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Fontana: “Per la Regione Lombardia l’emigrazione storica è un valore. Al via il lavoro per ammodernare la legge sui lombardi nel mondo”

Roma 24 settembre 2018 - Per la Regione Lombardia la numerosa emigrazione storica dal proprio territorio continua ad avere un valore rilevante. Lo afferma a chiare lettere il presidente Attilio Fontana in questa lunga e articolata intervista esclusiva concessa al nostro portale

 

 

 

di Luciano Ghelfi

 

 

 

E proprio per questo è partita una riflessione per attualizzare la legge regionale sull'emigrazione la numero 1 del 1985, che dopo 33 anni ha bisogno di un tagliando. Varesino, 66 anni, Fontana siede al piano più alto di Palazzo Lombardia dal marzo scorso. E in questo colloquio spiega che serve una ricognizione dei lombardi del mondo oggi. Solo così si potrà tener conto anche dell’emigrazione intellettuale di oggi, quella con il tablet al posto della valigia di cartone, magari provando a pensare politiche per rendere la Lombardia, oggi più che mai locomotiva d’Italia, sempre più attrattiva e far ritornare qualcuno di coloro che scelgono di studiare e lavorare all'estero.

 

Presidente Fontana, da decenni la Regione Lombardia è la più ricca, produttiva e dinamica d’Italia. nel suo passato però è stata terra di intensa emigrazione: nei 50 anni che hanno preceduto la prima guerra mondiale forse un milione e mezzo di lombardi ha cercato fortuna all'estero. Ne consegne che in giro per il mondo vi sono milioni di discendenti dei lombardi. Si partiva da tutte le province, dalla Brianza, come dalla Valtellina, dalle valli bresciane e bergamasche, come dalle campagne mantovane e cremonesi. Ha ancora un valore questo legame per la Regione Lombardia?

“Certo che ha un valore: noi lombardi abbiamo la nostra terra, i nostri laghi, fiumi, montagne, campagna nel cuore. Ogni area, ogni città ha le sue caratteristiche, abbiamo esportato la lingua e con essa anche le inflessioni dialettali tanto care ai nostri genitori e nonni. E da lombardo in Lombardia, ci tengo a mantenere un legame forte con chi in passato ha scelto di portare il nostro territorio fuori dal Paese.

Nel contesto delle relazioni internazionali che intrattiene con tutto il mondo e delle proprie missioni economiche e istituzionali, Regione Lombardia entra costantemente in contatto con italiani e lombardi residenti all'estero e con i discendenti di concittadini trasferiti fuori dai confini nazionali. Quasi sempre si tratta di persone che grazie alle loro capacità, alla loro preparazione e alla dedizione al lavoro si sono conquistate posizioni di prestigio nei settori dell’impresa, dell’università, della cultura, delle istituzioni e si sono inserite con successo nei Paesi in cui vivono. Ma continua a essere forte, in tutti loro, un legame profondo con la terra d’origine e un desiderio di mantenere canali di dialogo e di incontro. Noi raccogliamo queste istanze, e ne facciamo il punto di partenza per nuovi progetti e nuove collaborazioni.

Penso, per fare un esempio, alle iniziative condotte negli scorsi anni insieme alla NIAF, la National Italian American Foundation, che hanno consentito di raccogliere fondi per finanziare la manutenzione del Duomo di Milano, promuovere oltreoceano progetti del Museo della Scienza e della Tecnologia e dell’Accademia del Teatro alla Scala, favorire lo scambio studentesco, dare visibilità all’Expo 2015 negli USA e così via…”

 

Sino a una decina di anni fa il tema degli italiani nel mondo era di attualità. E la Regione Lombardia nel 1985 si era dotata di una delle primi e più innovative leggi per mantenere i contatti con la propria emigrazione storica. La legge è ancora in vigore, ma sembra finita un po’ nel dimenticatoio, come tutta questa tematica. C’è la possibilità che venga rispolverata dalla giunta che Lei guida? Si prevedeva una Consulta e una dotazione di fondi per iniziative rivolte ai discendenti.

“Credo occorra prima di tutto fare una ricognizione dello stato attuale dei lombardi nel mondo, di modo che si possa valutare come valorizzarli. E di lì, eventualmente, avviare un percorso di valutazione per capire se la legge del 1985 si ancora uno strumento adeguato nel contesto odierno, se debba o meno essere attualizzata, e quali possano essere le modalità e le risorse più efficaci con le quali andare incontro alle esigenze dei lombardi nel mondo. Si tratta di un tema sul quale è già in corso da parte nostra una riflessione.”

 

Le nuove tecnologie, i social, le comunicazioni via internet possono aiutare a superare i campanilismi, per cui la rappresentazione della nostra emigrazione è sempre stata su base provinciale (bergamaschi, comuni, valtellinesi, mantovani, ecc.), e non regionale?

“Il web, oggi, è sicuramente il canale privilegiato per unire i lombardi ai lombardi nel mondo, per consentire una condivisione delle informazioni in tempo reale, per raggiungere anche i luoghi e le comunità più remote e meno strutturate. E senza dubbio può contribuire ad avvicinare tra loro anche tutti i soggetti dell’associazionismo che operano in questo ambito, favorendo la creazione di reti e sinergie dove identità provinciali e regionali possano coesistere e sostenersi reciprocamente”.

 

Dalla Lombardia, come da tante regioni d’Italia, anche oggi si continua a partire per andare a lavorare all'estero, anche se l’emigrazione di oggi ha il tablet sottobraccio, e non la valigia di cartone. Partono giovani in gamba, che magari non trovano adeguate opportunità di lavoro. La Regione ha in mente una strategia non perdere i contatti e per consentire a chi vuole di rientrare, magari con un surplus di esperienza appresa all'estero?

“Il miglior modo per stimolare la voglia di tornare in chi parte per l’estero per motivi di studio o di lavoro è creare condizioni più favorevoli alla costruzione di una vita, di una famiglia: a livello regionale, in tutti i settori, stiamo mettendo in atto politiche e iniziative per farlo.  Promuoviamo le imprese per attirare investimenti e creare dunque indotto lavorativo dove poter impiegare più persone. Investiamo più degli altri nella ricerca, per offrire orizzonti professionali ai giovani e più stimoli alle imprese. Mettiamo in campo politiche di conciliazione vita-lavoro che consentono alle giovani mamme di non rinunciare alla carriera dopo la gravidanza. Miglioriamo costantemente il servizio sanitario, garantendo un percorso di cura tra i più avanzati al mondo, e dunque la fiducia nel sistema. Promettere la possibilità di uno standard di vita elevato può attirare di nuovo a casa chi si è temporaneamente allontanato e può giovare alla nostra Lombardia perché chi torna dall'estero può portare un valore aggiunto alla nostra realtà. In ogni caso, anche questo è un tema che trova spazio all'interno della riflessione che stiamo facendo sulla legge del 1985 e sulle possibili misure ad essa legate.”

 

Di sicuro la Lombardia è diventata un polo attrattivo. In tanti vi cercano fortuna. Nelle università lombarde si viene a studiare non solo dal resto d’Italia, ma anche spesso dall'estero. Esiste una emigrazione di necessità, accanto alla quale ve ne è una intellettuale. C’è un piano per valorizzare i migliori cervelli e rendere la Lombardia ancora più competitiva?

“Le scuole e gli atenei lombardi sono già tra i migliori. Ne sono una testimonianza i dati: ogni anno i nostri istituti accolgono migliaia di studenti sia italiani che esteri. Certamente, non possiamo accontentarci di questo, ma dobbiamo continuare a migliorare per mantenere l’offerta al passo con le sempre più rapide evoluzioni del mercato del lavoro.

Regione Lombardia lo fa investendo risorse nell'ammodernamento delle strutture e degli strumenti didattici, favorendo legami sempre più stretti tra il mondo della scuola e quello dell’impresa, incoraggiando la formazione continua durante l’intero arco della vita professionale.

Al contempo, occorre offrire ai giovani opportunità lavorative di alto livello, stabili, proiettate a grandi progetti. E quindi sostenere l’impresa, favorire la formazione di poli produttivi avanzati che richiedano professionalità del futuro, incoraggiare l’insediamento dei centri di ricerca, attrarre investimenti aziendali dall'estero, puntare sull'innovazione, le start up e le industrie 4.0. Tutte le nostre politiche puntano in questa direzione.”

 

La migliore vetrina di Milano e della Lombardia nell'ultimo decennio è stato l’Expo 2015. Qual è l’eredità che l’Expo ha lasciato? E come verrà valorizzata nel futuro?

“La Carta di Milano, sottoscritta in occasione dell’Esposizione Universale, è un’eredità vocazionale al diritto al cibo. Expo è stata l’occasione per concentrare l’attenzione del mondo sul valore del mangiar bene e della nutrizione per tutti: l’eredità che ne deriva è una grande consapevolezza della necessità di proteggere le nostre terre e investire in un’alimentazione sana da cui deriva la buona salute.

Grazie a Expo siamo entrati in contatto con centinaia di delegazioni, istituzioni, imprese estere con le quali abbiamo aperto canali di contatto che sono andati oltre Expo, e che stanno dando vita oggi a collaborazioni e progetti importanti, in tutti i campi.

Lo sforzo organizzativo, con il coinvolgimento di decine di migliaia di persone in una macchina logistica senza precedenti, ha consentito di sviluppare nuove capacità e nuove professionalità. Ha fatto curriculum. E ci è servita da biglietto da visita per conquistare l’assegnazione di altri grandi eventi internazionali nel prossimo futuro. Penso alla Sessione 2019 dell’Assemblea del Comitato Olimpico Internazionale, o all'edizione 2020 del World Routes. Infine, aggiungo che Milano ha ereditato un grande spazio che diventerà sede di Innovazione e Ricerca, due leve che devono promettere lo sviluppo sostenibile e responsabili del territorio”.

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