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Sulle tracce dell’ingegner Catello Muratgia

7 luglio 2018 - Questo articolo di Giorgio Garrappa ci permette non solo rintracciare l’emigrato italiano Catello Muratgia ma intravedere con chiarezza quel concetto di Newman: “Carceri e prigioni non fanno che denudare l’ideologia dei fattori di controllo sociale di un sistema politico”.

 

Il carcere militare, funzionò nell’Isola degli Stati, prima a San Juan de Salvamento e poi a Puerto Cook.

Fu nel gennaio 1896 quando arrivò a Ushuaia, sulla nave “1° Maggio”, il primo gruppo di 14 condannati reincidenti.

Nel 1902 quel carcere fu trasferito ad Ushuaia dove esistevano solo 40 case. Il posto scelto fu Puerto Golondrina, ad ovest della località.

Il 30 settembre 1896 venne approvato il progetto del governo dell’isola della Terra del Fuoco, per la costruzione del nuovo carcere dei reincidenti ad Ushuaia.

Il Dipartimento di Giustizia e l’allora Presidente Jose Evaristo Uriburu, autorizzano il pagamento dei 20.000 pesos per iniziare i lavori.

Nonostante ciò, l’inizio non avvenne prima del 15 settembre 1902.

Nel 1900, il governo nazionale decideva inviare al “Tano” Muratgia (cosi soprannominato come quasi tutti gli italiani in Argentina). Il nuovo direttore ne trovò 785m2 di costruzioni provvisorie con pavimento, tetto e mura di legno coperti con lamiere di zinco.

La priorità officiale era costruire un edificio definitivo per il presidio in un predio di 2500 ettari a Lapataia però, a causa della forte rivendicazione dei vicini, decisero di spostarlo nelle vicinanze di Ushuaia.

Catello Muratgia era un ingegnere industriale nato a Napoli il 12 agosto 1861. Giunse a Buenos Aires, nel 1883, per gestire i primi lavandai di Buenos Aires e le compagnie di Tranvia a cavallo sotto contratto del Comune della Capitale dello Stato.

Secondo il censimento di popolazione, Catello ebbe con Agnese Luchetta una figlia, Ercilia Candelaria Muratgia e con Agnese Duran altre due figli, Delia e Julio Muratgia.

Il talento e la passione dell’ingegnere napoletano per la riforma penitenziaria lo fanno accettare immediatamente di andare a Ushuaia, sull’estremo più australe del paese.

Muratgia costituisce un caso unico di uno studioso del tema compromesso sia con l’analisi teorico sia con la costruzione e la direzione effettiva delle prigioni.

Secondo Michel Foucault, la società disciplinare di sorveglianza -propria dei secoli XVIII e XIX- si esprimeva dal punto di vista architettonico nel panottico. Ma, cos’era un panottico?

Era una disposizione spaziale -a forma di anello- in cui centro si alzava la torre dominante del Guardia carcere che poteva sorvegliare tutte le celle -senza alcun punto cieco- essendo ogni carcerato esposto permanentemente all’osservazione.

Infatti, il progetto del carcere della fine del mondo prevedeva un corpo centrale da cui partivano cinque ali, a geometria radiale, restando all’edificio la possibilità di aggiungere nel futuro almeno tre padiglioni in più.

In quel caso venne scelta la forma a ventaglio, cioè una struttura semi-panottica di 380 celle unipersonali anche se, ad un certo punto, seppe alloggiare quasi 600 prigionieri.

L’ingegner Muratgia diresse i lavori di cantiere che facevano i propri carcerati fino al 1909 e fu nel 1911 che l’edificio dell’amministrazione –di fronte alla baia- ed i 5 padiglioni –ognuno di 79 celle- furono messi in servizio.

Tra i padiglioni 1 e 2 si alzava la cucina e tra l’1 ed il 5, il panificio. Le officine invece furono staccate dalla struttura principale.

Il presidio diede alloggio a delinquenti di ogni tipo, siano comuni che politici, molti loro celeberrimi come l’anarchico Simón Radowitsky, l’assassino seriale Gaetano Santo Godino detto il "petiso orejudo” -cioè “il nano delle grosse orecchie” – come pure lo scrittore Ricardo Rojas.

Un altro mito abita tra le mura del presidio ed è il rumore che Carlos Gardel, qualche volta sarebbe andato a finire proprio li.

Nel 1903, Ushuaia contò con il primo impianto elettrico fatto con materiali di generazione consegnati dal Ministero della Marina Militare alla segheria del carcere.

Catello organizzò la centrale elettrica, all’interno dello stabilimento carcerario, capace di alimentare i 160 lampioni distribuiti nel paese. D’inverno, quel sistema d’illuminazione funzionava ininterrottamente 16 su 24 ore.

Tra 1911 e 1915, fu nominato Direttore del Carcere di Encausados di Buenos Aires.

Moriva a Buenos Aires il 23 novembre 1924.

Il 9 Marzo 1940, la centrale del presidio forniva l’energia elettrica all’intera comunità di Ushuaia.

Nel 1943 venne inaugurato un moderno ospedale che poi fu l’ospedale della Base Navale e per lungo tempo l’unico ospedale della zona.

Il carcere –oggi diventato museo Marittimo e del Presidio- si trova sulla via Governatore Deloqui tra Generale San Martín e Governatore Paz in Ushuaia.

Il carcere della fine del mondo venne fuori servizio nel 1947 durante il Governo di Peron, dopodiché il complesso fu trasferito alla Marina Militare ad uso di magazzini e baracche per i soldati destinati laggiù.

Comunque fu ancora utilizzato dalla “Revolucion Libertadora”, nel 1955, per confinare notissimi dirigenti del deposto governo peronista come Jorge Antonio, l’ex governatore della Provincia di Buenos Aires Carlos Aloé, il capo della CGT José Espejo, John William Cooke ed Hector Campora, tra l’altro. Nelle loro testimonianze assicurano di essere stati maltrattati di continuo dai secondini e di dover affrontare le dure condizioni climatiche nonché la mancanza di contatto con le loro famiglie.

 

 

Giorgio Garrappa Albani

Caporedattore Area Argentina/Uruguay/Paraguay/Cile

Portale Giornalistico Lombardi nel Mondo

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