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Pensioni in pesos, vecchi rimpianti e la via delle regioni

"Il titolo del fondo odierno, sembra un elenco di titoli di libri di argomenti diversi o messi insieme, uno di quei lunghi e curiosi titoli di alcuni film di Lina Werthmûller. Invece si tratta della descrizione di quanto avviene in questo periodo nella nostra collettività". Va dritto al punto Marco Basti nel suo editoriale

che apre l'edizione odierna della Tribuna Italiana, settimanale in lingua italiana da lui diretto a Buenos Aires.

Ne riportiamo di seguito il testo integrale.

"La notizia e la dura realtà della decisione del governo argentino di non consentire più che le pensioni INPS siano pagate in euro o trasformate in dollari, come avveniva fino al mese fa, ci ha portato ad un brusco risveglio. Non contano tanto, infatti, le ragioni che ha avuto per incamerare gli euro dei nostri pensionati, per cambiarli in pesos che valgono ogni giorno di meno e per di più con un cambio ufficiale che è tra il 30 e il 40 per cento di quello cosiddetto "blue", che al giorno d’oggi è semplicemente il mercato nero. Conta invece la sensazione di impotenza di fronte a una decisione che sarà pure legittima, legale, una tra le leve che lo Stato ha a disposizione per impostare una determinata politica economica, ma che danneggia ingiustamente migliaia di anziani pensionati italiani che avevano in essa la possibilità di arrotondare le loro pensioni argentine, quasi sempre misere, e che d’un tratto vedono restringersi quella possibilità, in un 30 o 40 per cento.

Impotenza personale di ognuno dei nostri pensionati, ma soprattutto impotenza nostra come comunità, che constata che conta molto poco in questo Paese che una volta, non tanto tempo fa, abbiamo definito "l’altra patria degli italiani".

Da una parte l’Ambasciata italiana ha tentato vanamente, in una serie di incontri che si sono registrati negli ultimi mesi e nelle ultime settimane, di convincere le autorità argentine a continuare a concedere ai pensionati italiani una deroga alla "pesificación", come era avvenuto già dall’anno scorso, quando cominciarono i problemi economici argentini sul fronte valutario. Da quel che si è saputo, le autorità argentine che si occupano del tema, cioè quelle fiscali, dopo le successive negative, avrebbero proposto di continuare a consentire il pagamento in euro, a patto di conoscere i nominativi dei beneficiari delle pensioni italiane, in modo da poter accertare la loro situazione di fronte al fisco argentino. Un tipo de informazione la cui consegna, in assenza di un accordo specifico sull’argomento tra i due Paesi, era contraria alla normativa italiana sulla privacy.

A questo riguardo è bene ricordare - anche se si tratta di una situazione diversa - che, come denunciano alcuni lettori, negli ultimi tempi ci sono state telefonate ai pensionati italiani, presuntamente da parte dei consolati italiani, chiedendo loro, particolari dati riguardanti le loro pensioni, modalità di incasso e così via. Ovviamente si tratta di manovre ingannevoli di furbi o bande di delinquenti che hanno come scopo accedere ai loro movimenti e generalità, con il chiaro obiettivo di derubarli in seguito.

Come scrivevamo sopra, il paziente lavoro dei diplomatici non ha avuto successo e non è una sorpresa, visto che l’attuale governo argentino è abituato a fare orecchie da mercante, dimostrando scarsa sensibilità nei riguardi di quasi tutti i Paesi con i quali ha mantenuto storicamente vincoli di amicizia.

Poi c’è stata la reazione dei nostri parlamentari, tutte di condanna. In questo caso forse sarebbe più opportuno l’intervento, attraverso i loro contatti con la politica locale, per cercare di far capire alle autorità argentine che in definitiva, gli euro che ricevono i pensionati italiani nella stragrande maggioranza poi li spendono in Argentina; che all’Argentina quegli euro non costano niente, perché sono trasferiti dall’INPS dall’Italia e che, di fronte ad un eventuale guadagno economico per le casse dello stato argentino, c’è una perdita netta in materia di immagine e di sostegno al governo da parte dei pensionati e delle loro famiglie.

L’on. Merlo e la sen. Giai hanno annunciato che avrebbero scritto alla "Presidente della Repubblica Argentina per chiedere che intervenga perché i pensionati italiani in Argentina ricevano le pensioni nella stessa valuta in cui vengono pagate o almeno ad un cambio peso-euro che rispetti il prezzo di mercato e permetta al pensionato, se lo vuole, di riacquistare la stessa quantità di euro pagata dallo Stato Italiano". L’augurio è che abbiano una risposta e che tale risposta sia positiva per i nostri pensionati.

Intanto però dobbiamo constatare con rimpianto, come dicevamo sopra, che contiamo poco come comunità. Dovremmo chiederci le ragioni, dovremmo capire quando è cambiata la musica, perché può succedere che, contrariamente a quanto avveniva fino a non molto tempo fa, un anziano emigrato italiano oggi possa sentirsi straniero in Argentina, come non avveniva nemmeno quando arrivò oltre mezzo secolo fa in questo Paese.

In questa situazione che sembra tanto buia, tra il momento non positivo nei rapporti tra le "nostre due patrie" e il non contare come comunità, trapela però una politica che si mantiene costante, pur fra alti e bassi seguendo le mutevoli vicende politiche ed economiche italiane: la politica delle Regioni nei confronti delle loro comunità residenti in Argentina.

Da anni varie Regioni italiane continuano a mantenere una lungimirante politica di rapporti con le loro comunità, inizialmente impostata sull’approfondimento dei legami con i loro corregionali residenti in questo Paese e negli ultimi anni, sempre con maggior accortezza, in relazione ai loro discendenti.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto due esempi molto chiari di queste iniziative. La prima, più articolata, offerta dalla regione Marche. Il suo presidente Gian Mario Spacca è venuto a Buenos Aires (è stato anche a Montevideo). Qui si è mosso su tre versanti.

Quello tradizionale dell’incontro con la comunità regionale, partecipando ai lavori del Congresso dei marchigiani e dei giovani di origine marchigiana dell’America meridionale.

Un secondo versante, quello degli incontri con il mondo dell’imprenditoria, per promuovere gli scambi e la costituzione di joint ventures tra imprenditori della Regione Marche e imprenditori di origine marchigiana operanti in Argentina e finanziando un programma di promozione di piccole imprese tra i giovani laureati o laureandi di varie università argentine, con il sostegno dell’associazione di imprenditori di origine marchigiana "Marchigianar".

Il terzo versante, quello della promozione culturale, con la presentazione nel Museo Nacional de Arte Decorativo di Buenos Aires della stupenda mostra "Meraviglie dalle Marche", presentando per la prima volta in Argentina opere di pittori marchigiani o che hanno lavorato nelle Marche, di primo piano nella storia dell’arte universale (tra i quali Raffaello Sanzio, solo per citare uno dei nomi presenti alla mostra, che potrà essere visitata fino al 30 settembre).

Cioè far conoscere la cultura delle Marche a tutti, corregionali emigrati e loro discendenti, ma anche al resto della società argentina. Promuovere i legami a livello imprenditoriale tra le due realtà produttive e utilizzare il ponte costituito dalla comunità regionale, irrobustendolo con una politica rivolta ad arricchire la consapevolezza dei valori della matrice culturale marchigiana.

Da sottolineare, come ha fatto Spacca, che pur in un momento di tagli e di politica di ristrettezze, la Regione Marche ha mantenuto invariati i fondi per la politica per i marchigiani all’estero.

Un altro esempio è dato dall’attività dell’Università di Bologna in Buenos Aires (di cui parliamo in questo numero a proposito di un master su politica e gestione sanitaria), che è sostenuta dalla regione Emilia Romagna e dal Comune di Bologna, in molte sue attività nella sede di Buenos Aires.

Ce ne sono molti altri di esempi delle politiche messe in atto dalle Regioni italiane per promuovere, mantenere e approfondire i legami con le loro comunità residenti all’estero e in particolare con gli italiani residenti in Argentina.

Tra l’Italia e l’Argentina e gli italiani in questo Paese non tutto va male. Bisogna saper cogliere le occasioni, mettere in risalto gli aspetti positivi e lavorare perché questi, che fanno parte degli storici rapporti di amicizia tra i due Paesi, abbiano il sopravvento sulle questioni che oggi ci preoccupano".

Fonte: aise

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Editoriale

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