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Finalmente un riconoscimento per i soldati morti come prigionieri di guerra

. Durante la seconda guerra mondiale oltre 50.000 soldati italiani furono internati nei campi di prigionia americani. La loro vicenda è stata ampiamente descritta sia dai protagonisti stessi sia dagli storici, ma sono le appassionate attenzioni come quelle di Giuseppe Clemente a risvegliare e mantenere l’interesse su fatti spesso trascurati se non addirittura dimenticati.

Otto lapidi solitarie nel cimitero d Fort Reno, Oklahoma recano incise nomi di soldati italiani che combatterono a  El Alamein, in Tunisia, Sicilia, Anzio e Nettuno e morirono in prigionia negli USA tra il 1943 e 1945.

Chi le ha scoperte è un alpino, Giuseppe  Clemente, geniere della Tridentina che vive negli Stati Uniti. Fort Reno è situato al centro dell’Oklahoma, anzi proprio in mezzo alla prateria e non troppo lontano dalla Route 66 del mito. Il forte costruito nel 1874 riecheggia le guerre contro gli Cheyenne e gli Arapaho e fu utilizzato come campo di rimonta prima di essere adibito tra il 1943 e il 1945 a campo di prigionia di un migliaio di militari soprattutto tedeschi con qualche italiano. Anche quest’anno in occasione del Memorial Day, il 13 novembre 2011, la German – American Heritage Society di Tulsa, Oklahoma commemorerà i prigionieri di guerra tedeschi e italiani sepolti nel cimitero di Fort Reno. Sono 62 tedeschi e 8 italiani, deceduti in altri campi di prigionia dell’Oklahoma, Texas e Arkansas.

La manutenzione del cimitero è affidata a volontari e le scarse informazioni sui caduti, data di nascita e causa del decesso, sono state fornite dalla Croce Rossa Internazionale di Ginevra. Giuseppe Clemente si è chiesto se i parenti fossero al corrente della sorte dei loro cari e così ha scritto al ministero della difesa italiano che gli ha mandato sufficienti informazioni poi rivolgersi ai sindaci dei comuni di residenza dei militari, allegando fotografie della tomba e del cimitero, pregandoli di rintracciare eventuali parenti e informarli in merito.

In particolare, la signora Rosa Erriquez di Spinazzola, Bari ha finalmente potuto vedere la tomba dove era sepolto il fratello Francesco Erriquez, nato nel 1912, catturato in Sicilia  nel luglio 1943 e morto a Monticello in Arkansas il 12 gennaio 1944 in seguito a infortunio sul lavoro. Su precisa richiesta della signora sono state avviate le pratiche per riportare i resti del fratello al paese natìo, riesumato il 6 giugno 2011 alla presenza del console italiano di Houston, Fabrizio Nava e del colonnello Gianluca Piccolomini dell’Aeronautica Militare e finalmente rientrato nella sua Spinazzola dove ora riposa nella tomba di famiglia.

Giuseppe Clemente non si è limitato a ridare una dignità ai caduti di Fort Reno perché sapeva che appena al di là del confine, a Hereford, Texas oltre 5.000 ufficiali e soldati italiani che avevano deciso di non collaborare, come fatto dagli altri 45.000 prigionieri di guerra,  erano stati trattati meno fraternamente e infine secondo la convenzione di Ginevra, quindi abbastanza duramente. Tra di essi i pittori Alberto Burri e Edvardo Fioravanti, lo scrittore Giuseppe Berto e il giornalista Gaetano Tumiati, autore nel 195 di “Prigionieri in Texas”. I prigionieri avevano costruito una cappella votiva nel campo di Hereford e affrescato la chiesa cattolica dedicata a St. Mary di Umberger.

A Hereford sono rimaste poche tracce del campo di prigionia :  il serbatoio per l’acqua potabile, tanto filo spinato e la cappella votiva che Clemente è riuscito a far restaurare con l’aiuto di Clara Vick, della società storica della contea di Castro e Vincenzo  Arcobelli, presidente del Comites di Houston. La cerimonia di ri-dedicazione della cappella si è svolta l’8 agosto 2009 alla presenza di autorità civili e militari italiane e soprattutto di quattro reduci di Hereford : il generale Adriano Angerilli di Arezzo, il soldato Ezio Lucioli di Arezzo, il paracadutista Giuseppe Margottini e Fernando Togni di Bergamo, che ha narrato la sua vicenda, cominciata nella  X-Mas, proseguita con la cattura sul fronte Anzio – Nettuno nel 1944 e poi a Hereford nel volume “Avevamo Vent’anni, anche meno” pubblicato nel 1989.

Ma la tenacia di Clemente non si ferma qui perché sta controllando che anche nella chiesa cattolica di St. Mary a Umberger, un villaggio a pochi chilometri da Hereford, il lascito degli italiani sia conservato con cura. Questa chiesa fu infatti affrescata su richiesta della curia locale che non sbagliò nel pensare che tra i prigionieri italiani ci fossero degli artisti. E fu così che otto ufficiali furono scelti per decorare la chiesa, tra di essi l’udinese Franco di Bello e il milanese Dino Gambetti. Un’opera molto ingegnosa cui contribuirono pure artisti natii di Murano per la le vetrate che ancor oggi fanno bella mostra di sé in questo angolo di Texas.

La storia dei prigionieri di guerra non collaborazionisti non finisce qui, e ogni giorno si aggiungono pagine nuove perché molti di loro finirono in Arkansas e altri alle isole Hawaii. La scomparsa di questi campi, la partenza della totalità dei prigionieri e l’incuria  hanno cancellato molte tracce. Ma come si vede ogni tanto si fa largo un alpino che manda un fascio di luce oltre il buio del tunnel.

Fonte : Adattato e ispirato da Matteo Martin “Un Tricolore per chi non è tornato” dell’ANA e segnalato da Luca Astore ; Facebook : Fort Reno  OK,  Soldati italiani ; Foto : Tombe degli italiani a Fort Reno,OK

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

19 ottobre 2011

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