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Tite, il CT del Brasile ai Mondiali, è di origini mantovane

28 giugno 2018 - Ai mondiali di calcio in corso in Russia l’Italia non c’è, ma ci sono un sacco di italici. Basta scorrere gli elenchi dei calciatori per trovarsi un Luongo e un Arzani nella rosa dell’Australia. Oppure Campana, Cavani e Stuani fra le fila dell’Uruguay

 

di Luciano Ghelfi

 

Di certo poi la colonia dei discendenti degli italiani è particolarmente folta fra le fila dell’Argentina: Armani, Ansaldi, Fazio, Tagliafico, Biglia, Di Maria, Lo Celso, Mascherano e – dulcis in fundo – il fuoriclasse Messi, il cui trisavolo Angelo emigrò da Recanati nel lontano 1883.

Con il Brasile tutto si complica per via dei soprannomi che i tifosi usano dare ai campioni in terra verdeoro. Ma se si graffa un po’ sotto la superficie si scoprono storie sorprendenti, come quella del commissario tecnico della Selecao, Tite, la cui famiglia ha inequivocabili radici lombarde, in terra mantovana per la precisione. E di questo non ha mai fatto mistero.

Già il suo vero rende le cose più chiare: Adenor Leonardo Bacchi porta impresso il marchio della Bassa mantovana, quella zona chiamata oggi Oglio-Po. Il CT Tite è discendente da una famiglia originaria di Viadana. Dalla Bassa i bisnonni di Tite, Andrea Bacchi e Maria Domenica Mazzocchi, partirono nel 1883, destinazione Brasile, come decine di migliaia di mantovani subito dopo l’Unità d’Italia, quando l’oggi prospera provincia virgiliana era considerata una delle più povere d’Italia, terra della pellagra, malattia dovuta all’alimentazione quasi esclusivamente a base di mais. Facile capire come i bisnonni di Tite abbiano cercato in Sudamerica migliori condizioni di vita. E come tanti altri mantovani andarono a fare i contadini, in questo caso nelle coltivazioni di vite.

Come ricorda Andrea Gabbi sulla Gazzetta di Mantova del 19 giugno, “Tite Bacchi, o meglio Bachi (per un errore all’anagrafe venne registrato con una sola C, poi avvenne la correzione) è nato nel 1961 a Caxias do Sul, nello stato del Rio Grande. Una città che ha forti legami con l’Italia visto che venne fondata da immigrati veneti poco prima del 1900”.

Tite non è uno scapestrato. Ha giocato a calcio, ma è anche laureato in scienze motorie. Non è mai stato un’eccellenza in campo, ma ha scoperto di avere un’ottima vena di allenatore, quando si è ritirato intorno ai 30 anni, e si è seduto in panchina. Dopo l’ordinaria gavetta con formazioni minori la consacrazione è venuta con il Gremio (un campionato e una coppa nazionali vinte all’inizio degli anni 2000).  Poi il Corinthians, con cui vince il campionato, ma soprattutto la Coppa Libertadores 2012, la Champions del Sudamerica  e il Mondiale per Club, quello che una volta si chiamava Coppa Intercontinentale.

Dopo un periodo di studio in Inghilterra e una collaborazione con Carlo Ancelotti, nel 2016 è arrivata la proposta di allenare la Nazionale brasiliana. Sotto la guida del nuovo CT il Brasile ha cambiato marcia, infilando ben otto vittorie consecutive nelle qualificazioni a Russia 2018. Si è classificato al primo posto del girone sudamericano, diventando la prima nazionale, dopo quella della Russia paese ospitante, ad ottenere la qualificazione per la fase finale. Ai mondiali l’inizio del percorso per il Brasile di Tite è stato balbettante, 1-1 con la Svizzera e poi il 2-0 in extremis contro la Costa Rica. Molto meglio il 2-0 alla Serbia. E l’avventura continua, con un pizzico di Mantova nel cuore. (foto: pubblico dominio)

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BRASILE vs SVIZZERA (by KoraworldTV) BRASILE vs COSTA RICA (by FifaTV) BRASILE vs SERBIA (by FifaTV)

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