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Expo 2015: Consiglio garantisce supporto al Commissario straordinario Letizia Moratti

Approvato un ordine del giorno sottoscritto da PdL, Lega Nord e UdC. Si Contrari i Gruppi PD, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà e Partito Pensionati. Gli interventi

Il Consiglio regionale garantisce il supporto al Commissario Straordinario per la realizzazione di Expo 2015 Letizia Morattiper l’attuazione di una rapida soluzione mediante l’accordo con i privati proprietari delle aree situate nel sito espositivo, vigilando altresì che le condizioni di legittimità e convenienza economica siano pienamente rispettate a garanzia dei principi di pubblico interesse”.

E’ questo il punto più significativo di un ordine del giorno sottoscritto da PdL, Lega Nord e UdC e approvato dal parlamento lombardo nel corso di una seduta di Consiglio in cui si è dibattuto su Expo 2015. Si sono espressi in modo contrario i Gruppi del Partito Democratico, dell’Italia dei Valori, di Sinistra Ecologia e Libertà e dei Pensionati.

Gli stessi gruppi di minoranza (con la sola astensione di Fabio Pizzul e Fabrizio Santantonio del Partito Democratico) hanno invece dato il loro consenso agli altri punti dello stesso ordine del giorno, che impegna il Presidente della Giunta regionale Roberto Formigoni a tutelare la trasparenza e a vigilare per evitare possibili infiltrazioni mafiose, ad aprire un dibattito sulla “grande funzione urbana” di Milano da identificare sulle aree Expo dopo il 2015, a garantire la promozione dell’eccellenza della sanità lombarda come “vetrina della salute” , a promuovere il sistema economico lombardo all’interno di Expo 2015 e a sostenere la stesura di accordi con i territori lombardi per la loro promozione.

Il Consiglio regionale ha quindi approvato con la sola astensione del gruppo della Lega Nord anche l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico, da Sinistra Ecologia e Libertà e dai Pensionati, che, tra le altre cose, impegna il Presidente della Giunta lombarda a far sì che le possibili valorizzazioni siano individuate tenendo conto della compatibilità e della sostenibilità ambientale, a far sì che la congruità delle valorizzazioni sia effettuata secondo le condizioni previste dall’accordo di programma e ad adoperarsi a sostegno dell’utilizzo degli strumenti più idonei già individuati nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 27 luglio scorso.

Si va avanti: nessun passo indietro su Expo ma, con responsabilità istituzionale, è emersa da parte di tutti i Consiglieri la necessità di portare a compimento quelle soluzioni definitive in vista dell’incontro della prossima settimana con il Bie” – ha detto il Presidente del Consiglio regionale Davide Boni - “Sono molto soddisfatto – ha aggiunto i- che il Consiglio Regionale si sia espresso su una tematica così importante. Con tutta probabilità fin dall’inizio del percorso dovevano essere effettuati passi ben diversi da quelli che poi sono stati compiuti ma, arrivati a questo punto, è essenziale avere un dossier completo così come richiesto dal Bie. Il punto è che ad oggi – ha concluso il Presidente del Consiglio- non possiamo rischiare di perdere un evento importante come Expo: se questo dovesse succedere tutti i lombardi perderebbero un’occasione unica e irripetibile per rilanciare il nostro tessuto economico e sociale”.

Per il Presidente della Regione, Roberto Formigonici siamo mossi nell’ottica del mandato conferitoci dal Consiglio regionale. Regione Lombardia ha sostenuto la Newco, la spa con partecipazione pubblica maggioritaria allargata ai privati per l’acquisizione delle aree. Il Commissario cui è stato affidato l’Expo preferisce invece percorrere la strada degli accordi con i privati. E allora con buonsenso e realismo ne prendiamo atto, consapevoli che  dobbiamo comunque garantire il nostro supporto affinché l’Esposizione Universale del 2015 possa svolgersi regolarmente. Formigoni, nel suo intervento, ha sottolineato che l’ipotesi Newco oltre ad avere oneri limitati nell’acquisizione delle aree, avrebbe garantito trasparenza nelle scelte e allo stesso tempo permesso di governare il percorso post Expo e valorizzare le aree sui si svolgerà.

Nel corso del dibattito che è seguito, Enrico Marcora, dell’Udc, ha evidenziato come la questione maggiore deve riguardare l’utilizzo che si farà delle aree Expo dopo il 2015. L’esponente dell’Udc ha chiesto che sia un ente superpartes a “stabilire un equo e giusto valore per le aree sulle quali si deve realizzare l’Expo”.Queste aree – ha detto Marcora – finalmente ci potrebbero permettere di realizzare importanti interventi pubblici. Penso ad esempio alla realizzazione del nuovo Tribunale e di una cittadella della Giustizia, l’ampliamento del carcere di Bollate e il trasferimento di quello di San  Vittore, sulla cui area finalmente Milano potrebbe poi realizzare un vero proprio Central Park”.

Il Vice Presidente del Consiglio Filippo Penati (PD) ha ribadito le ricadute positive che, nel 2006, furono elencate a Parigi nel giorno della candidatura di Milano come sede Expo. “Ricordo – ha detto Penati – che tutti sottolineavano la quantità degli investimenti che tale evento avrebbe mosso, con ricadute positive sull’economia, l’occupazione, il turismo e il verde. Il 19 ottobre, tra qualche giorno, il Bie si dovrà esprimere e tutti noi speriamo che non ci siano ricadute negative perché Milano è in grave ritardo e tutti noi dobbiamo evitare che qualcuno al Bie possa, a distanza di quattro anni, pentirsi di avere puntato su di noi anziché su Smirne e la Turchia. Letizia Moratti non ha fatto mai uso dei suoi poteri, forse perché prevenuta ideologicamente verso il concetto di esproprio. E il risultato è che oggi abbiamo consegnato ai privati il coltello dalla parte del manico. Sulle aree si parla di comodato d’uso ma la soluzione che si sta prospettando ha una definizione ingannevole e ambigua perché è un’opzione, quando in verità ci troviamo davanti solo a un diritto di superficie oneroso”.

Fortemente critico anche l’intervento del capogruppo dell’Italia dei Valori Stefano Zamponi, che ha accusato Formigoni di “mancare gravemente di rispetto al ruolo del Consiglio regionale”. “Non si può garantire comunque l’appoggio alla Moratti –ha detto Zamponi, rivolgendosi al Presidente della Regione- senza prima aver informato e sentito il Consiglio che aveva dato mandato per un percorso e una soluzione diversa da quella poi adottata”. Zamponi ha quindi richiamato l’articolo 42 della Costituzione che evidenzia come l’esproprio sia sempre consentito per motivi di interesse generale: “L’esempio della Pedemontana è evidente –ha aggiunto il capogruppo dell’Italia dei Valori- lì si demolisce senza scrupoli la casa a tanti poveretti per consentirne la realizzazione, come mai invece non si hanno allora gli stessi scrupoli nei confronti dei privati proprietari delle aree Expo?”.

Per il capogruppo della Lega Nord Stefano Galli, l’Expo è fonte di attese e aspettative notevoli per il territorio lombardo, non solo in termini economici e occupazionali. “Dopo due anni e mezzo, però, - ha sottolineato Galli- ci troviamo oggi con molti problemi irrisolti e non abbiamo certo brillato per efficienza: bisogna ora superare i tentennamenti e andare avanti in modo deciso.  La Lega Nord non pone vincoli sulla strada indicata dalla Moratti per l’acquisizione delle aree, solo chiede di procedere finalmente con tempestività e in modo condiviso: si tratta –ha aggiunto Galli- di consegnare alla Lombardia e a Milano un patrimonio infrastrutturale che può e deve essere duraturo nel tempo, e nel fare questo occorre garantire la massima trasparenza delle procedure tutelandoci anche da possibili infiltrazioni mafiose”.

Chiara Cremonesi, capogruppo di Sinistra-Ecologia e Libertà, ha posto l’accento “sullo scontro tra istituzioni cui stiamo assistendo e alle soluzioni prefigurate che non garantiscono per niente l’intereresse pubblico. Anche l’opzione dell’esproprio – ha detto Cremonesi – rappresenta una scelta tardiva e che non ci mette al riparo dalla speculazione. Siamo in ritardo su tutto, sui terreni ma anche sui contenuti che dovranno caratterizzare l’Expo del 2015”.

Alessandro Alfieri del Partito Democratico ha evidenziato soprattutto che in tutta la partita Expo i territori non “sono stati coinvolti”. “I comuni della cintura milanese –ha evidenziato– sono stati trattati con distacco mentre invece la funzione stessa che ha l’Expo, cioè  quella di lasciare un’eredità importante ai territori che vi partecipano e non solo dal punto di vista infrastrutturale, avrebbe dovuto spingere per una partecipazione più attiva ti tutti i soggetti interessati”.

Roberto Sola dell’Italia dei Valori è stato molto critico, lamentando “l’’incapacità di un triumvirato che sulla carta poteva contare tutta l’armonia possibile per fare strategia e produrre contenuti”. “Formigoni, Moratti e Podestà –ha detto Sola– potevano contare su un altro asse di centrodestra che è quello del governo. Dopo due anni e mezzo invece il risultato è una fiera dell’incertezza. 925 giorni sono stati buttati al vento, dall’Expo delle terra si è passati a un’Expo dei terreni, col rischio che la regione si trasformi in una grande immobiliare”.

Per l’Assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo, “le vicende dei terreni stanno facendo passare in secondo piano gli interventi importanti che si stanno portando avanti, tutti progetti che fanno parte del dossier Expo”. Cattaneo ha spiegato che gli interventi riguardano 65 opere infrastrutturali. “Siamo – ha poi aggiunto - nei tempi. Tutti i progetti una volta realizzati  permetteranno  l’accesso diretto alle aree dell’esposizione universale con i mezzi pubblici”.

L’intervento di Cattaneo è stato criticato da Carlo Borghetti (PD), che ha sottolineato come non contenga nulla di nuovo nell’elencazione delle opere da realizzare. “Regione Lombardia – ha detto - ha un dovere e una responsabilità maggiore del Comune di Milano, è bene che li eserciti e sappia mantenere fede ai propri impegni, in particolare su quelli infrastrutturali e viabilistici”.

In conclusione Valerio Bettoni (UdC) ha auspicato che l’Expo sappia mantenere gli impegni e tenere fede alle aspettative generate, senza però venir meno ai principi della tutela ambientale e della salvaguardia dei territori.

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