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XIX Giorno della Memoria: Vice Presidente Borghetti e Consigliere Segretario Violi all’evento al Teatro alla Scala di Milano con la senatrice Liliana Segre

Milano, 22 gennaio 2019 – Nella ricorrenza del XIX Giorno della Memoria, un Teatro alla Scala gremito e un'ovazione hanno accolto la senatrice Liliana Segre, nel corso dell’incontro di questa con gli studenti delle scuole milanesi introdotto da Enrico Mentana. L'evento è stato promosso dall'ANPI Scala, dall'ANPI Provinciale di Milano e dall'Associazione Figli della Shoah.

Dopo i saluti iniziali di Anna Scavuzzo, Vice Sindaco di Milano, del Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Roberto Cenati e della Vice Presidente dell’Associazione Figli della Shoah Daniela Tedeschi, è seguito un breve brano musicale che ha anticipato la testimonianza di Liliana Segre, senatrice a vita, superstite dell'Olocausto e testimone dei campi di concentramento nazisti.

Sopravvissuta ad Auschwitz, 88 anni, Liliana Segre ha collegato la sua storia ai temi dell'attualità: “Vi parlo come una nonna, sono qui per raccontarvi come un giorno sono stata espulsa dalla scuola quando avevo 8 anni per la sola colpa di essere nata. Per la colpa di essere ebrea. Anch'io sono stata una clandestina nella terra di nessuno e sono stata una richiedente asilo. Mi disse l'ufficiale svizzero che non era vero che in Italia c'era la guerra e ci rimandò indietro”. Ricordando la sua marcia nella neve attraverso i boschi del Varesotto, con i contrabbandieri "che si sono fatti le ville portando disperati” ha sottolineato come “io questa gente la paragono agli scafisti di oggi".

Segre ha esortato i liceali in teatro a essere coraggiosi, “a trovare la sera un momento di silenzio per riflettere su quel che è stato, a leggere Primo Levi, capace di descrivere senza retorica l'orrore. Io sono stata un numero, privata del nome, ridotta a un pezzo, bastonata e presa a calci pugni e sberle, senza possibilità di capire perché, come i vitelli condotti al macello. Su 605 persone partite e deportate con me da Milano, solo 30 donne vennero mandate al lavoro invece che alle camere a gas. Su 775 bambini sotto i 14 anni deportati ad Auschwitz, solo 25 sono sopravvissuti. Ma ancora oggi i negazionisti trovano la strada libera per dire che non c'è stato nessuno sterminio”.

Particolarmente commovente infine il ricordo che la senatrice ha tracciato della “marcia della morte” verso la Germania di fine gennaio 1945 in seguito all’evacuazione del campo di Auschwitz Birkenau e il suo racconto dello “spuntare dei primi fili verdi di erba nei campi e dell’arrivo dei primi germogli in quella primavera che anticipò la liberazione di tutti noi”.

A rappresentare il Consiglio regionale erano presenti il Vice Presidente Carlo Borghetti e il Consigliere Segretario Dario Violi.

“Una testimonianza toccante rivolta in particolare ai ragazzi delle scuole a cui Liliana Segre ha ricordato come nella vita bisogna sempre saper scegliere e in particolare discernere e capire nelle scelte cosa è bene e cosa è male –ha sottolineato Carlo Borghetti-. Nella vita non si può restare e essere indifferenti, perché è stata proprio l’indifferenza a produrre l’orrore della Shoah”.

“Sentire direttamente da chi ha vissuto sulla propria pelle le persecuzioni razziste e ha vissuto in prima persona la tragedia delle deportazioni e dei campi di sterminio è sempre emozionante e motivo di profonda riflessione–ha evidenziato Dario Violi-  ed è particolarmente importante il messaggio che viene rivolto alle nuove generazioni, invitandole a non dimenticare e soprattutto a non ripetere gli errori drammatici del passato”.

Dopo i saluti iniziali di Anna Scavuzzo, Vice Sindaco di Milano, del Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Roberto Cenati e della Vice Presidente dell’Associazione Figli della Shoah Daniela Tedeschi, è seguito un breve brano musicale che ha anticipato la testimonianza di Liliana Segre, senatrice a vita, superstite dell'Olocausto e testimone dei campi di concentramento nazisti.Sopravvissuta ad Auschwitz, 88 anni, Liliana Segre ha collegato la sua storia ai temi dell'attualità: “Vi parlo come una nonna, sono qui per raccontarvi come un giorno sono stata espulsa dalla scuola quando avevo 8 anni per la sola colpa di essere nata. Per la colpa di essere ebrea. Anch'io sono stata una clandestina nella terra di nessuno e sono stata una richiedente asilo. Mi disse l'ufficiale svizzero che non era vero che in Italia c'era la guerra e ci rimandò indietro”.

Ricordando la sua marcia nella neve attraverso i boschi del Varesotto, con i contrabbandieri "che si sono fatti le ville portando disperati” ha sottolineato come “io questa gente la paragono agli scafisti di oggi". Segre ha esortato i liceali in teatro a essere coraggiosi, “a trovare la sera un momento di silenzio per riflettere su quel che è stato, a leggere Primo Levi, capace di descrivere senza retorica l'orrore. Io sono stata un numero, privata del nome, ridotta a un pezzo, bastonata e presa a calci pugni e sberle, senza possibilità di capire perché, come i vitelli condotti al macello. Su 605 persone partite e deportate con me da Milano, solo 30 donne vennero mandate al lavoro invece che alle camere a gas. Su 775 bambini sotto i 14 anni deportati ad Auschwitz, solo 25 sono sopravvissuti. Ma ancora oggi i negazionisti trovano la strada libera per dire che non c'è stato nessuno sterminio”.

Particolarmente commovente infine il ricordo che la senatrice ha tracciato della “marcia della morte” verso la Germania di fine gennaio 1945 in seguito all’evacuazione del campo di Auschwitz Birkenau e il suo racconto dello “spuntare dei primi fili verdi di erba nei campi e dell’arrivo dei primi germogli in quella primavera che anticipò la liberazione di tutti noi”.A rappresentare il Consiglio regionale erano presenti il Vice Presidente Carlo Borghetti e il Consigliere Segretario Dario Violi.

“Una testimonianza toccante rivolta in particolare ai ragazzi delle scuole a cui Liliana Segre ha ricordato come nella vita bisogna sempre saper scegliere e in particolare discernere e capire nelle scelte cosa è bene e cosa è male –ha sottolineato Carlo Borghetti-. Nella vita non si può restare e essere indifferenti, perché è stata proprio l’indifferenza a produrre l’orrore della Shoah”.

“Sentire direttamente da chi ha vissuto sulla propria pelle le persecuzioni razziste e ha vissuto in prima persona la tragedia delle deportazioni e dei campi di sterminio è sempre emozionante e motivo di profonda riflessione–ha evidenziato Dario Violi-  ed è particolarmente importante il messaggio che viene rivolto alle nuove generazioni, invitandole a non dimenticare e soprattutto a non ripetere gli errori drammatici del passato”.

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