha concluso Landriscina – siamo i veri creoli, siamo i figli degli immigrati, i nati nella loro nuova patria”.

 

www.tribunaitaliana.com

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