Conflitti nel campo lontani dall’essere risolti
Uno spartiacque deve però esser delineato tra chi, volendo difendere i propri interessi, lotta stando alla legge (naturale o scritta) e chi, al contrario, facendosi forte per particolari posizioni sociali o forza economica schiaccia l’antagonista con la violenza.
Quali sono gli attori che si muovono su questa grande scena? Vediamoli in ordine d’apparizione: gli indios, coloro ai quali Iddio affidò queste terre ed essendo questa una decisione divina è superiore a qualunque legislazione umana; i discendenti dei portoghesi, coloro che rivendicano la proprietà delle terre generazionalmente perché affidate spesso direttamente dalla monarchia portoghese prima e brasiliana poi; gli afrodiscendenti della diaspora africana, coloro che dopo aver vissuto per tre secoli come schiavi sono stati liberati senza alcun tipo di aiuto obbligandoli di fatto a cercarsi una terra (solitamente le peggiori) e cavarsela; i coloni stranieri (italiani, tedeschi, polacchi e giapponesi in primis) coloro che su invito della corona brasiliana prima e della repubblica poi, si sono trasferiti in Brasile coltivando pazientemente terre allora incolte.
Questi gli attori tradizionali, coloro che negli ultimi 500 anni, con ruoli diversi ed in situazioni molto diverse hanno contribuito alla formazione del Brasile come stato moderno.
Ai discendenti di queste stirpi, tutte comunque con eguali diritti di aver il loro lembo di terra garantito per legge visto che gli errori storici non possono cadere sui figli, nipoti o pronipoti, si sono aggiunti nell’ultimo secolo nuovi attori o meglio, alcuni dei discendenti tradizionali si sono organizzati secondo nuove dinamiche, abbiamo dunque: grandi proprietari terrieri (tendenzialmente eurodiscendenti e dell’alta classe sociale - latifondisti); piccoli proprietari terrieri (di tutte le etnie e diversificate estrazioni sociali) ; lavoratori rurali senza terra (braccianti politicamente organizzati e strumentalizzati); indios organizzati (spesso con l’ausilio di ong o Chiesa cattolica); quilombolas (afrodiscendenti che risiedono in determinate comunità agricole da generazioni); grandi imprese nazionali, multinazionali o transnazionali (solitamente del settore agroalimentare, turistico o estrattivista). Bene tutti questi gruppi sociali entrano spesso in conflitto per diverse ragioni, in primo luogo la proprietà della terra. Indios e quilombolas spesso non hanno documenti che provino la proprietà e terre loro per diritto naturale si trovano di fatto all’interno di latifondi regolarmente documentati. Nel caso dei lavoratori rurali senza terra è avvenuto un altro tipo di problema: lo stato, promettendo la riforma agraria, ha stimolato di fatto l’occupazione di latifondi giocando alla lotta di classe per mera finalità politica (sinistra populista contro destra conservatrice). Per quanto riguarda ad esempio le grandi imprese si è generato il problmema dello sfruttamento delle risorse vitali agli indios o addirittura la distruzione dell’ambiente naturale e l’inquinamento di fiumi e falde acquifere. Tendenzialmente associazioni, ong, la Chiesa ed i partiti agiscono in seno a queste forze che si contendono le ricche terre brasiliane ed abbiamo di fatto associazioni e l’ala di sinistra della Chiesa (Teologia della Liberazione) che difendono la causa degli indios e di alcuni piccoli proprietari terrieri; un gruppo di partiti poltici che al contrario difendono gli interessi dei latifondisti (sono di fatto una potenza in seno al Parlamento in grado di ostacolare ogni interessante proposta di riforma agraria); la sinistra populista appoggia i lavoratori rurali senza terra (che in una disputa tra poveri entrano spesso in conflitto contro gli Indios e i piccoli proprietari terrieri). Poi abbiamo l’ala progressista della politica ed economia brasiliana (progressista in senso economico) che fa da spalla alle imprese nazionali, miltinazionali e transnazionali che sfruttano la terra in pro del “progresso”.
Tale ingarbugliatissima situazione è frutto della secolare incapacità, da parte degli amminstratori, di riconoscere il cittadino brasiliano come soggetto in quanto tale e non frazionando la società in lusobrasiliani, afrodiscendenti, coloni e seminando di fatto il germe della lotta di classe e del razzismo. Lontanissimo dall’esser risolto, il conflitto nel campo, è un grave problema che si traduce di fatto nell’uccisione di decine di persone ogni anno (tendenzialmente i meno protetti e più poveri). Solo statisti di peso possono equilibrare la situazione attraverso una seria riforma agraria e politica di occupazione delle terre forestali, ma la nobile figura dello statista è ormai cosa d’altri tempi e gli amministratori di oggi (a livello generale non solo in Brasile) non sono che semplici servi dei poteri forti. Peccato. Il progresso dell’umanità è in notevole ritardo!
Marco Stella, Rio de Janeiro
Portale dei Lombardi nel Mondo














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