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L'invenzione di Lory Albertini

L’edizione del Corriere della Sera del 23 ottobre 1941 annunciava la costruzione del motorino più piccolo del mondo da parte di Lory Albertini, un giovane inventore italiano.

Nel 1941 Lory Albertini frequentava l’ultimo anno dell’istituto tecnico Feltrinelli a Milano. Figlio del pittore Oreste Albertini, di cui il comune di Barasso ha appena allestito una mostra, era già immerso negli studi di meccanica. Nel laboratorio della casa natale a Besano il suo genio era rivolto alla creazione di apparecchi radio, modelli di alianti, aerei vari. La sua attività continuò in campo industriale con la messa a punto di motori per biciclette e di un motorino chiamato Lory di cui produsse diversi esemplari. Uno di questi, tuttora funzionante, fa bella mostra nel suo laboratorio dove tutto è in ordine, ben archiviato. Motori, motorini, ma anche macchine fotografiche e cineprese a testimoniare la sua passione seguente. Fotografie artistiche ovviamente sviluppate nel suo studio fotografico dove si alternano ai prodotti del suo ingegno come i cubi di vetroresina contenenti insetti vari. O reperti del passato come la rana mummificata ritrovata durante la demolizione di una casa del 1649 e rimasta intatta perché murata durante la costruzione. Lory Albertini è attento a tutto quanto la natura e il mondo offre e lo fissa  con la fotografia così come il padre lo immortalava con il pennello.

Ho incontrato Lory Albertini per caso attraverso uno dei tanti libri sparsi sulle bancarelle dei mercatini dell’usato. Besano, un secolo d’immagini (1835-1935), 1996, Macchione Editore. Besano è un paese all’estremo nord ovest della Lombardia dalle parti del lago di Lugano : a nord la Svizzera, a sud l’Italia e Besano.

Ho contattato subito Lory Albertini perché il suo libro narra la storia di Besano attraverso una ricerca che denota la tenacia nella ricerca della documentazione per poi fissarla  prima che tutto scompaia. E se a Besano il museo dei fossili scoperti nelle colline vicine testimonia un passato lontanissimo, le fotografie di Albertini sanno di archeologia pura come pure gli elenchi dei soprannomi dei casati besanesi. Foto scolastiche, di gruppo ma anche documenti attestanti la presenza di “una scuola serale di disegno e mestieri che funzionava già alla fine dell’800 anche con lumi ad olio e con candele.” Una scuola che preparava al lavoro molti artisti e artigiani e che era in collegamento con il “Consorzio provinciale per l’istruzione tecnica di Varese e con  il regio delegato provinciale dell’emigrazione per Como e Sondrio. Gli allievi di questi corsi trovavano subito lavoro all’estero.

Ed ecco le fotografie dell’insegnante Celeste Arioli che fu anche a Losanna e in Russia prima di rientrare a Besano e di Rotilio Rinaldi che faceva parte del corpo musicale di Zurigo. Tutti elementi che servono per fare storia. E che dire di Cantù Antonio che faceva il minatore stagionale a Triberg in Germania : partiva da Besano a piedi. Arrivava dopo un paio di giorni a Airolo. Qui prendeva la diligenza fino a Cassinotta e poi il treno fino a Basilea. L’Italia  non era ancora Italia. 1860. Foto di famiglie. Albertini ha trovato anche molti dagherrotipi che ha tramutato in fotografie.

Artisti dello scalpello, artisti del lavoro campestre e gruppi di emigrati a Tbilisi (Georgia). Lory Albertini ha ripreso il paese e i paesani all’estero come in ordine omogeneo. Sembrano tutti opera sua. Come Piero Ghiringhelli e Giovanni Caro ritratti con mandolino e clarinetto in Canada nel 1912 in un momento di apparente allegria.

Le foto di gruppo di Milford – Barre, Vermont, 1903 attestano il naturale bisogno di socialità e di svago degli emigrati fotografati in abiti di festa, immagine che stride con quella sempre di Milford del 1903 in abiti, si fa per dire, da lavoro. Sempre lavoro manuale, sempre la pietra, sempre la polvere. Poi i ritratti da mandare alla famiglia lontana per far risaltare il successo. Foto da studio, spesso senza scritti, a volte con dediche. Viaggi lunghi via mare, viaggi ancora in treno per giorni e giorni per arrivare a destinazione. Alcuni di questi viaggi ne fecero anche dieci, ma allora il tempo aveva un valore diverso e spesso il lavoro era stagionale. Chi mangia corn flakes, fiocchi di granturco, sa che la marca più nota è la Kellogg. Per molti besanesi si trattava però di miniere. Kellogg, Idaho era, infatti, la sede di miniere di piombo e argento.. Fu in seguito al disastro minerario alla Sunshine Mine di Kellogg del 1972 in cui persero la vita 91 minatori che ogni minatore è tento ad indossare un apparato che da loor la possibilità di evitare la morte per avvelenamento di monossido di carbonio.

Tbilisi in Georgia fu la meta di molti besanesi sia lavoratori sia imprenditori. Bernardo Villa con il socio Andreoletti ebbe un cementificio che continuò la produzione anche durante la prima guerra mondiale. Immagini di vita operosa e tranquilla che contrastano con quelle della Georgia attuale al centro di dissidi con la Russia e crisi economiche.

Come in tutte le migrazioni ci sono famiglie itineranti come i Restelli che emigrarono in Argentina poi in Georgia per poi tornare in Italia definitivamente. Cicli familiari. Storie appena accennate che nascondono storie elaborate vista la mole di immagini soprattutto dalla Georgia di inizio ‘900. Scalpellini itineranti, anzi scultori che hanno abbellito il mondo.

Grazie a Lory Albertini, fine inventore e osservatore del mondo, scrittore della vita, incontrato complice la distrazione di chi aveva voluto disfarsi del suo libro.

“Amo la fotografia perchè almeno virtualmente, è l’unico mezzo che riesce a fermare il tempo.”

 

Ernesto Milani

Ernesto.milani@gmail.com

4 giugno 2010

 

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