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Voce D'Italia/ Sciopero generale in Italia e Argentina: intervista a Mannucci (CONFSAL UNSA ESTERI)/ II PARTE - di Edda Cinarelli

Edda Cinarelli introduce la seconda parte dell’intervista realizzata il 16 ottobre scorso per la Voce d’Italia a Alicia Mannucci, delegata per l’Argentina del sindacato Confsal Unsa Esteri, in merito agli scioperi che hanno interessato a fine settembre per la prima volta in Argentina gli impiegati dei Consolati

BUENOS AIRES - "A colloquio con la prof.ssa Mannucci abbiamo già visto due tipi di impiegati a contratto: a) quelli a legge locale, che formano una sub classe di lavoratori che devono sgobbare, non hanno diritti e non hanno nessuna possibilità di fare carriera, B) quelli come la stessa Mannucci, che praticamente stanno in una situazione ancora peggiore perché ibrida e poco chiara, hanno tutti gli svantaggi dei contrattisti a legge locale e di quelli a legge italiana. Non mi resta che vedere com’è la situazione degli altri contrattisti". Così Edda Cinarelli introduce la seconda parte dell’intervista realizzata il 16 ottobre scorso per la Voce d’Italia a Alicia Mannucci, delegata per l’Argentina del sindacato Confsal Unsa Esteri, in merito agli scioperi che hanno interessato a fine settembre per la prima volta in Argentina gli impiegati dei Consolati.

 

"D. Delegata, scusi, in un panorama così nero, com’è la situazione dei contrattisti a legge italiana?

R. Hanno un salario più alto degli altri, ma nemmeno la loro è una situazione ideale. Non hanno diritto ad una assistenza sanitaria in loco, perché ce l’hanno in Italia e devono quindi pagarsi un’impresa di assistenza sanitaria prepagata, la cui spesa non gli è rimborsata. Il MAE prevede un sistema di restituzione delle spese mediche, ma è lento, l’attesa media per un rimborso è di circa 10 mesi. D’altronde una cosa è fare una visita medica ordinaria e un'altra un intervento chirurgico o doversi pagare un ricovero di diversi giorni. In questi casi si spendono praticamente quello che hanno guadagnato in anni di lavoro.

 

D. Si ha l’impressione che quella del contrattista sia una figura professionale nuova e che non ci sia stato il tempo di inquadrarla bene legalmente. C’è la necessità di mettere ordine. Come deve agire per inoltrare una richiesta al ministero degli Affari Esteri?

R. Non lo posso fare, c’è una prassi da seguire. Questo è un compito della segretaria generale del sindacato, Iris Lauriola, che si presenta settimanalmente al capo personale degli Affari Esteri per presentargli dei problemi. Io devo rivolgermi al mio capo missione, che è l’ambasciatore, il quale a sua volta deve rigirare la mia richiesta al ministero degli Affari Esteri.

 

D. Ne ha già inoltrate?

R. Sì, varie, alcune con molto successo, per esempio sono riuscita ad ottenere che i contributi previdenziali per i contrattisti con cittadinanza italiana venissero versati all’Inps, in Italia. Questo è un successo mio, me lo attribuisco al completo. Poi c’è stata la lotta delle R.S.U. Siamo riusciti ad avere le Rappresentanze Sindacali Unitarie.

 

D. Che cosa sono?

R. Sono gruppi composti dai responsabili dei vari sindacati: Cisl, Cgil, Uil, Confsal Unsa, che devono difendere gli interessi dei lavoratori dell’Ambasciata, consolati, istituti italiani di cultura. L’Istituto è unito all’Ambasciata. Le agenzie consolari di Lomas de Zamora e di Morón al Consolato Generale. Alcune R.S.U. rappresentano più consolati. I capi missione devono sempre ascoltarle quando prendono una decisione importante riguardante gli impiegati dei loro uffici e se un delegato sindacale o le R.S.U. gli chiedono un appuntamento glielo devono concedere.

 

D. Qual è l’ultima richiesta che ha inoltrato all’ambasciatore?

R. L’anno scorso, per la prima volta nella storia, gli ho presentato una richiesta di adeguamento retributivo, visto che i nostri stipendi gli stipendi sono fermi da 11 anni. È stato un lavoraccio, ho dovuto allegare alla mia domanda gli statini paga dei contrattisti degli uffici di rappresentanza di altri stati europei perché al Mae potessero paragonare i vari stipendi.

Con il tempo sono tornata in Ambasciata per chiedere all’ambasciatore cosa avesse risposto il ministero e mi ha detto che non aveva risposto nulla. Gli ho fatto notare che per legge deve rispondere entro 30 giorni. Mi ha suggerito allora di inoltrare nuovamente la domanda e mi ha assicurato che avrebbe dato un parere positivo. Ho preparato e presentato di nuovo la richiesta coi dati aggiornati e sto ancora aspettando.

 

D. Mi pare poco probabile, che ora con il blocco degli stipendi degli impiegati pubblici in Italia e con il Decreto Legge 95 del 2012 che congela quelli dei contrattisti fino al 2014, possiate ottenere un adeguamento retributivo.

R. Noi continuiamo a lottare, non perdiamo le speranze. Ma è assurdo che abbiano voluto paragonare i nostri stipendi a quelli dei contrattisti degli uffici di rappresentanza all’estero degli altri Paesi europei. La Francia e la Germania hanno un bacino di utenza molto inferiore al nostro. Le loro comunità sono più piccole di quella italiana. Forse l’unico Paese, a cui si può paragonare l’attività dei nostri uffici è la Spagna, ma la Spagna ha meno lavoro, gli impiegati a contratto locale ricevono uno stipendio migliore del nostro e poi ogni due anni hanno un adeguamento retributivo.

Pensa solo, che la Francia e la Germania non hanno il voto dei cittadini all’estero, pensa solo a quel lavoro, la responsabilità che comporta per il personale. Inoltre il Decreto legge 95 del 2012 stabilisce che sono congelati gli stipendi del personale a contratto in tutto il mondo fino al 2014, persino quelli che avevano già avuto un adeguamento retributivo. È il caso dei contrattisti del Brasile, che avevano ottenuto quest’ aumento ed ora non glielo concedono più. Sono rimasti a mani vuote, pensa te.

 

D. L’utenza dei consolati aumenta ad un ritmo incredibile, solo a Buenos Aires di 15mila persone all’anno e gli impiegati diminuiscono.

R. La legge 92 del 2012, dice ben chiaro che devono diminuire cento unità di personale a contratto. Non licenzieranno nessuno, ma elimineranno i posti delle persone che vanno in pensione, che muoiono. Il risultato di tutto questo é che i nostri contrattisti sono sottoposti ad una pressione crescente, a fronte di più lavoro meno personale. Ora c’é un programma del ministero degli Affari Esteri, che si chiama Perfor Mae, per misurare il rendimento del personale. Se nel 2011 un contrattista faceva 100 passaporti al mese, nell’anno 2012 deve emetterne 102, per dimostrare che sta migliorando i servizi alla comunità.

 

D. Voi, degli Istituti Italiani di Cultura, dovete addirittura ruotarvi per assistere alle manifestazioni culturali in programma.

R. Sì, quando c’é cinema, per esempio, dobbiamo aspettare per uscire che se ne vada l’ultimo spettatore, dobbiamo restare anche se é prevista la visita di un politico, ma a noi non pagano gli straordinari. Ci fermiamo a lavorare quando é già finito il nostro orario di lavoro, ma cosa ci danno in cambio? Niente, nemmeno il caffè.

Noi siamo accorpati all’Ambasciata, ma le ambasciate della Francia e della Germania non hanno istituti di cultura, hanno rispettivamente l’Alliance Francaise e il Goethe Institute, che non hanno niente a che vedere con l’ambasciata di corrispondenza.

 

D. Il caffè!? Non avreste il tempo per prenderlo.

R. Se noi all’Istituto Italiano di Cultura abbiamo molto lavoro, figurati quanto debbono averne in Ambasciata.

 

D. Ê frustrante. Sarebbe bene dare ai contrattisi oltre ad un adeguamento retributivo la possibilità di presentarsi ad un concorso interno per andare in Italia o essere trasferiti in un’altra sede o di fare carriera. Mi riferisco alle persone più giovani che sono inquiete e sognano di progredire.

R. In linea generale come possibilità esisterebbe, ma non la daranno perché i trasferimenti interni sono chiusi già da più di tre anni, soprattutto per il personale locale.

 

D. Come è diventata delegata per l’Argentina?

R. Mi ha votata la gente, mi ha accettata il mio coordinatore generale. In ogni ufficio di rappresentanza ci sono dei responsabili e vice responsabili, che mi aiutano.

 

D. Come si organizza per rendere il personale a contratto cosciente della situazione in cui si trova? Ho l’impressione che ci sia del timore.

R. Il mio predecessore Fabio Giancaspro convocava delle riunioni annuali, io ho pensato che era meglio andare in ogni sede, ho approfittato di un congresso dell’Adilli a Córdoba per incontrare i contrattisti di quell’ufficio ed alla riunione era presente anche il vice console. Quest’anno ho organizzato una riunione sindacale nell’Ambasciata e vi hanno partecipato i delegati di tutte le sigle sindacali. Sono stata a Mendoza, a Rosario, dove c’era tutto il personale. Presto andrò a Bahía Blanca.

 

D. Non mi resta che ringraziarla per avermi aiutato a comprendere com’è la situazione all’interno dei consolati e le auguro di avere successo. Devo inoltre chiarire che nessun consolato durante lo sciopero scorso è stato completamente chiuso perché devono restare aperti per i casi di urgenza". (aise)

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