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Il volo dell’idrovolante “Buenos Aires”

"Sulle tracce degli aviatori italiani in Argentina", ecco il titolo dell'articolo scritto qualche anno fa per il nostro Portale Giornalistico, che fa scattare la ricerca di un italiano residente in Nuova Zelanda.

di Giorgio Garrappa Albani

Infatti, il contenuto del suddetto articolo ha fatto sì che Alberto Cauli, studente di origine sarda che fa un progetto di tesi dottorale ad Oakland (NZ), mi contattasse per chiedermi collaborazione nella sua ricerca.

Lui è impegnato a rintracciare i tre piloti (Olivero, Duggan e Campanelli) e l’idrovolante italiano (S-59) che fecero nel 1926 quel leggendario raid per unire le città di New York e Buenos Aires.

Per aiutare Alberto in questo campo specifico mi sono rivolto a mio cugino Owen Crippa, Capitano di Vascello in congedo, pilota della Marina Militare ed eroe della guerra delle Isole Malvine.

La risposta di Owen è stata immediata, come al solito. Nomi, cognomi e indirizzi mi sono pervenuti per iniziare dei contatti.

Ho contattato un suo amico -storico e scrittore di nota- Claudio Meunier Reus e al Vice Commodoro Horacio Matías Orefice Pieroni, aiutante del Capo dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.

Orefice, alla volta, mi orienta verso il Commodoro (R) Oscar Luis Aranda Durañona, Direttore degli Studi Storici dell’Aeronautica Militare Argentina (FAA).

Tutti quanti si sono dimostrati interessati, coinvolti e disposti a collaborare fortemente all’approfondimento della ricerca del Ph.D Student Alberto Cauli sul volo del “Buenos Aires” agli inizi del XXmo. secolo. A tutti loro il mio affettuoso ringraziamento.

Tutto ciò che è successo non può essere prodotto del caso ma della causalità. Come mai un vecchio articolo, che ignorò involontariamente questi tre aviatori, serva a scattare questa mossa? Forse il destino?

Magari tutto ciò serva a raggiungere l’obbiettivo tanto desiderato da Alberto Cauli, comunque io non posso che approfittarne salvare il mio errore togliendo dall’oblio –almeno dal mio punto di vista- la prodezza dell’idroplano “Buenos Aires” con a bordo Olivero, Duggan e Campanelli.

Claudio Meunier, autore dei testi come Nacidos con Honor (Nati con onore), Alas de Trueno (Ali di tuono), Del infierno a la victoria (Dall’inferno alla vittoria), Jamas serán olvidados (Mai saranno dimenticati) o Volaron para vivir (Volarono per vivere), tra l’altro, mi ha spedito un testo interessantissimo intitolato “La hazaña del Buenos Aires” (La prodezza del Buenos Aires) della scrittrice Stella Maris De Lellis, a cui appartengono le fotografie.

 

Dal contenuto del libro ritengo senza esitare che le prodezze abbiano, per lo più, inizi modesti e questa purtroppo non sia stata l’eccezione alla regola.

Quel 23 maggio 1926 c’erano in ben pochi al Campo Miller, Staten Island quando, in una cerimonia non ufficiale, la moglie del Comandante della 27°. Divisione Aerea di New York, fece scoppiare la bottiglia di champagne battezzando l’aereo: “Buenos Aires”.

All’indomani sarebbe partito per Buenos Aires il piccolo idrovolante Savoia S-59 -di origine italiana- con a bordo i piloti argentini Eduardo Olivero e Bernardo Duggan ed il meccanico italiano Ernesto Campanelli.

L’idroplano “Savoia S-59” era prodotto dalla “Società Idrovolanti Alta Italia”. 14 metri di lunghezza e 1250 chili di peso, il motore -di origine francese- “Lorraine Deitrich” di 450cv, consumava 418 litri di carburante e 73 di olio potendo raggiungere i 190 km/h, una media di 160 ed una minima di 103.

In 20 minuti poteva raggiungere i 30.000 metri di altitudine con una autonomia di volo di 9 ore ed un raggio di 700 miglia.

Il 24 maggio alle 7:04, il “Buenos Aires” partiva con destinazione Charleston (South Carolina). Il viaggio avrebbe una durata complessiva di 14 giorni con fermate programmate a Miami, La Habana, Guantánamo, Cape Haitien, Haití, Martinica, Trinidad, Paramaribo, Pará, Paranaiba, Pernambuco, Bahía, Victoria, Río de Janeiro, Puerto Alegre e Buenos Aires.

Fino qui abbiamo parlato dell’aereo, ora dobbiamo parlare dell’equipaggio dell’idrovolante Buenos Aires.

Edoardo Olivero era nato a Tandil, Provincia di Buenos Aires (Argentina) da genitori italiani. Appena finita la media si scrisse alla Scuola di Pedro Castaibert a Villa Lugano ma non poté ottenere il suo “brevetto” di pilota perché minorenne. L’ottenne invece nel 1914 quasi contemporaneamente coll’arruolamento alla Regia Aeronautica Italiana.

Raggiunse il grado di Capitano e venne decorato con tre medaglie di argento e due di bronzo al valore militare ma non solo. La Croce d’oro del’Ordine Karageorgevich della Serbia, la Croce di Cavalieri dell’Ordine di San Maurizio e Lazaro della Corona d’Italia, la Croce di Guerra Italiana, la Gran Croce di Guerra Francese con le palme e la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia.

Bernardo Duggan era ricco e sportivo, audace e temerario, vincitore di gare automobilistiche e bravo anche giocando al golf.

Convinse sua madre ed i suoi fratelli Tomas, Horacio e Jorge a seguirlo. Infatti, sua madre Andreina Lisieux in Duggan fu la madrigna del progetto e chi l’avrebbe finanziato.

Il terzo, Ernesto Campanelli, era nato a Nuoro, Sardegna. Appena finita la scuola media venne arruolato per partecipare alla Guerra italo-turca (1911-12). Finito questo conflitto si arruolò nel Corpo di Aviatori in cui venne promosso, per le sue qualità, Istruttore Meccanico.

Nel 1925, Campanelli accompagnò al Marchese Francesco de Pinedo nel raid “Sesto Calende-Melbourne-Tokio-Roma che lo fece popolare in Italia e celebre in tutto il mondo.

Ecco perché Olivero, Duggan e Campanelli si associano nell’impresa di unire le tre Americhe.

Dopo sopportare molteplici problemi climatici e tecnici, il 13 agosto 1926 alle 15.53, il “Buenos Aires” scortato da numerose navi tra cui la crociera Garibaldi che li porto al molo dello Yacht Club Argentino, toccava le acque del Rio de la Plata.

 

 

La prodezza del “Buenos Aires” fu anche un successo sociale di proporzione a punto tale che, un gruppo di donne della società “porteña”, organizzo una Festa di Carità nel Plaza Hotel.

Qualche giorno dopo fu pure organizzato un banchetto popolare per oltre i 5000 persone presso l’Ippodromo Argentino di Palermo.

Quei tre intrepidi piloti ispirarono vari pezzi musicali come i tangos “Los tres ases” (Tre assi) scritto da Azor e musica di Petrucelli e Silliti, e “Hazme raid” (Fammi raid) da Manuel Araujo. Anche Elena MacGoul gli dedicó il valzer “Mis besos a los dos héroes” (I miei baci ai due eroi). Forse per lei non contava il meccanico Campanelli…

Qualche mese dopo quel estenuante viaggio di 15.000 chilometri circa, che si aspettava di 3 settimane ma ci metteva 82 giorni e 114 ore di volo, Olivero, Duggan e Campanelli regalarono il “Buenos Aires” a Alvear.

Nel 1927, il Presidente della Repubblica lo consegnò al Ministero della Marina Militare e veniva destinato alla Base di Puerto Belgrano con matricola HR-5.

Ernesto Campanelli scomparve a causa di un incidente automobilistico a Formia (Italia) il 18 luglio 1944. L’aeroporto di Oristano Fenosu in Sardegna porta il suo nome. Duggan mori l’11 giugno 1963 ed Olivero mancò a Buenos Aires il 19 marzo 1966.

 

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