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Una giornalista italiana a New York

La "meritocrazia" spiegata agli italiani: Francesca Giuliani, 25 anni, giornalista, racconta così come funziona l'ambiente di lavoro a Dataminr, azienda editoriale innovativa presso cui lavora, a New York

"In ufficio da me, uno dei miei capi ha 22 anni. Non è ancora laureato, ma è a tutti gli effetti un capo, sia per talento che per affidabilità, e la sua giovane età non entra neanche in questione, se consideriamo il modo in cui il resto dell’ufficio si relaziona a lui. Qui non ha importanza chi sei, quanti anni hai, e in una certa misura non importa nemmeno da dove vieni (ammesso che tu abbia tutte le carte in regola per lavorare legalmente): se sei capace, puoi fare. E non è che te lo lascino fare con lo sguardo paterno, con quell’attitudine di chi stuzzica un bambino a giocare con le costruzioni, e si esalta quando il piccolo ne assembla alcuni per formare una casetta. No: qua i mattoni da usare sono veri, come le cose che devi costruire. Altrimenti avanti un altro".

La storia di Francesca Giuliani non è solo la storia di una reporter espatriata nella Grande Mela. E' anche la storia di quello che potrà essere il mondo del giornalismo, in proiezione futura. Francesca approda Oltreoceano già durante gli studi universitari (Scienze della Comunicazione e Scienze di Governo): uno stage alla Rai è la sua prima esperienza internazionale nel mondo editoriale. Alla fine del tirocinio, però, nessuna possibilità di proseguire. Lei ha già deciso, in ogni caso, che il suo futuro -personale e professionale- sarà negli Stati Uniti. Conclude la laurea e torna a New York, scartando l'ipotesi di proseguire gli studi con una scuola di giornalismo in Italia. Anche perché scopre che queste scuole sono -spiace dirlo- del tutto inutili: "qui negli Usa la gente trova lavoro (parlo di un lavoro vero, che paga, con contratti a tempo indeterminato) con quella che per noi e' la laurea triennale, e non tutti fanno un master. Non muore nessuno, tantomeno la cosa pregiudica le loro possibilita' di avanzamento professionale", spiega lei. Perché continuare a passare anni sui libri, quando a 20 anni si è ormai pronti per lo sbarco nel mondo del lavoro?

A New York Francesca trova lavoro come ricercatrice alla NYU: parallelamente, avvia una fitta rete di collaborazioni come freelance, per testate sia italiane sia americane. Nel novembre di un anno fa lo sbarco nel mondo delle start-up editoriali: trova lavoro a Broadcastr, l'azienda autrice della app Spun. L'esperimento dura però solo pochi mesi. Più recentemente si è unita al gruppo di Dataminr, dove trova la conferma dei cambiamenti rivoluzionari che stanno attraversando la professione: "i vecchi modelli non calzano più, c'e' cosi' tanto altro da sapere, da fare, da sviluppare, che ho veramente paura che l'Italia non riuscirà a restare al passo con tutti questi cambiamenti, così complessi e rapidi. Gli italiani adulti sono troppo disconnessi da queste realta', ma anche i giovani temo si siano seduti e rassegnati", scrive Francesca. E sul giornalismo aggiunge: "è proprio questa cecità del giornalismo italiano che mi preoccupa: il mondo va avanti, le abitudini di lettura si modificano, l'informazione viaggia così velocemente che i lanci di agenzia rimasticati dai giornali italiani non sono piu' sufficienti. Il giornalismo non puo' essere pigro, ma in Italia ancora si considerano i giornali cartacei come le fonti di informazione più autorevoli. La carta ormai e' un lusso, le vere notizie circolano su Twitter - addirittura le grandi agenzie di stampa stanno diventando obsolete".

Fonte: fugadeitalenti.wordpress.com

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