Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Argentina/Uruguay Articoli Storia ed emigrazione Sulle tracce dei marinai italiani nel Rio de la Plata
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Sulle tracce dei marinai italiani nel Rio de la Plata

Giorgio Garrappa in questo interessante articolo ci racconta chi erano i navigatori e colonizzatori italiani giunti in Argentina al servizio della Corona di Spagna

Ad un mio caro amico imprenditore, di origine italotedesca, Raul Zimmermann, piace moltissimo la cultura e la storia universale specie quella che coinvolge gli italiani, forse per il sangue materno che gli scorre nelle vene.

Per motivi di lavoro lui si reca spesso a Buenos Aires e quando trova qualche tempo libero si tuffa in vecchie librerie e negozi di antiquariato del quartiere San Telmo.

Di solito mi regala testi e riviste italiane e l’ultima volta mi ha portato un libro molto interessante intitolato “Il lavoro e il pensiero italiano nella Repubblica Argentina”, di Amilcare Bresso.

Non solo l’ho letto, ho divorato il testo con grande fame di conoscere sempre di più l’attività degli italiani nel Rio de la Plata.

Benché il libro sia stato curato dalla Segreteria Generale dei Fasci Italiani all’Estero e stampato dalle Officine Grafiche A. Mondadori di Verona nel 1933, l’autore dipinge con chiarezza i contributi fatti dagli italiani recati in queste terre sin dalla scoperta dell’America.

Vedremo chi erano e cosa hanno fatto i navigatori e colonizzatori italiani al servizio della Corona di Spagna.

Il libro ci ricorda che la scoperta delle Indie Occidentali la fece un marinaio italiano di origine genovese, Cristoforo Colombo, nel 1492.

Da quel momento e fino alla fondazione di Buenos Aires per opera di Juan de Garay nel 1580, molti furono gli italiani che fecero parte degli equipaggi delle navi della flotta spagnola coloniale.

Ciò non piaceva molto agli spagnoli, cioè non volevano che uno straniero fosse piloto di navigazione ma le difficoltà di trovare buoni marinai fece sì che cambiassero opinione.

Da documenti indagati dall’autore risulta che, all’epoca, i nomi si componevano di due elementi: il nome di battesimo seguito da un aggettivo che si riferiva per lo più alla regione o al paese di nascita dei marinai. Ecco alcuni esempi anche curiosi: Bartolome Garcia Ginoves, Franceschin di Firenze, Giov. Batt. di Pastene e cosi via. 

Il navigante vicentino, Francesco Antonio Pigafetta, storiografo della famosa spedizione condotta dal celebre portoghese Hernando de Magallanes, partita da Siviglia il 1 agosto e da Sanlucar il 27 settembre 1519, non dimentica nelle sue relazioni i suoi connazionali che costituivano gli equipaggi delle 5 navi comandate da Magallanes e che ebbero una parte importantissima nella scoperta delle coste argentine.

Sulla Nao Trinidad vi erano Gio. Batt. di Pozorol (Polcevera); De Cestri (Sestri); il contramaestro Francesco Albo; maestro Antonio “Genoves”, nativo di Recco; Leone Pancaldo da Saona (Savona) di cui ci occuperemo dopo; Giovanni Ginoves, marinaio da Sanremo; Martini Ginoves de Cestri (Sestri); Tommaso di Natia, marinaio di Sestri; Francesco Antonio de “Plegafetis” Pigafetta, lo storiografo e Giorgio Morisco.

Sulla Nao San Antonio, Iacomo de Mecina (Messina); Simon de Asio (Ascio o Alassio); Columbarzo da Bologna; Lucca de Mecina (Messina) e Giovanni Ginoves (Savona).

Nella Nao Concepcion vi erano i seguenti italiani: Alonso Coto (Genova); Martino de Judicibus; Merino e Genovese.

Sulla Nao Victoria, Antonio Salomon de Trapana (Trapani); Michele Beneciano de Bresa (Brescia); Nicola Ginoves da Genova; Nicolao de Napoles; Nicolao de Capua; Benito Genoves de Arvenga (Albenga); Giovanni Griego da Napoli e Antonio Bresa (Varazze).

Sulla Nao Santiago vi erano imbarcati il maestro Baltasar Ginoves, de la Rivera de Genoa; Giovanni Garcia de Genova ed il marinaio Agustin de Saona.

Purtroppo le navi Santiago, San Antonio e Concepcion affondarono causando la morte di molti italiani.

Leone Pancaldo fu Procuratore di Diego Colombo in Savona e pare che sia stato l’autore della rotta di viaggio de Magallanes e morì nel 1540 amareggiato dopo aver abbandonato la sua Santa Maria nel Riachuelo di Buenos Aires e dopo aver visto la sua ricca merce venduta a prezzi irrisori.

Dopo queste vicende molti italiani rimassero nel Rio de la Plata e nel maggio 1569 Francisco Ortiz de Vergara consegnava un elenco di 76 conquistatori non spagnoli dei quali 21 di diverse nazionalità ed il resto italiani, cioè 55.

Ecco perché siamo in condizione di dire che la colonizzazione del Rio de la Plata non è stata solo spagnola ma bensì cosmopolita con un’ elevata percentuale di italiani.

Abbiamo dunque visto come ai numerosi italiani conquistatori piaceva prendere il nome delle loro provincie o città natie formando nell’insieme una completa nomenclatura dei porti e delle nostre località di terra ferma.

Nel 1580, data della seconda fondazione di Buenos Aires per opera di Juan de Garay, moltissimi sono gli italiani che compongono il nucleo dei fondatori di Buenos Aires nonché di Asuncion del Paraguay.

Questa partecipazione veniva retribuita con pezzi di terra che venivano dati ad ogni conquistatore. 

Occorre a questo punto citare Joan Dominguez Palermo, “ceciliano” (siciliano), che arrivò all’età di 20 anni e sposò la figlia di un conquistatore. Lui era proprietario delle terre contigue a quelle di Suarez Maldonado, dal quale ha preso il nome il fiumiciattolo che le percorre, per cui il nome del quartiere e dei parchi più belli di Buenos Aires lo si deve al suo proprietario italiano anziché alla creazione di Juan Manuel de Rosas.

“Molto rapidamente abbiamo passato in rivista una schiera di umili eroi che hanno scritto un secolo di storia per l’America –scrive Bresso- ma quanti nomi d’italiani, che nessuno ha avuto interesse di ricordare, rimarranno ignorati nella storia dello sforzo anonimo di coloro che hanno conquistato queste terre per la civiltà, gettando le basi della futura grandezza dell’America.”

 

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Argentina

jgarrappa@hotmail.com - www.lombardinelmondo.org

 

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Dall'Italia si continua a partire

Si dice e si ripete che dal 1973 l’Italia non è più terra di emigrazione. Si tratta però di un’affermazione vera solo a metà. In quell’anno si è registrato infatti lo storico sorpasso fra chi parte dal nostro paese e chi decide di trasferirvisi. Questo non vuol dire che non si parta più.continua>>
Altro…