Elezioni primarie repubblicane in America
Si sono appena spente le luci sulle elezioni in Florida, e la campagna elettorale si è già trasferita in Nevada, Arizona, Michigan. Tutti si rendono conto che tra i vari temi del dibattito sia all’interno del partito repubblicano sia di quello democratico emerge l’immigrazione,e in particolare il voto ispanico.
In questo momento il governo americano sta affrontando il vecchio dilemma riguardante gli immigrati clandestini, e siccome è difficile raggiungere un accordo bi-partisan, molti stati hanno legiferato per proprio conto creando le situazioni di panico tipo Alabama, dove molti clandestini hanno abbandonato lo stato o il paese per paura di essere arrestati, lasciando in molti casi figli nati in USA, e quindi cittadini di diritto per lo ius solis, a casa di amici e parenti. Una soluzione che non risolve nulla, e crea soltanto ulteriori disadattamenti. Inoltre il diritto di cittadinanza, ius solis, opposto allo ius sanguinis, in vigore ad esempio in Italia, è contestato da molte parti perché concede dei diritti a persone che non avrebbero diritto per legge ad averne diritto.
A questo dilemma si aggiunge il problema della lingua. Tutti i candidati si dichiarano a favore dell’inglese come lingua ufficiale degli Stati Uniti per una questione di pari opportunità. In realtà ci sono molti stati del sud e non solo dove lo spagnolo è di fatto la seconda lingua. Ci vorrebbe poco a favorire lo studio delle lingue, ma evidentemente non è facile, e naturalmente la mancanza di comunicazione tra chi parla solo inglese e gli altri americani crea anche diffidenze e malcontento. Se l’istruzione bilingue presenta diverse problematiche, occorre comunque trovare il modo di rendere bilingui il maggior numero di persone possibili.
In questo campo i mormoni possono produrre la loro esperienza. Mandando centinaia di studenti missionari in giro per il mondo, li hanno costretti a imparare la lingua del posto facendo dei mormoni il gruppo che in percentuale parla più lingue di tutti gli altri in America. Romney parla francese e Huntsman il mandarino. Cosa non da poco in un paese dove, è ironico affermarlo, le lingue dei padri sono state completamente dimenticate.
L’immigrazione clandestina è vista come atto contrario alle leggi vigenti, e quindi non tollerata al contrario di quella legale che non procura problemi. In seguito alla domanda e offerta del Paese si chiede di avere più attenzione nei confronti dei tecnici di cui si ha sempre più bisogno. E’ assurdo che le università siano piene di studenti che al termine del corso di studi vengono invitati a lasciare il Paese che ha dato loro una specializzazione anziché invogliarli a restare.
Per combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina dal Messico è stata progettata una muraglia di oltre 4.000 chilometri lungo il confine tra i due stati, dotata di tutte le tecnologie, ma non servirà. Mentre 12 milioni di immigranti illegali cercano di barcamenarsi nella difficile congiuntura americana, si assiste a un fenomeno diverso.
Molti messicani si sono stancati di andare a nord alla ricerca di un benessere inesistente, e si spostano soprattutto all’interno del loro Paese creando nuove opportunità e disagi, in quanto non sempre i servizi si adeguano all’aumento spropositato della popolazione. I messicani che non vanno più in USA o a Mexico City si stabiliscono nelle piccole città, meta anche di molte guatemaltechi delusi dalla salita al nord.
I sentieri dell’emigrazione sono cambiati perché la calamita per i Paesi poveri del Sudamerica è rappresentata da Cile, Brasile e Argentina dove la popolazione boliviana, peruviana e paraguayana è cresciuta in maniera esponenziale. Ad esempio,si stima che in Cile i boliviani abbiano raggiunto quota 350.000.
Le misure anti-immigrazione dovrebbero quindi essere verificate perché questo è un dato di fatto di cui qualcuno dovrà occuparsi e tenerne conto ; magari anche nel preparare i budget alla Casa Bianca per fronteggiare l’immigrazione clandestina.
Adesso il problema, almeno in parte, si sposta a sud dove i governi dovranno adattarsi e fare i conti con questi movimenti umani senza controllo.
Ad esempio l’aumento di popolazione in molti villaggi del Messico, dove i locali decidevano secondo il sistema comunitario “usos e costumbre”, viene contestato dai nuovi residenti immigrati, ormai la maggioranza, che vogliono partecipare alla vita municipale perché pagano le tasse come gli altri. Così come l’accresciuta scolarizzazione non controllata nei suoi rapporti con il mondo economico darà non poche delusioni alle prossime generazioni in cerca di riscatto.
Tutti argomenti che il futuro oppositore repubblicano di Barack Obama dovrà tenere ben presente.
Nel 2011 durante un viaggio nella Costa Rica, a San Josè le macchine della polizia circolavano tranquillamente con la dicitura “Dono del popolo della Repubblica Popolare Cinese” Beh, se sono le macchine della polizia! E che dire dello stadio di calcio nuovo di zecca, sempre a San Josè, sempre con la scritta “Dono del popolo della Repubblica Popolare Cinese”.
Ernesto R Milani
Ernesto.milani@gmail.com
3 febbraio 2012














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