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La lingua italiana in Brasile

La diversità culturale del popolo brasiliano è direttamente correlata al fenomeno migratorio: nel corso della storia, per varie ragioni politico-geografiche, persone di altri paesi sono sbarcate in Brasile in cerca di migliori condizioni di vita

 

di Guilherme Balista

 

È innegabile che il contatto con italiani, tedeschi, spagnoli, giapponesi, polacchi, ucraini, siriani-libanesi, ebrei, oltre che con latri popoli, abbia influenzato le abitudini, tradizioni e persino la lingua parlata nel paese. In brasile, infatti, si parla un portoghese differente rispetto a quello usato in Portogallo.

Oggi, quasi tutti gli italo-brasiliani parlano portoghese come lingua madre. La maggior parte degli italiani che sono immigrati in Brasile non parlava la lingua italiana colta. Fondamentalmente, l'italiano che conosciamo oggi non è altro che il dialetto toscano elevato alla condizione di lingua ufficiale d'Italia. Questo dialetto fu arbitrariamente scelto come lingua principale del Regno d'Italia per il prestigio culturale della Toscana e, soprattutto, di Firenze. Gran parte degli immigrati italiani arrivò in Brasile nella seconda metà del XIX secolo, quando l'analfabetismo era dominante in Italia. Questi immigrati, con l'ovvia eccezione dei toscani, parlavano altre lingue e dialetti regionali. La lingua italiana si diffuse in Italia solo dal XX secolo con l'alfabetizzazione di massa, un processo relativamente recente (fino agli anni '50, la maggior parte della popolazione ancora si esprimeva in dialetto). Gli immigrati, quando conoscevano la lingua italiana, erano limitati ad un "italiano popolare", nel quale mescolavano l'italiano con il loro dialetto regionale.

Pertanto, gli immigrati italiani portarono in Brasile una varietà di dialetti, oltre all'italiano popolare. Nel nuovo ambiente, essi hanno dovuto assorbire la lingua portoghese, in quanto strumento di comunicazione con i brasiliani. Da un lato, l'inserimento nella nuova società e il benessere economico permisero agli emigati dalla Penisola italiana di mantener le proprie culture e la lingue native. Dall'altro, la ricerca di un adattamento al nuovo ambiente portò ad un'alienazione della persona, che volendo inserirsi nella società brasiliana, all'epoca erroneamente considerata superiore, spingeva gli emigrati italiani a nascondere le loro parlate di provenienza.

Nei primi decenni dell'immigrazione vi fu una grande resistenza da parte della comunità italiana ad integrarsi con i brasiliani. Il processo d'integrazione è stato lento, perché molte colonie erano situate in zone isolate o relativamente indipendenti della popolazione brasiliana. Ciò ha permesso il mantenimento dell'uso del linguaggio dialettale per generazioni.

Spesso, nel primo contatto con la lingua portoghese, gli immigrati della prima generazione, a causa di fattori come l'età avanzata, i matrimoni mononazionali o un basso livello di socializzazione con i brasiliani, si accontentavano solo di una ragionevole conoscenza del portoghese, delegando ai bambini la funzione di parlare fluentemente la lingua ufficiale dello stato. Questi bambini venivano spesso educati in dialetto, o in italiano popolare se i genitori parlavano dialetti diversi. Il portoghese, generalmente, era la terza lingua imparata. Un italiano, ad esempio, usava il portoghese per comunicare con un brasiliano o un altro straniero, ma usava l'italiano, oppure il dialetto, per comunicare con gli altri italiani. La lingua da utilizzare dipendeva, quindi, dall'interlocutore. Spesso, gli italiani mescolavano portoghese, italiano e dialetto nella stessa conversazione.

L'italiano e diversi dialetti della Penisola Italiana influenzarono il portoghese del Brasile nelle zone di maggior concentrazione di immigrati, come nel caso di San Paolo. La convivenza tra portoghese e italiano ha creato una parlata molto più aperta e meno nasalizzata rispetto al portoghese di Rio de Janeiro. La diversità del linguaggio degli immigrati risultò ad un modo di parlare che differisce sostanzialmente del parlare caipira (un dialetto della lingua portoghese parlato all'interno dello Stato di San Paolo, ad est e sud di Mato Grosso do Sul, a sud di Minas Gerais, a sud di Goiás, a nord di Paraná, e nelle zone rurali del sud di Rio de Janeiro), prevalente nella zona prima dell'arrivo degli italiani. Il nuovo parlato fu stato forgiato dalla mescla del calabrese, napoletano, veneziano, portoghese e ancora il caipira.

La maggior parte degli italiani ha imparato il portoghese grazie al contatto con la gente, nelle strade, al lavoro o nel tempo libero. Questo si può percepire, ad esempio, nel canzoniere nazionale e nella letteratura brasiliana dell'epoca. Nella canzone dell'italo-brasiliano João Rubinato (meglio noto col suo nome d'arte, Adoniran Barbosa), figlio di immigrati da Cavarzere (VE), il "Samba Italiano" è un buon rappresentante del parlare straniero in Brasile. Con ritmo tipicamente brasiliano, l'autore mescola portoghese e italiano, dimostrando ciò che accadeva e si verifica ancora in alcuni quartieri di San Paolo:

"Gioconda, piccina mia,

Va brincar en il mare en il fondo,

Mas atencione per tubarone, ouvisto?

Hai capito, mio San Benedito?".

Piove, piove,

Fa tempo che piove qua, Gigi,

E io, sempre io,

Sotto la tua finestra

E voi senza me sentire

Ridere, ridere, ridere

Di questo infelice qui

Ti ricordi, Gioconda,

Di quella sera en Guarujá

Quando il mare te portava via

E me chiamaste: "Aiuto, Marcello!

La tua Gioconda ha paura di quest'onda".

In certe località brasiliane è ancora possibile riconoscere le specificità dialettali italiane (ad esempio, la comunità dei pomerani, dove il dialetto trentino è ancora presente). Ma, in genere, le colonie erano abitate da persone provenienti da diverse parti d'Italia. Considerata la una predominanza demografica dei veneti, con il passare del tempo si rafforzò il talian, una variante del dialetto veneto parlato sopratutto in Espírito Santo, Rio Grande do Sul e Santa Catarina.

Il veneto parlato in Brasile è arcaico rispetto a quello parlato in Italia oggi, in quanto è simile all'italiano usato nel XIX secolo. Inoltre, con l'avvento della radio e della televisione, iniziò un'interferenza del portoghese nel veneto parlato dagli immigrati in Brasile. Di conseguenza, il Talian si è evoluto in modo diverso rispetto alla varietà parlata in Italia. Una volta che ha incorporato elementi lessicali della lingua portoghese, il Talian si è mantenuto collegato al modo in cui si parlava nel XIX secolo. Quindi, il termine talian è usato per differenziare il veneto parlato in Brasile dal dialetto veneto usato oggi in Italia.

Negli anni '30 e durante la Seconda Guerra Mondiale, il Brasile entrò in guerra contro l'Italia, ed approvò una campagna di nazionalizzazione che portò all'insegnamento obbligatorio del portoghese, e bandì l'uso di un'altra lingua. Gli italiani erano considerati la "quinta colonna" e, di conseguenza, ebbe luogo una repressione poliziesca nelle colonie contro l'uso della lingua italiana. Nello stesso periodo, si formò un nuovo gruppo di oriundi, più urbani e arricchiti, che disprezzavano il dialetto e davano la preferenza al portoghese, inferiorizzando il parlante del talian. Tutti questi fattori portarono i genitori di emigrati italiani di seconda generazione a decidere di non trasmettere la lingua ai propri figli per evitare che essi fossero discriminati nelle scuole. L'esodo rurale ha anche contribuito al declino dell'uso dialettale, poiché nei grandi centri il portoghese era dominante e le generazioni nate in ambiente urbano non hanno acquisito il dialetto come lingua madre.

Negli ultimi anni, i governi regionali stanno cercando di rivitalizzare il talian. Non si sa precisamente il numero di parlanti del veneto in Brasile, ma le stime indicano circa 500 mila, dato che hanno il portoghese come propria lingua madre. Diversi libri sono già stati pubblicati in questa lingua e ci sono stazioni radio che trasmettono alcune ore della programmazione in talian.

Gli Stati di Rio Grande do Sul e Santa Catarina approvarono il talian come patrimonio ufficiale linguistico e i comuni di Antônio Prado, Bento Gonçalves, Caxias do Sul, Flores da Cunha, Nova Roma do Sul e Serafina Corrêa hanno la lingua come co-ufficiali insieme al portoghese. Nel 2014, la lingua è stata certificata come patrimonio nazionale brasiliano.

In diversi comuni l'insegnamento dell'italiana è obbligatorio, come Antônio Prado, Bragança Paulista, Brusque, Criciúma, Francisco Beltrão e Venda Nova do Imigrante. Il governo dello Stato di San Paolo, con il suo Centro di Studi di Lingue, offre gratuitamente agli studenti delle scuole pubbliche l'opportunità di imparare italiano e altre lingue della comunità immigrata in Brasile, come francese, inglese, giapponese, spagnolo e tedesco.

Ancora oggi l'accento di molti brasiliani è segnato dalla lingua italiana. È da notare l'influenza, poiché anche le persone senza nessuna origine in Italia hanno avuto interferenza sul suo accento. La lingua persiste nel tempo, le sue caratteristiche fonetiche sono state assorbite e rimangono ancora di generazione in generazione.

"(...) l'impressione di stupore di un mineiro [chi nacque in Minas Gerais] in conoscere San Paolo nel 1902: 'Le mie orecchie e i miei occhi assorbirono scene indimenticabili. Non so se l'Italia o sarebbe meno a San Paolo. Nel tram, nel teatro, nella strada, in chiesa, la lingua di Dante è più parlata che quella di Camões. I più grandi e numerosi commercianti e industriali erano italiani'.  Sousa Pinto, un giornalista portoghese che è stato nella città all'epoca, non è riuscito a farsi capire da vari cocchieri di tilburi, tutti parlando dialetti peninsulari e gesticolando al napoletano. Scritte in italiano erano anche le tavolette di vari edifici. 'Troviamoci a pensare se per uno strano fenomeno di letargia invece di scendere a San Paolo saremmo andati nella Città del Vesuvio' (...)". (Ernani da Silva Bruno, autore di "Storie e Tradizioni della Città di San Paolo")

"Si sente parlare italiano più a San Paolo che a Torino, a Milano, a Napoli, perché mentre da noi si parla il dialetto, a San Paolo tutti i dialetti si fondono sotto l'influsso dei Veneti e dei Toscani, che sono in maggioranza, ed i nativi adottano l'italiano come lingua ufficiale". (Gina Lombroso, in viaggio a San Paolo all'inizio del XX secolo, autrice di "Nell'America Meridionale (Brasile-Uruguay-Argentina)")

Guilherme Balista, italo-brasiliano, oriundo di una famiglia d'immigrati di Quistello (MN), è nato il 20 settembre 1991 a São José do Rio Preto (San Paolo del Brasile) e trascritto a Predaia (TN). È pastore battista, professore, teologo e traduttore italiano/portoghese con giuramento presso il Tribunale di Mantova. Ha studiato cinema e TV al Progetto LabCom e si è laureato in teologia presso il Seminario Teologico del Centro Apologetico Cristiano di Ricerche. Oltre all'italiano, parla portoghese e spagnolo

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