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Possiamo dire all’Italia, a noi no?

Marco Basti, direttore della Tribuna Italiana, riflette sulla manovra del nuovo governo-Monti e il ruolo della collettività italiana all'estero in questo momento di grave crisi per il nostro Paese

Buenos Aires: Leggevo in un servizio dell’agenzia lnform, che un gruppo del Pd a Berna ha scritto al Presidente del Consiglio, augurandogli buon lavoro e spiegandogli che gli italiani all’estero, devono essere risparmiati da altri nuovi tagli, che sono all’orizzonte, per i capitoli che ci riguardano.

Diciamo subito che non conosciamo in profonditá le condizioni in cui versano gli italiani in Svizzera, per cui non ci azardiamo a opinare se sia giusta o meno la richiesta avanzata.

Crediamo peró che tutte le comunitá italiane all’estero, compresa naturalmente la nostra, i nostri dirigenti e rappresentanti, dovremmo porci questa domanda: I profondi cambiamenti e modifiche che sta per attuare il governo, che comportano non soltanto la distribuzione dei fondi dello Stato, sempre piú insufficienti, ma la struttura dello stesso e in genere delle istituzioni italiane, in che modo ci riguardano?

Vero é che le misure sono ancora alto studio e che devono superare ancora il vaglio dell’Ue, ma ovviamente comporteranno ulteriori riduzioni di fondi e maggiori ingressi, per far quadrare prima, meglio e di piú i numen del bilancio, con lo scopo di calmare l’appetito dei mercati, provocato dall’ansia in cui essi vivono negli ultimi tempi.

Ammesso e non concesso, che con le misure alío studio si raggiunga l’effetto di far ripartire la crescita, questo non sará a breve scadenza.

Riforme e tagli che, comportano oggi e comporteranno nel futuro per gli italiani sacrifici, rinvii, ricorso ai risparmi per quanti ce li hanno e all’indebitamento o comunque all’impoverimento per tanti cittadini. Specialmente noi che viviamo in Argentina, conosciamo cosa significa la crisi, la ricerca dell’equilibrio dei conti pubblici e le conseguenze per la vita di tutti i giorni.

Vero é che i tagli dei fondi dei capitoli del bilancio dello Stato che riguardano gli italiani all’estero hanno subito negli ulitmi anni tagli pesanti, a volte di molto superiori, a quelli fatti in media per gli altri capitoli del bilancio dello Stato. Ed é anche yero che ci so-no settori che non sono stati toccati dai tagli, o perché non possono essere ridotti perché settori strategici o perché molto poderosi e quindi con grandi capacitó di stare alla larga dalle scure, a cominciare dalla casta politica.

E´ inoltre vero – e di questo siamo proprio convinti – che nel da-re e ricevere, tra l’Italia e gli italiani all’estero, il saldo é favorevole a noi.

Quindi la domanda toma prepotente: possiamo dire all’ltalia, a noi no? Possiamo dirle che gli italiani all’estero non possono o non vogliono accettare altri sacrifici, perché abbiamo dato giá tanto?

Come dicevamo sopra, all’Italia non vengono chiesti soltanto tagli ai fondi, ma riforme strutturali.

Noi come comunitá, i nostri dirigenti e rappresentanti, dovremmo peró sapere cosa siamo disposti a dare, su che cose siamo disposti a ulteriori sacrifici e invece su cosa non potremmo transigere. Dovremmo stare attenti perché non succeda che con la scusa della crisi, non vengano cancellati senza nemmeno chiederci la postra opinione, la struttura di rappresentanza che ci collega all’Italia.

Dovremmo sapere anche cosa proporre effettivamente per aiutare l’Italia in questo passaggio tanto complicato.

Per fare un esempio, questa settimana le banche italiane hanno promosso l’acquisto di titoli dello Stato italiano, senza riscuotere commissioni.

Si tratta di un gesto simbolico, ma in questi giomi, proprio i gesti simbolice possono raggiungere una grande potenza simbolica, nel bene e nel male.

Non possiamo assolutamente dire di no all’ltalia, ma la crisi non dev’essere la scusa per cancellare i rapporti con gli italiani all’estero, perché questo ci danneggerebbe, ma sarebbe un male maggiore, proprio per l’Italia in crisi.

 

MARCO BASTI

tribunaitaliana@yahoo.com.ar

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