You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Nord America Articoli Dal mondo economico, istituzionale e sociale Rev. Martin Luther King jr
Accedi a ..
Il portale della Stampa Lombarda
un patrimonio storico e documentale
sull'Emigrazione Lombarda
In Evidenza .....

Accedi alla nuova AREA
verso EXPO 2015 ...

logoVersoExpo2015.jpg

Rev. Martin Luther King jr

Il 16 gennaio 2012, In occasione dell’annuale festività americana del Martin Luther King Jr Day che ne commemora la figura e le opere, si ripropone il testo del discorso che segnò per sempre la storica “Marcia di Washington per il lavoro e la libertà” del 28 agosto 196.3

Sono orgoglioso di unirmi a voi oggi in quella passerà alla storia come la piú grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Cento anni fa, un grande americano, sulla cui ombra simbolica ci troviamo oggi, firmó la Proclamazione per l' Emancipazione. Questo decreto importantissimo arrivò come un faro di speranza per milioni di schiavi neri bruciati dalle fiamme di questa raggelante ingiustizia. Arrivó come una gioiosa aurora dopo una lunga notte di schiavitú.

 Peró, cento anni dopo, il nero non è ancora libero; cento anni dopo, la vita del nero è ancora dolorosamente segnata dai ferri della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il nero vive in un' isola deserta in mezzo a un immenso oceano di prosperità materiale; cento anni dopo, il nero langue ancora ai margini della società americana e si trova in esilio nella propria terra.

 Cosí oggi siamo venuti qui  a denunciare una condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli artefici della nostra repubblica scrissero le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d'Indipendenza, stavano firmando una cambiale di cui ogni americano era garante. Questa cambiale era la promessa che tutti gli uomini, si, l'uomo nero e l'uomo bianco, avrebbero avuto garantiti i diritti inalienabili alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità.

 È ovvio oggi che l'America è venuta meno a questa promessa per quanto riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo obbligo sacro, l'America ha dato ai neri un assegno a vuoto; un assegno che è stato respinto con la dicitura “fondi insufficienti.” Peró ci rifiutiamo di credere che la Banca della Giustizia sia fallita. Ci rifiutiamo di credere che non ci siano fondi sufficienti nelle grandi casseforti dell'opportunità di questo paese. E allora siamo venuti a incassare quest'assegno, l'assegno che ci darà a richiesta le ricchezze della libertà e la sicurezza della giustizia.

 Inoltre siamo venuti in questo luogo sacro per ricordare all'America l'urgenza impetuosa del momento presente. Questo non è il momento di raffreddarsi o prendere i tranquillanti della gradualità. Ora è il momento di realizzare le promesse di Democrazia; ora è il momento di uscire dall'oscura e desolata valle della segregazione verso il cammino illuminato della giustizia razziale; ora è il momento di tirar fuori il nostro paese dalle sabbie mobili dell'ingiustizia razziale sul terreno solido della fratellanza ; ora è il momento di fare della giustizia una realtà per tutti i figli di Dio. Sarebbe fatale per la nazione passar sopra l'urgenza di questo momento. Quest'estate soffocante per il malcontento legittimo del nero non terminerà fino a quando non venga un autunno vigoroso di libertà e uguaglianza.

 

Il 1963 non è una fine, ma un principio. E coloro che speravano che il nero avesse bisogno di sfogarsi per essere contento, avranno un duro risveglio se il paese ritornerà alla solita situazione. Non ci sarà riposo né tranquillità in America fino a quando al nero non verranno garantiti i suoi diritti di cittadino. Il turbine della ribellione continuerà a scuotere le basi della nostra nazione fino a che non sorgerà il giorno splendente della giustizia.

 Però c'è qualcosa che io debbo dire alla mia gente, che sta sulla soglia rovinata che conduce al palazzo di giustizia. Nel processo di conquista del posto che ci spetta, non dobbiamo essere colpevoli di azioni inique. Non cerchiamo di soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla tazza del rancore e dell'odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano di dignità e disciplina. Non dobbiamo permettere che le nostre proteste creative degenerino in violenza fisica. Ancora una volta dobbiamo elevarci alle altezze maestose dell'incontro tra forza fisica e forza dell'anima. La nuova meravigliosa militanza, che ha inghiottito la comunità nera, non dovrà condurci a diffidare di tutta la gente bianca. Molti dei nostri fratelli bianchi, come oggi si vede dalla loro presenza qui, si sono resi conto che il loro destino è legato al nostro. E si sono resi conto che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra. Non possiamo camminare soli. E camminando, dobbiamo fare la promessa che marceremo sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro.

 Ci sono coloro che stanno chiedendo ai fautori dei Diritti Civili, “Quando sarete soddisfatti?” Non potremo mai essere soddisfatti finché il nero sarà vittima degli orrori indescrivibili della crudeltà poliziesca; non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, pesanti per la stanchezza del viaggio, non potranno riposare nei motel lungo le  autostrade e delle città; non potremo mai essere soddisfatti finché la possibilità di movimento del nero sarà da un piccolo ghetto ad uno piú grande; non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della propria personalità e derubati della dignità da un avviso scritto “Solo Per Bianchi”; non potremo mai essere soddisfatti finché il nero del Mississippi non potrà votare ed il nero di New York penserà di non avere nessuno per cui votare. No! No, non siamo soddisfatti, e non saremo soddisfatti fino a quando “la giustizia non scorrerà come l'acqua e la rettitudine come una forte corrente.”

 Sono ben consapevole che alcuni di voi son venuti fin qui con grandi dolori e tribolazioni. Alcuni sono arrivati freschi da anguste celle di prigione. Alcuni di voi sono venuti da luoghi dove la ricerca della libertà li ha lasciati colpiti dalla tormenta della persecuzione e barcollanti per i venti della brutalità poliziesca. Voi siete i veterani della sofferenza creativa. Continuate a lavorare con la fede che le sofferenze immeritate redimono. Tornate in Mississippi; tornate in Alabama; tornate nella Carolina del Sud; tornate in Georgia; tornate in Louisiana; tornate nei tuguri e nei ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in un modo o nell'altro questa situazione può essere e sarà cambiata. Non  rotoliamoci  nella valle della disperazione.

 Per cui vi dico, amici miei, che anche se affronteremo le difficoltà di oggi e di domani, ancora io ho un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si solleverà e vivrà nel vero significato del suo credo, “noi manteniamo questa verità evidente, che tutti gli uomini sono creati uguali.” Io sogno che un giorno sulle rosse colline della Georgia, i figli di quelli che erano schiavi ed i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fratellanza. Io sogno che un giorno anche lo stato del Mississippi, uno stato ardente per il calore della giustizia, ardente per il calore dell'oppressione, sarà trasformato in un oasi di libertà e giustizia. Io sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per il contenuto della loro personalità.

Oggi ho un sogno!

 Sogno che un giorno in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con un Governatore dalle labbra sgocciolanti parole d'interposizione e annullamento, un giorno, là in Alabama, i bambini e le bambine nere stringeranno le mani dei bambini e delle bambine bianche come fratelli e sorelle.

 Oggi ho un sogno!

 Sogno che un giorno le valli saranno elevate, le colline e le montagne saranno spianate. I posti irti saranno livellati e quelli tortuosi raddrizzati, e la gloria del Signore sarà rivelata ed il genere umano sarà riunito.”

 Questa è la nostra speranza. Questa è la fede con cui ritorno al Sud. Con questa fede potremo tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione. Con questa fede potremo trasformare il suono dissonante della nostra nazione in un armoniosa sinfonia di fratellanza. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in carcere insieme, sollevarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi, e questo è il giorno. Questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio potranno cantare con nuovo significato “Il mio paese è tuo, dolce terra di libertà, di te io canto. Terra dove è morto mio padre, terra orgoglio dei padri pellegrini, da ogni lato della montagna facciamo risuonare la libertà.” E se l'America sarà una grande nazione, questo si deve avverare.

 E quindi lasciate risuonare la libertà dalle cime dei prodigiosi monti del New Hampshire.

Lasciate risuonare la libertà dalle poderose montagne di New York.

Lasciate risuonare la libertà dalle altitudini degli Allegheny della Pennsylvania.

Lasciate risuonare la libertà dalle rocce coperte di neve di Colorado.

Lasciate risuonare la libertà dalle coste tortuose della California.

Ma non solo.

Lasciate risuonare la libertà dalla Montagna di Pietra della Georgia.

Lasciate risuonare la libertà dalla Montagna Lookout del Tennessee.

Lasciate risuonare la libertà da ogni collina e montagna del Mississippi, da ogni lato della montagna lasciate risuonare la libertà.

 

E quando questo accadrà, e quando lasceremo risuonare la libertà, quando la lasceremo risuonare da  ogni villaggio e da ogni casale, da ogni stato e da ogni città, saremo capaci di anticipare il giorno in cui tutti i figli di Dio, uomo nero e uomo bianco, ebreo e cristiano, protestante e cattolico, potremo unire le nostre mani a cantare le parole del vecchio spiritual nero: “Finalmente liberi, finalmente liberi, grazie Dio Onnipotente, finalmente siamo liberi”

 

Ernesto R Milani

16 gennaio 2012

Ernesto.milani@gmail.com

Document Actions
Share |
Editoriale

Filitalia: al via il tesseramento con la Lombardia in prima fila

In occasione del primo Consiglio Direttivo del distretto italiano della fondazione filantropica statunitense, il Presidente Daniele Marconcini ha aperto la campagna adesioni e la costituzione delle sedi territoriali.continua>>
Tutti gli Editoriali