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Unione e Benevolenza

Pino Russo, presidente della Camera di commercio abruzzese in Argentina, è intervenuto con una nota a stigmatizzare la messa in vendita della sede dell’Unione e Benevolenza di Buenos Aires. Edificio storico che, secondo Russo, deve rimanere alla collettività

Pino Russo, presidente della Camera di commercio abruzzese in Argentina, è intervenuto con una nota a stigmatizzare la messa in vendita della sede dell’Unione e Benevolenza di Buenos Aires. Edificio storico che, secondo Russo, deve rimanere alla collettività. Alle sue critiche – prima tra tutte quella di non aver condiviso con la comunità italiana di Buenos Aires la decisione di mettere in vendita l’edificio – replica oggi il presidente dell’Unione e Benevolenza, Carmelo Menza. 

"Sono passati 40 anni – scrive – e la collettività tutta, le autorità consolari e diplomatiche, nonché i competenti ministeri del Governo italiano più volte interpellati per ottenere un contributo finalizzato al restauro dell’edificio operai italiani, compreso l’on. Mirko Tremaglia, non hanno mai dato un segnale di voler contribuire affinché si potesse restaurare l’immobile progettato da Virginio Bianchi".

 

"Russo – accusa Menza – avrebbe dovuto attivarsi quando era membro della Commissione direttiva e tesoriere della "Unione e Benevolenza". Oggi, che fa il giornalista, dovrebbe aver letto il recente articolo pubblicato da un organo della stampa della collettività nel quale l’on. Mantica afferma con assoluta chiarezza che il governo italiano non può intervenire, non essendo l’edificio di proprietà demaniale, a seguito di una interrogazione dell’on. Merlo. È evidente – per Menza – che Russo nasconde la vera motivazione di questo demagogico e fantasioso intervento".

 

Il presidente si rivolge quindi "alle persone serie per informarle che l’Unione e Benevolenza sostiene, con enormi sacrifici, una scuola paritaria con 300 iscritti ed un servizio assistenziale per 300 affiliati dei quali il 70% supera i 65 anni. I dipendenti della società sono 83, di cui 65 impiegati nella scuola Edmondo De Amicis. L’attuale dirigenza è riuscita a sanare tutti i debiti e contemporaneamente a sistemare la sede, come noto ai massimi dirigenti della collettività e al nostro Console generale. Detto questo, è superfluo affermare che l’Unione e Benevolenza non è purtroppo in grado di restaurare il palazzo in oggetto. Ormai non c’è più tempo da perdere, perché è in pericolo la stabilità stessa dell’immobile. Cari signori, a questo punto bisogna tagliare un ramo per salvare l’albero, che ovviamente è la Società stessa. Questa – sottolinea Menza – è stata la decisione responsabile che siamo stati costretti a prendere, con l’approvazione della Assemblea straordinaria dei soci. Siamo sempre disponibili ad ascoltare solo, ripetiamo solo, proposte serie ed operative e non sogni campati in aria".

 

Subito replica Russo, secondo cui "quanto erroneamente affermato dal Presidente Menza è pretestuoso e falso. Sanno di mentire e lo fanno lo stesso. Il problema non è far polemica con nessuno, i fatti sono all'evidenza di tutti: l'edificio è stato messo in vendita! Come tutte le altre proprietà che da qualche anno stanno vendendo per far fronte ad una crisi voluta e mal diretta. L'edificio dell'Unione Operai è la storia dell'emigrazione italiana in Argentina, nessuno se ne può arrogare il diritto di venderlo! Sono sicuro che con un'azione congiunta si possa salvare e ridarlo alla collettività. Voler dar vita a sterili polemiche ha un unico scopo: distogliere l'attenzione sul fatto grave della vendita".

 

"Leggo sempre e quotidianamente ciò che dice Mantica ed altri, ma ciò non mi esime dall'azionarmi per salvare l'edificio", continua Russo. "Non ho proposto di chiedere al Governo italiano soldi, per poi darli a chi? L'edificio l’Unione e Benevolenza lo ha ricevuto in dotazione dopo lo scioglimento dell'Unione Operai: lo stesso potrà fare con la collettività, renderlo ai legittimi proprietari. L'azione che propongo è restaurarlo e renderlo utile alla collettività. Pertanto prego l’Unione e Benevolenza, tramite il suo loquace presidente, di unirsi a tutti noi per elaborare un piano di salvataggio reale. La mobilitazione di tutti porterà a sicura soluzione. Per quel che mi riguarda – assicura Russo – sono sempre stato e sarò sempre disponibile a lavorare seriamente su progetti veri".

 

"Siamo solo agli inizi, - continua Russo – ce la faremo uniti senza farci distogliere da pretestuose polemiche. Una sola nota di chiarezza: durante la mia presenza come tesoriere, ho più volte cercato di far capire agli attuali dirigenti che si doveva cambiare radicalmente modo di gestire, ricevendo come risposta l'invito ad andarmene. I sacrifici di cui parlano è la vendita di una proprietà che l’Unione e Benevolenza si è sempre rifiutata di aprire alla collettività", accusa Russo che, concludendo, si chiede: "quanto durerà ancora la scuola?".

 

Fonte: aise

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