Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Nord America Articoli Testimonianze Condivisione: una pratica controcorrente?
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Condivisione: una pratica controcorrente?

Noi siamo quello che mangiamo? Può darsi. Ma siamo anche quello che assimiliamo con le nostre esperienze di vita, se riusciamo a condividerle con altre persone.

Ospite dell’amica Cristina che scriveva per una prestigiosa rivista italiana, mi trovavo nel Messico della Baja California, per dare una mano alla Comunità San Juan Diego di Cabo San Lucas. Con un giovane volontario americano, visitavamo le cucine dei più lussuosi hotel della città per ritirare l’enorme quantità di cibo non consumato dai ricchi turisti, che poi distribuivamo nottetempo ai poveri delle sterminate periferie nel sud della bellissima penisola.

In quel paradiso avevo conosciuto e apprezzato una simpatica disciplina dello spirito e della mente che si chiama “compartir” e significa condividere. Ogni cosa, sempre e con chiunque. Cris mi fece conoscere i suoi amici e mi raccontò che ogni settimana, a turno in casa di ciascuno di loro, si praticava questa nobilissima arte, che consisteva nello scambiarsi reciprocamente esperienze di vita vissuta. E un bel giorno mi propose di partecipare. L’invito mi fece piacere, ma non avevo la benché minima idea di cosa sarebbe successo. Immaginavo che sarei stato un semplice osservatore con tanta voglia di capire e decisi di accettare.

Venne così la fatidica sera e mi accompagnò a casa di un’amica, dove erano già radunati tutti gli altri. Uno alla volta prendevano la parola e presto mi resi conto che si condividevano le emozioni più intime e segrete, i fatti assolutamente personali, senza limiti e senza alcun timore di aprirsi, oltretutto, per quella mia prima volta, anche ad uno sconosciuto. Argomenti di qualsiasi natura come la famiglia, le passioni. Si raccontavano pensieri, desideri, successi e delusioni, con la certezza che, al termine di ogni intervento, avrebbero ricevuto uno stimolante riscontro dai partecipanti. Si improvvisavano poeti, scrittori o semplici narratori.

Il segreto pareva essere quello di mettersi in gioco con sincerità, citando situazioni reali e ciò che avevano comportato. Non esisteva alcuna critica. La platea non avanzava pretese e nessuno aveva paura di condividere raccontandosi. E fin qui tutto piacevole, quasi intrigante.

Quello che non immaginavo era che mi avrebbero coinvolto affinché dicessi anch’io la mia. Ma superato il primo momento di imbarazzo, mi venne in soccorso la poetessa Martha Medeiros con la sua “Lentamente muore”, una delle più belle poesie che conosco. La recitai e piacque molto, tanto che alcuni dei presenti cercarono poi la traduzione in diverse lingue.

Grazie proprio alla pratica del compartir, continuata con i successivi incontri settimanali, ero riuscito a conoscere a fondo tutti i componenti dell’allegra brigata, stabilendo in alcune settimane, un grado di amicizia che altrimenti avrebbe richiesto mesi di frequentazione.

Purtroppo non ho evidenza di pratiche simili in Italia, ma personalmente continuerò a sostenere che non si dovrebbe mai fare nulla solo per se stessi. Dalla mia parte ho la scarsa propensione a tenere solo per me le positività della vita e quindi mi viene quasi naturale.

Da noi spopolano i social sui quali non mi esprimo, ma chiedo: si può condividere una faccina o una manina col pollice alzato? Il significato delle emoticon lo conosciamo tutti, ma non è forse preferibile una frase di senso compiuto, scritta magari col cuore oltre che col cervello? Mah! Sono consapevole che censurando la forma di dialogo oggi tanto diffusa potrei giocarmi qualche amicizia, ma che razza di illusione controcorrente sarebbe la mia se non lo facessi?

Certo, anche da noi non mancano spazi di aggregazione: i centri culturali, le associazioni e gli eventi quotidiani quasi sempre interessanti, ma niente di paragonabile al compartir degli amici messicani. Nel nostro bel paese facciamo meno fatica a confidarci con degli sconosciuti piuttosto che con i nostri amici più cari. Peccato!

 



Di Ferruccio Brambilla dal numero di Novembre della rivista Cinq ghéi pussee ma ross

(un omaggio allo scomparso Sergio Salemi)

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Dall'Italia si continua a partire

Si dice e si ripete che dal 1973 l’Italia non è più terra di emigrazione. Si tratta però di un’affermazione vera solo a metà. In quell’anno si è registrato infatti lo storico sorpasso fra chi parte dal nostro paese e chi decide di trasferirvisi. Questo non vuol dire che non si parta più.continua>>
Altro…