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Primarie repubblicane in South Carolina 2

Le primarie repubblicane in South Carolina programmate per il 21 gennaio 2012 non saranno certamente decisive per la nomination, ma il campo dei possibili vincitori si sta lentamente sfoltendo perché gli avversari di Mitt Romney, il candidato attualmente in vantaggio, si stanno scannando tra di loro per ottenere il voto dell’elettorato evangelico.

La mancanza di un vero leader nelle file repubblicane mi aveva convinto che avrei dedicato molto tempo a parlare dei vari candidati impegnati nelle diverse elezioni primarie che avrebbero avuto luogo a partire dal 3 gennaio 2012 in Iowa per finire il 26  giugno in Utah. Non sarà così. Mitt Romney, il candidato più autorevole pur non amato, che ha vinto in Iowa e in New Hampshire, potrebbe ipotecare la sua nomination già al termine delle importanti votazioni del South Carolina e della Florida

Il probabile successo di Romney non è dovuto a un decisivo cambio di direzione della sua linea politica  ma piuttosto alla frammentazione del gruppo dei suoi avversari che così facendo non riesce a contrastarlo con efficacia..

 Il 16 gennaio Jon Huntsman ha gettato la spugna e  lasciato la campagna elettorale, dopo aver investito buona parte dei fondi in New Hampshire, dove era giunto terzo, rinunciando a proseguire la contesa in South Carolina. Ha poi  ha offerto le sue possibili preferenze a Romney che non è stato molto tenero nei suoi confronti accusandolo di avere sostenuto la politica di Obama durante i due anni trascorsi come ambasciatore americano in Cina (Obama lo aveva scelto per la sua conoscenza del mandarino e delal Cina in generale acquisita nei due anni del suo periodo da missionario mormone). Huntsman ha ribattuto con fermezza di aver agito da americano e per conto del presidente degli Stati Uniti, e che gli elettori dello Utah lo hanno votato due volte governatore riconoscendogli grandi doti politiche. Huntsman avrebbe anche potuto duellare alla pari con Obama, ma entrato  troppo tardi nella mischia, non ha potuto mostrare le sue ottimi credenziali in campo internazionale e nazionale. E' uscito di scena signorilmente rifiutando la lotta a coltello che si sta delineando nelle prossime contese  in South Carolina e Florida. 

 La riunione dei rappresentanti delle più influenti chiese evangeliche degli Stati Uniti, soprattutto del Sudest non ha identificato un candidato ideale, anche se le preferenze sembra siano andate a Santorum. Gingrich gli si oppone in quanto sa che Santorum non ha la forza politica e economica per sopravanzare Romney negli stati che contano, e questa frattura garantisce una netta spartizione dei voti. Gingrich ha continuato la sua campagna contro tutti puntando spesso il dito verso l'amministrazione Obama e contro Obama stesso, colpevole a suo avviso di aver incrementato il numero dei food stamps, il sussidio alimentare di integrazione per le famiglie bisognose, che secondo lui indicano la mancanza di etica del lavoro da parte degli afro americani e di molti ispanici. Commenti che suscitano ancora consensi in alcune parti del sud dove la situazione economica è instabile e dove si cerca un possibile capro espiatorio nelle minoranze razziali e economiche per giustificare una supposta supremazia.

Santorum, dal canto suo, cavalca l'onda anti-Obama e ripete il concetto che lavoro, diploma di scuola e famiglia sono in grado di garantire il successo personale. Temi cari agli ascoltatori che non vogliono sentire il vento del cambiamento e si arroccano per difendere posizioni di predominio  fuori dal tempo.

 

Perry ha perso lo smalto dei primi giorni, con clamorose gaffes a livello internazionale, nonostante l’appoggio di alcuni gruppi religiosi, e viene visto come il subalterno di W. Bush, il che equivale a squalificare un possibile governatore del Texas di nuovo alla Casa Bianca, ma continua a restare in corsa e disperdere voti.

Infine la realtà di Ron Paul e il suo  il suo interessante anarco-liberismo che piace a molti ma che realisticamente non lo porterà lontano. Il suo credo non interventista e anti bellico non ha molta presa in South Carolina dove la presenza militare è molto forte.

Ecco perché spero che qualcosa possa cambiare, ma visto che anche i leader del Tea Party, sostenitori della ex candidata Bachmann non hanno più molta voce in capitolo, le previsioni a favore di Romney appaiono molto solide e i continui attacchi da parte dei suoi avversari riguardo al suo passato di manager controverso non lo stanno scalfendo. Se i repubblicani vogliono davvero battere Obama,magari in coppia con Hillary Clinton, farebbero meglio a designare in fretta il loro candidato e ritrovare una unità di partito. Obama ha avuto una presidenza difficile e controversa, ma non sarà facile sostituirlo con candidati di un partito tuttora disunito e con idee così lontane da quelle europee, soprattutto in termini di giustizia e benessere sociale.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

17 gennaio 2012

 

 

 

 

 

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