Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Consiglio Regionale Articoli La Politica La Lega non più Nord
Accedi a ..
Ratio Informa .....
Collegamento alle informationi di Ratio Srl
In Evidenza ...
Logo_giubileo60.png

La Lega non più Nord

Ieri è stata una giornata storica per il più vecchio dei partiti attualmente esistenti nel panorama politico nazionale.

Quando avviene un cambiamento di questo tipo, paragonabile in parte alla nascita di un nuovo partito, come nel caso del PD con la fusione tra Margherita e DS oppure di Forza Italia, si tratta sempre di un evento storico.

 

Di cosa sto parlando?

 

Al termine del consiglio federale del proprio partito, Matteo Salvini ha annunciato ufficialmente che la Lega Nord non avrà più la parola "Nord" nel simbolo. Si chiamerà solo Lega.

 

Se ci sarà o meno il nome di Salvini nel simbolo non è ancora dato a sapersi (io lo metterei), ma il cambiamento è talmente epocale che, almeno per il momento, si tratta di un dettaglio di minor rilevanza.

 

Per gli addetti ai lavori rappresenta una conferma alle voci che si susseguivano da tempo più che una novità, ma si tratta di uno di quei cambiamenti a cui non puoi credere finché non li vedi con i tuoi occhi o non li senti annunciare direttamente dalla bocca dei protagonisti.

 

Questa "svolta nazionale" era in preparazione da quando Salvini è diventato segretario della Lega ed ha resuscitato un partito quasi morto portandolo ad un ottimo risultato alle elezioni europee del 2014.

 

Normale ci sia voluto questo tempo d'attesa.

 

Due anni fa scrivevo un articolo sul blog dal titolo : "Ecco perché Salvini non potrà mai essere il leader del centrodestra (a meno che…)"

 

Si, ben due anni fa.

 

Leggilo fino in fondo, dopo aver cliccato sul titolo qui sopra, scoprirai che avevo "consigliato" questa svolta con largo anticipo.

 

Un anno prima della vittoria di Trump, quando quasi nessuno poteva immaginare neanche lontanamente che potesse vincere, scrivevo un articolo in cui spiegavo perché invece poteva farcela.

 

Mi piace spingermi oltre.

 

A questo punto la domanda che viene spontanea è : "Avrà successo questa svolta di Salvini e della Lega?"

 

Ecco, io preferisco parlare di svolta per entrambi, ma con conseguenze opposte.

 

Una scelta obbligata per Salvini e per il "partito di Salvini", che non è più la Lega Nord per come l'avevamo conosciuta.

 

Una probabile eutanasia lenta, invece, per la Lega Nord per come l'avevamo conosciuta.

 

Lo si era già intuito qualche giorno fa quando, dopo i referendum sull'autonomia che si sono tenuti in Veneto e Lombardia (con risultati nettamente diversi e migliori nelle terre dell'ex Serenissima), Salvini aveva "richiamato all'ordine" Zaia, che si era spinto un po' più in là della semplice negoziazione sull'autonomia differenziata prevista dalla costituzione ed aveva aperto un canale parallelo per far inserire il Veneto tra le regioni a statuto speciale.

 

L'annuncio di Zaia era avvenuto alla vigilia del tour elettorale in Sicilia di Salvini a sostegno di Musumeci e sembra aver creato qualche imbarazzo ai vertici leghisti.

 

Maroni e Salvini erano all'oscuro, a quanto dicono.

 

Non sappiamo se fosse realmente così, ma è certo che Zaia voleva (giustamente) far valere la sua nuova e più forte forza contrattuale nei confronti del Governo e dei lombardi.

 

Perché, come dice Ilvo Diamanti, non bisogna dimenticare che il Veneto si sente periferico tre volte di più della Lombardia: "lontano da Roma, da Milano e dalle Regioni autonome che a pochi chilometri hanno molta più autonomia".

 

Non bisogna scordarsi che la prima delle leghe fu la Liga Veneta, poi "annessa" dalla Lega Lombarda di Bossi, con tensioni mai sopite nel corso degli anni, nonostante le apparenze.

 

Ecco perché mi sembra evidente che chi ha più da perdere, in questo caso, è la Lega Nord conosciuta come partito che rappresenta gli interessi dei popoli e delle forze produttive del nord Italia. Il cosiddetto "Sindacato del Nord".

 

Quello che era considerato l'ultimo baluardo a difesa della questione settentrionale ora non esiste più. Il "nuovo" soggetto che nasce dovrà mediare con gli interessi di tutte le aree d'Italia, proprio come hanno fatto gli altri partiti fino ad oggi.

 

Sicuramente Zaia e Maroni continueranno nel loro percorso come difensori dei veneti e dei lombardi, ma senza più un intero partito con un unico interesse alle spalle che li sostiene.

 

Non mi stupirei affatto se un giorno dovessimo veder tornare delle singole leghe regionali, come quelle che nel 1989 avevano dato vita alla Lega Nord di Bossi.

 

Non mi stupirei se l'ormai compiuta svolta di Salvini aprisse degli spazi per altri movimenti autonomisti o indipendentisti. Perché se è vero che un tempo chi usciva dalla Lega Nord era un morto che camminava, ora che l'ambiguità che ha accompagnato il carroccio per lungo tempo sembra finita potrebbero aprirsi dei vuoti da riempire.

 

Non mi stupirei nemmeno se un giorno la Lega, in caso di insuccessi, tornasse al passato e riprendesse con sé la parola "Nord". D'altronde, come ha detto Salvini, verrà cambiato solo il simbolo perché per cambiare veramente il nome (e togliere l'art.1 dello statuto che parla di indipendenza della Padania) servirebbe un congresso e non c'è il tempo di farlo.

 

Ad ogni modo, il mio giudizio è positivo sulla svolta della Lega se rapportato alle intenzioni di Salvini. Se vuole provare a seguire quella strada allora ha fatto quello che doveva fare e non aveva altra scelta.

 

Non lo è se dovessi parlare di come avrei (ri)posizionato io strategicamente la Lega se mi venisse chiesto di farlo.

 

Ma questa è un'altra storia.

 

La tua storia qual è?

 

Puoi raccontarmela rispondendo direttamente a questa email ed iniziare da subito a costruire il tuo futuro politico partendo da quelle che io chiamo "basi controcorrenti". Quelle basi che tutti i candidati dovrebbero avere ma che, purtroppo, sono sconosciute anche a chi fa politica da anni ed invece pensa (a torto) di sapere già tutto.

 

Da dove iniziare? Io direi da qui.

 

Matteo Spigolon (Fonte supercandidato.com)

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

L’emigrazione e' un valore tutelato dalla Costituzione

La Repubblica “riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero”. Il terzo e ultimo comma dell’articolo 35 della Costituzione italiana inserisce la nostra emigrazione fra i valori costituzionalmente tutelati, ma non si tratta di uno dei passaggi più citati della nostra carta fondamentale.continua>>
Altro…