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Rallenta l’economia del Brasile

Si parlava di miracolo economico: in effetti, gli ultimi anni, avevano portato il Brasile tra i paesi emergenti. Ma è difficile mantenere quei ritmi e qualcosa rallenta

 

Un paese che è rimasto emergente?
È la domanda che molti analisti si pongono: se il Brasile sia rimasto allo stato di paese emergente senza emergere effettivamente. Fino ad un paio di anni fa il paese era considerato quasi un esempio da seguire per gli altri paesi chiamati Brics, formula con cui si designavano Brasile appunto, Russia, India, Cina e Sud Africa. Ma la vera sfida è sempre quella di far sì che la crescita impetuosa divenga poi qualcosa di strutturale e strutturato. E, quest’anno, il Brasile ha mancato alcuni appuntamenti, sottolineati da proteste di piazza, tasse che aumentano e riforme sociali che non piacciono.
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Un brusco risveglio
Sebbene il paese stia reggendo meglio di altri alla difficile situazione economica, restano sul tappeto non pochi nodi da sciogliere. E, come dice giustamente Flores d’Arcais, ora la sfida è quella di non lasciare cadere anche la bella occasione di ospitare i Campionati del Mondo di calcio e le Olimpiadi. In fondo l’assegnazione di questi due importantissimi eventi era anche (o voleva essere) un modo per confermare il Brasile nel suo ruolo di nuova potenza economica. E se il malumore serpeggia a livello sociale la cosa non è da sottovalutare. Sembrano, per certi aspetti, già lontani gli anni delle presidenza Lula che davvero avevano messo il paese sulla strada giusta.
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Alcuni dati
A mettere in allerta il Fondo Monetario Internazionale è la crescita dell’inflazione. Ma anche l’andamento del PIL probabilmente chiuderà il 2013 lontano da quelle ottimistiche previsioni che parlavano di un + 4%. La comunità economica internazionale preme perché il governo brasiliano si rimetta a schiacciare l’acceleratore su questi aspetti in particolare: aumento della produzione industriale, conseguente aumento della competitività per incrementare gli investimenti esteri, indicizzazione dei salari e riforma del sistema delle pensioni. Insomma, un programma decisamente impegnativo.
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Ma le prospettive non sono così grigie
Sia ben chiaro che il Brasile ha dati economici che molti degli stessi paesi europei si sognerebbero. E oltre a ciò è bene dire che il paese resta ricco di potenzialità non ancora sfruttate, come le sue immense ricchezze minerarie e petrolifere, giusto per fare un esempio. È innegabile che, a parte le inevitabili contraddizioni, in Brasile si sia creata una classe media inesistente fino a pochi anni fa, che la produzione industriale sia comunque cresciuta e che, negli anni precedenti, siano stati creati almeno 4 milioni di nuovi posti di lavoro. La sfida, ora, è non fermare tutto questo. E non perdere il treno della crescita che il Brasile ha tutte le carte in regola per non farsi scappare.

(FONTE notizie.lavorareallestero.it)
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Editoriale

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