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Quando Brasile e India andranno a braccetto

Oggi, solo lo 0,8% del commercio dell'America Latina, per esempio, si rivolge all'India, mentre gli scambi con la Cina sono il 7,7% del totale. Pechino è già il primo partner commerciale del Brasile. Un'espansione dell'1% dell'economia cinese produce un aumento del 2,4% dell'export latinoamericano.Di Alessandro Merli

L'attenzione riservata alla Cina nella discussione dell'economia globale ha a lungo oscurato il ruolo dell'India, potenzialmente altrettanto importante.

 

 

 

 

Nei confronti dei paesi avanzati, ma anche delle altre economie emergenti. Pechino è vista come un enorme mercato di assorbimento del loro export, soprattutto di materie prime, un investitore di prima grandezza in terreni e infrastrutture, un concorrente per la loro industria manifatturiera. A Delhi, il cui modello di sviluppo è stato a lungo introspettivo, spetta una parte di secondo piano.

 

Oggi, solo lo 0,8% del commercio dell'America Latina, per esempio, si rivolge all'India, mentre gli scambi con la Cina sono il 7,7% del totale. Pechino è già il primo partner commerciale del Brasile. Un'espansione dell'1% dell'economia cinese produce un aumento del 2,4% dell'export latinoamericano. Un corposo studio pubblicato ieri dalla Banca interamericana di sviluppo mostra che il modesto ruolodell'India – che pure ha un mercato da oltre un miliardo di persone, con redditi crescenti, ed è povera delle risorse naturali che l'America latina può fornire – è dovuto principalmente a due fattori: i pesanti dazi doganali (i prodotti agricoli latinoamericani pagano il 65% in India, il 12% in Cina) e l'alto costo dei trasporti. Fra l'altro, non ci sono linee di trasporto marittimo dirette fra il grande porto brasiliano di Santos e Mumbai.

 

Nessuno dei due problemi è insormontabile e la soluzione di entrambi dipende soprattutto da una maggior cooperazione intergovernativa, che solo ora sta cominciando a emergere. Brasile e India, peraltro, si trovano fianco a fianco in molti consessi internazionali, a partire dal G-20. L'America Latina inoltre ha con l'India una complementarietà maggiore (commodities da una parte, tecnologia informatica e servizi avanzati dall'altra) che non con la stessa Cina.

 

Quando l'India avrà realizzato pienamente il proprio potenziale di sviluppo anche nei confronti dei paesi emergenti, il suo peso, insieme a quello di Cina e Brasile, servirà ad accentuare una dinamica già in atto nell'economia internazionale. Il cui asse si sta spostando, gradualmente ma non troppo, verso il cosiddetto Sud del mondo, che negli ultimi anni ha fornito più della metà della crescita mondiale. E dove i rapporti Sud-Sud sono sempre più rilevanti, anche per la governance globale.

 

Si tratta di tendenze di lungo periodo che, secondo Stephen King, capo economista della Hsbc, nel suo recente libro Losing control (Yale University Press), minacciano la prosperità dell'Occidente. I paesi avanzati, sostiene King, sono destinati in ogni caso a perdere terreno. Spetta a loro decidere se tentare un'azione di retroguardia, erigendo barriere protezionistiche e rischiando un'altra devastante crisi globale o, adattandosi alla nuova realtà in cui le potenze economiche dominanti sono altre, cercare di ricavarne tutti i benefici possibili. Una conclusione che fa rabbrividire non meno delle storie dell'omonimo maestro dei racconti del terrore.

 

fonte: Il Sole 24 ore

Articolo gentilmente inviato da Marco Stella

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