Contro la corruzione
La corruzione è il fenomeno politico più diffuso nei due paesi: sono corrotti tanto a destra quanto a sinistra, sono corrotti i politici dei partiti di governo tanto quanto lo sono quelli dell’opposizione (che lo sembrano meno solo per la mancanza di opportunità). Non sono corrotte solamente le classi politiche dei due paesi, ma lo sono anche gli amministratori delle statali e delle municipalizzate, lo sono gli amministratori delegati delle grandi imprese private che fanno affari col pubblico e, cosa ancor più grave, lo sono i magistrati e tutte quelle forze preposte al controllo, quelle che dovrebbero frenare appunto il dilagare di questo deplorevole fenomeno. Insomma, corrotti sono i nostri popoli, appunto perché corrotti, corrutori o potenziali tali sono la maggior parte dei cittadini dei due paesi, tanto distanti quanto simili. È la cultura del furbo, quella che fa in modo che si dia del fesso ai pochi onesti, è questa appunto la cultura che offre il terreno fertile alla corruzione, ma se la mentalità del cittadino è ardua da plasmare e può esser cambiata solamente con la maturazione etica della società, dunque con molta pazienza, tale pazienza non la si può avere nei confronti di amministratori, magistrati e agenti corrotti.
La corruzione non va mai accettata o considerata qualcosa di normale, un dato di fatto da trattarsi in libri di sociologia. Non si può accettare la corruzione come una costante dei rapporti tra la classe politica e quella economica o come parte del gioco della spartizione del potere. È dunque necessario che si studino metodi di fiscalizzazione e si elaborino leggi più adeguate, che siano in grado di ostacolare il più possibile tale fenomeno. Indubbiamente tale presa di posizione da parte dei tre poteri potrà esser intrapresa esclusivamente se vi saranno, da parte della società civile, l’impegno e l’insistente determinazione nell’esigere che ci si muova in tal senso. Sembrerebbe che si stia parlando di un cane si morde la coda: come possono popoli corrotti nelle piccole azioni del quotidiano esigere che i loro amminstratori sian migliori di loro stessi? Questa è stata spesso la scusa usata da molti per normalizzare tale fenomeno, ma come ho evidenziato prima non si può accettare la corruzione solo perché parte della socetà è egualmente corrotta. Sta dunque alla parte sana della società – delle società visto che sto facendo un parallelo tra Italia e Brasile- fare il primo passo: esigere che i tre poteri intraprendano serie battaglie (senza quel clima da caccia alle streghe di mani pulite) affinché i meccanismi che rendono la corruzione “una cosa normale” vengano spezzati. A parte la già citata e poco riuscita mani pulite (dico poco riuscita perché se avesse funzionato non mi troverei a distanza di quasi 20 anni a scrivere questo articolo) l’Italia non ha più fatto, in questi ultimi anni, serie manifestazioni contro la corruzione dilagante; i governi non hanno pensato a leggi speciali contro la corruzione dilagante; il mondo giuridico non ha fatto passi particolari contro la corruzione dilagante. L’Italia su questo versante è ferma. Il Brasile al contrario ha dato vita, negli ultimi tempi, a sonore e decorose manifestazioni contro la corruzione, l’attuale presidentessa ha fatto piccoli ma decisi passi in tal senso; le forze dell’ordine si stanno autocorreggendo e tutto questo perché parte della popolazione ha alzato la voce. È ancora poco, sì, indubbiamente, ma è molto per un popolo che ha pochi decenni di vita parlamentare democratica alle spalle, al contrario di noi italiani che dovremmo avere l’etica politica nel nostro dna. Se dunque è vero che la corruzione accomuni l’Italia e il Brasile devo comunque concludere applaudendo gli sforzi del giovane gigante verde-oro e rimproverare il mio Bel Paese.
Marco Stella, Rio de Janeiro
Portale dei Lombardi nel Mondo














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