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La Ducati: dal mitico Cucciolo alla MotoGP

La geniale invenzione che attraversò in maniera trasversale la società globale colpita duramente dalla guerra mondiale. Non tutti possedevano una macchina per trasportarsi invece ogni famiglia ne aveva almeno una bici.

di Giorgio Garrappa Albani

La nascita a Torino


Pensare a Ducati ad oggi è pensare alle moto sportive che dal 2003 corrono la MotoGP. Nonostante ciò, la storia della Ducati risale alla metà del secondo conflitto mondiale. In quel momento il progettista Aldo Farinelli, sviluppò un prototipo di motore ausiliario da montare sul telaio di una bicicletta, il Cucciolo.

Quel progetto di Farinelli presentò numerosi vantaggi rispetto ad altri motori della concorrenza, in particolare il ciclo a 4 tempi e il cambio a due marce che sfruttava appieno la potenza del piccolo motore.

Il Cucciolo permette alla Siata (Società Italiana Applicazione Tecniche Auto-Aviatorie) di riprendere la sua attività. Infatti, nel maggio del 1945 venne inaugurata la nuova fabbrica in via Leonardo da Vinci a Torino sull'area della precedente, danneggiata dai bombardamenti alleati.

Il trasloco a Bologna

 

Trascorsi i primi mesi di commercializzazione del modello T-1, visto l'elevato numero di richieste, fu subito evidente che la Siata non sarebbe mai riuscita a far fronte alla crescente domanda. Ed è proprio a questo punto che entra in scena la Ducati di Bologna.

Nel 1945 il complesso Ducati, noto per i suoi prodotti d'avanguardia nelle costruzioni radioelettriche e meccaniche di precisione, decise di allargare il campo delle sue attività iniziando la costruzione del Cucciolo. Nel marzo 1946 furono assemblati i primi 10 motori Cucciolo T-1, costruiti su concessione Siata e persino presentati alla Fiera Campionaria di Milano nel settembre 1946.

Dopodiché, la Ducati fece il suo primo progetto originale, il T-2 con notevoli passi avanti per quanto riguarda efficienza, robustezza del motore e logica costruttiva.  Il modernissimo telaio monotrave aveva una grande flessibilità delle sospensioni, sia anteriore che posteriore ed il motore montato a sbalzo.

 

Comincia una nuova era

 

Nel biennio 1947-1948 la produzione era di 240 unità al giorno. Nel 1949 Caproni di Rovereto, il costruttore di aeroplani durante la guerra, sviluppava un telaio tubolare speciale con sospensione posteriore che rassomigliava molto ad una vera moto.

Poi venne riprogettato il T-3 e montato sul veicolo a Borgo Panigale. Nacque così la motoleggera Ducati 60 e un anno dopo usciva la sportiva di 65cc.

Bisogna sottolineare non solo la velocità massima di 50 chilometri all’ora che raggiungeva il Cucciolo o il ridottissimo consumo di benzina di 100 chilometri con 1 litro, ma anche il bassissimo prezzo di 48.000 lire, cioè intorno ai 700 Euro di oggi.

Il Cucciolo, creato dalla Siata fu il vero punto di partenza della Ducati nel campo della motorizzazione. Quel geniale micromotore e bicimotore fu addirittura prodotto dalla Ducati dal 1945 al 1958 su telaio tubolare della Caproni.

Fino qui la storia e l’origine di questo gioiello italiano. Bisognerebbe dire che questa geniale invenzione attraversò la società globale colpita duramente dalla guerra mondiale.

Non tutte le persone possedevano una macchina per trasportarsi, ma invece tutte le famiglie ne avevano al meno una bici a casa loro e il Cucciolo veniva a risolvere questo problema mettendo a portata di mano una ingegnosa soluzione tecnica a buon mercato.

Il fenomeno dilaga in Argentina

 

I vantaggi del Cucciolo Ducati si videro non solo in una Italia rasa al suolo dalle bombe ma anche nei vari paesi d’oltreoceano durante il dopoguerra. L’Argentina non fu eccezione.

Appunto, il rappresentante esclusivo in Argentina, Mario Franchini di via Pasteur 771 della Capitale dello Stato, importò i primi “Cuccioli” che subito cominciarono a “motorizzare” la vita degli abitanti dell’intero paese.

Rapidamente si svolse un’ampia rete di vendita che coinvolse quasi tutto il territorio argentino. Jorge Ternengo, noto pilota automobilistico di origini italo-argentine, nato a Rafaela, Provincia di Santa Fe, nel 1951 con appena 15 anni inizio le sue partecipazioni in corse di biciclette motorizzate con Ducati-Cucciolo 48 cc. a 4 tempi.

Il mito Fangio e le corse


Un altro rafaelino, a cui voglio riferirmi, è Oreste Berta. Più noto come “il Mago” anche se mio caro amico, Aldo Romitelli, preferisce chiamarlo “il Genio”. Berta diventò famoso per la preparazione e direzione di quella mitica squadra di 3 macchine -fatte complessivamente in argentina- Torino 380 W (prodotti dalle Industrie Kaiser Argentina con carrozzeria disegnata da Pininfarina).

Quella squadra, comandata da Juan Manuel Fangio, partecipò alle 84 ore di Nurburgring del 1969 lasciando a bocca aperta tutto il mondo automobilistico dell’epoca. Allora, il “Torino” n° 1 era pilotato da Luis Di Palma, Carmelo Galbato e Oscar Fangio; il 2 da Eduardo Rodríguez Canedo, Jorge Cupeiro e Gastón Perkins ed il n° 3 sotto la guida di Eduardo Coppello, Oscar Franco e Alberto Rodríguez Larreta.

Il 23 agosto 1969, esaurito il tempo regolare della corsa, il “Toro de las Pampas” n° 3 finalizzava al 4° posto, dopo una Lancia, una BMW ed una Triumph. La carriera di Oreste comincio nel 1948 con un Cucciolo. Infatti, quel primo motore gli fu consegnato dentro di un imballaggio in legno con la scritta “Cucciolo Ducati 48cc.”

Oreste riuscì, con solo 10 anni, a smontare quel motore per poi rimettere ogni pezzo al suo posto e farlo funzionare. In quei primi anni della mia fanciullezza il leggendario Cucciolo - Ducati ci portava ovunque sani e salvi.

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Editoriale

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