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Brasile, estradizione Battisti: la Corte Suprema rinvia la decisione. Ora la battaglia è sull'estradizione

Il caso verrà esaminato la prossima settimana, ma di fatto i giudici brasiliani hanno negato l'"habeas corpus". Per ora l'ex terrorista rimarrà libero, ma dovrà rispettare tre misure cautelari.

RIO DE JANEIRO - Il destino di Cesare Battisti non è stato ancora deciso. Lo sarà, forse, la prossima settimana. Il presidente della Prima sezione del Tribunale Supremo Federale (TSF), Luiz Fux, chiamato a pronunciarsi su una richiesta di "habeas corpus" presentata dalla difesa dell'ex militante dei Pac, ha annullato l'udienza per un difetto nella procedura. A suo parere, la richiesta di libertà non ha più i presupposti che aveva invece il 5 ottobre scorso quando Battisti era stato fermato e poi arrestato al confine tra Brasile e Bolivia per violazione della legge valutaria.

Il fatto che il nostro connazionale si trovi in libertà, sebbene condizionata da una serie di misure restrittive come l'obbligo di risiedere a Cananeia, sulla costa atlantica meridionale dello Stato di San Paolo, di presentarsi ogni mese in Tribunale e di portare, se sarà disponibile, un braccialetto elettronico, rende superata l'istanza del collegio difensivo.
Così, dopo una breve udienza, il presidente Fux ha deciso di modificare l'"habeas corpus" in un semplice esposto e ha ordinato la fissazione di una nuova udienza per la prossima settimana.
La scelta puramente tecnico-giuridica dell'alto magistrato viene interpretata con diverse letture. C'è chi sostiene che si tratta di un atto dovuto proprio per non violare il codice di procedura; c'è invece chi afferma che la sentenza ha svilito la mossa della difesa e aperto la strada verso un giudizio sfavorevole a Battisti.
Non si tratta dell'ennesimo rinvio tra i tanti che hanno costellato questa vera odissea giudiziaria. Ogni iniziativa deve seguire in modo ineccepibile i codici di procedura per evitare dei ricorsi che annullerebbero i diversi pronunciamenti e farebbero ricominciare daccapo l'intera vicenda.
Il Tribunale Supremo Federale ha solo deciso di affrontare il vero nodo della questione: la nuova richiesta di estradizione sollecitata dall'Italia per far rimpatriare l'ex militante dei Pac, condannato a due ergastoli per omicidio e concorso in omicidio di quattro persone. Dovrà ribadire una decisione già presa nel 2009 a stretta maggioranza (3 voti contro; 4 a favore), respinta dall'ex presidente Lula e vedere se è modificabile dall'attuale Capo dello Stato.
Nella prossima udienza, il giudice Fuz, assieme agli altri quattro componenti della sezione, Alexandre de Moraes, Luís Roberto Barroso, Rosa Weber e Marco Aurélio Mello, avrà tre opzioni: accogliere il ricorso, respingerlo perché infondato, trasmetterlo al plenum del Supremo, composto da 11 membri. Nella sua valutazione terrà conto anche delle valutazioni espresse dall'Ufficio della Procura generale e dal ministro della Giustizia.
Il primo, proprio ieri, aveva sostenuto il diritto del presidente Michel Temer a rivedere la decisione dell'allora presidente Inácio Lula da Silva che nel 2010 aveva negato l'estradizione richiesta dall'Italia. "Si tratta", aveva motivato la Procura generale, "di un atto altamente politico. Il margine di discrezione è dunque ampio, vi è una chiara libertà di scelta e una flessibilità di giudizio. Visti gli interessi legati alla vicenda e l'attuazione dei trattati internazionali, esiste una possibilità di revisione. Le circostanze sulla mancata consegna della persona da estradare possono mutare nel tempo e rendere possibile una nuova valutazione da parte dello Stato". La Procura ha anche suggerito di affidare al plenum l'ultima parola.
Il ministro della Giustizia si era espresso a favore dell'estradizione. Aveva definito il tentativo di fuga di Battisti come "un'offesa" al Brasile e "una violazione della fiducia" che il paese aveva offerto al nostro connazionale concedendogli asilo sette anni fa.
Nervoso e preoccupato, Cesare Battisti è rimasto le ultime due settimane chiuso nella casa dove viene ospitato da una coppia di suoi amici. Ha concesso qualche intervista e rilasciato dichiarazioni volanti. Rompe l'attesa scrivendo il suo ventiduesimo romanzo. Un poliziesco. Ieri si è lasciato andare a uno sfogo quasi surreale. Ha detto di temere per la sua vita. "Ho paura della violenza fisica da parte dell'Italia. Lo ha dimostrato in diverse occasioni. Hanno cercato di rapirmi nel 2015 e lo stesso tentativo c'è stato adesso a Corumbá. Non temo la giustizia, temo un'operazione illegale da parte di mercenari italiani. Quelli che dovrebbero prendersi cura di me in Italia sono gli stessi che vogliono uccidermi".
Il suo sogno sarebbe quello di continuare a stare in Brasile. "Voglio finire di costruire la mia casa qui a Cananeia e vivere con la mia famiglia". La nuova moglie di Battisti, Priscila Pereira, con la quale ha un bambino, il terzo, ha scritto una lettera-appello alla presidente del TSG, Cármen Lúcia. "La prego di consentire a Cesare di continuare a vivere in questo paese", scrive la donna, "così come gli è stato consentito già una volta. In questo modo avrà il diritto ad esercitare il ruolo di padre e il nostro bambino a crescere in una casa supportato da entrambi i genitori".
La decima sezione del Tribunale provinciale di San Paolo in mattinata aveva confermato all'unanimità l'ordine di scarcerazione emesso dal giudice dieci giorni fa. "Una violazione delle leggi valutarie", hanno
motivato i giudici, "non è un reato che prevede il carcere. L'imputato dovrà comunque assolvere agli obblighi previsti della libertà condizionata". Una sentenza che nei fatti ha annullato la domanda per l'"habeas corpus" presentata dalla difesa.

di DANIELE MASTROGIACOMO, 24 Ottobre 2017 (FONTE www.repubblica.it)
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