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Gelato: dall’Italia all’Argentina

Buenos Aires, 05 marzo 2019 - Malgrado l’ennesima crisi economica che colpisce l’Argentina, che coinvolge tra l’altro la chiusura di aziende e negozi diversi, ci sono dei settori in cui l’equazione creatività-qualità–prezzo continuano ad andare avanti. Il buon gelato italiano è uno di quelli.

di Giorgio Garrappa Albani

 

Infatti, in tempi di crisi, la maggioranza della popolazione riduce drasticamente le spese considerate superflue, centrandosi in quelle di prima necessità. Nonostante ciò, ci sono dei prodotti che scappano dall’analisi lineare e semplice di una realtà ormai ricorrente nel “paese più italiano dopo l’Italia”.

A Buenos Aires, la tradizione del gelato italiano è talmente forte e antica che i primi blocchi di ghiaccio che arrivarono alla capitale dello stato provenivano dalle Alpi italiani. Pensate a centinaia di pezzi di ghiaccio caricati sulla nave e conservati –durante la traversata transoceanica- coperti da segatura di legno e paglia…!!!

Non viene al caso fermarci a fare la storia del gelato cui lontane origini sarebbero cinesi, poi presi dai persiani, greci e così via fino ad essere portato in Italia da Marco Polo.

Comunque ci è voluto aspettare che l’industria frigorifera si sviluppasse finché il gelato diventasse il dolce favorito dei “porteños”, al di là degli origini, età o classi sociali. Tra le più tradizionali gelaterie di Buenos Aires c’è “Il Vesuvio”, sul Corso Corrientes tra Libertad e Cerrito, gestita dal 2002 da un italo-argentino, Mariano Marmorato.

La “Vesubio” fu la prima gelateria dell’intero paese, prima dell’elettricità quindi tutto si faceva a mano. Fondata nel 1902 dai Cocitore, una copia d’immigrati napoletani che portarono dall’Italia le prime macchine. Subito frequentata dai famosi di quell’epoca come Carlos Gardel, a chi piaceva il gelato al limone, o “stars” come Tita Merello ed Ugo Fontana (cui nome d’arte era Hugo del Carril).

Dall’altra parte dell'enorme città, a Monte Castro, Vincenza e Adolfo Adolfo Smeriglio gestiscono la “Gelateria Italia” dal 1966. Lei con la sua famiglia scesero dalla nave nel 1953, dopo 23 giorni di navigazione. Adolfo la seguì nel 1954. La sposa andò a lavorare da sarta presso la Fundación Eva Perón e il suo marito calabrese di Cosenza ad assemblare frigoriferi presso l’azienda “Siam” di Avellaneda.

"Nel 1966, mio cugino gelataio mi chiese: “Cosa fai in una fabbrica?” Da quel momento diventammo soci e lui m’insegnò tutto ciò che sapeva del mestiere", ricorda Adolfo, di 90 anni, il gelataio più vecchio della Capitale dello Stato. E aggiunge: “qui non c’è Natale né capodanno né giorni festivi, si lavora tutti i giorni ma non ci lamentiamo, solo dobbiamo ringraziare”.

Nel quartiere di Barracas, sull’angolo di Montes de Oca e Olavarria, la Gelateria “Il Piave” è l’ultimo dei sette locali aperti da Federico Bortolot. Federico è originario di Zoppe di Cadore, nel Veneto, lui è il primo anello di una lunga catena di cinque generazioni di gelatai.

“Mio nonno faceva il venditore ambulante di gelato in Austria e mio padre ne aveva una gelateria a Capua”. Appena giunti, io e mio papa abbiamo fatto i venditori ambulanti di gelato in diverse località della costa atlantica. Era difficile, abbiamo fatto un po’ di tutto” spiega l’uomo di occhi azzurri che giunse nel Río de la Plata nel 1948.

Nel 2006, Bortolot andò in rappresentazione dell’Argentina alla Coppa del Mondo del Gelato, svoltasi a Rímini. “Entrai con la bandiera argentina in mano, che momento!”, ricorda emozionato l’imprenditore.

Benché non ha mai perso il contatto con la sua Italia natia, dice che lo cangiano per argentino. “Dicono che c’ho una pronuncia e una cadenza un po’ strana, che parlo come il Papa”, ride Bortolot.

 

Fonte: Clarin-Gastronomia

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