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Appunti per una storia dei lombardi in Canada

Attualmente ci sono circa 3.000 lombardi iscritti all’AIRE in Canada. Un numero molto modesto che naturalmente non chiarisce l’importanza che i lombardi hanno avuto nello sviluppo del paese.

La presenza lombarda in Canada è quantitativamente minuscola rispetto ad altre regioni d’Italia.

Gli italiani di Toronto tra il 1908-35 divisi per provenienza regionale denotano una forte percentuale di persone provenienti dal centro sud. Il nord è ben rappresentato dal Friuli e dal Piemonte. La Lombardia figura nel 15% del gruppo delle regioni marginali. La massiccia emigrazione del Secondo dopoguerra non ha sostanzialmente cambiato le percentuali delle regioni di origine dei nuovi emigrati.

Giovanni Caboto con i suoi figli, sotto le insegne del re inglese Enrico VII, raggiunse l’isola  di Capo Breton  in Nuova Scozia il 24 giugno 1497. Prima di loro soltanto i Vichinghi erano sbarcati sulla terraferma americana. La colonizzazione del Canada avvenne lentamente, ma con le solite guerre di potere. Gli italiani non parteciparono da conquistatori, ma durante varie migrazioni verso la Francia e l’Inghilterra si erano avvicinati alle corti e ai centri d’affari. Non stupisce quindi trovare Ottavio Zapaglia, originario di Mantova come segretario del marchese Alexander de Prouville de Tracy a Trois-Rivières nel Quebec attuale dove era stato mandato da Luigi XVI a riportare l’ordine nella colonia tra il 1665 e il 1670.

Tra il 1789 e il 1793 il nobile milanese Paolo Andreani fece un viaggio di studio in Nordamerica di cui riportò poi con cura le sue impressioni politiche, scientifiche e sociali. Andreani fu un personaggio molto curioso e suo fu il primo volo aerostatico in Italia. Interessato a seguire la rotta dei cacciatori di pelli dove non esistevano nè leggi nè giudici l’Andreani percorse la  Nuova Scozia, la regione del lago Superiore fino a Quebec, quest’ultima con una popolazione di appena 7.000 persone di cui 5.600 francofone e 1.400 anglofone.

In seguito alle sporadiche presenze negli eserciti di conquista soprattutto francesi, la prima emigrazione italiana è attribuita allo scioglimento dei due reggimenti dell’esercito inglese: de Meuron e Watteville dopo la fine delle ostilità tra il Canada e gli Stati Uniti dal 1813 al 1816. La maggior parte dei circa 500 soldati si sparse tra il Quebec e l’Ontario.

La fine della guerra segnò anche l’inizio di un nuovo governo e della prima emigrazione italiana composta in prevalenza da commercianti, liberi professionisti lontani dall’avventurismo dei cacciatori di pelli, dei proprietari terrieri che pensavano soltanto a far soldi.

Verso la fine del Settecento alcuni acrobati comaschi noti come acrobati francesi si trasferirono a New York. Giovanni ( John ) Donegani, sua moglie Teresa Galla, i loro figli John, Daniel, Joseph  e Therèse, e suo fratello Francesco Antonio Donegani sposato con Teresa Peverelli.  Erano di Moltrasio in provincia di Como. Il gruppo era composto anche da Carlo Rusconi di Como ( 1755-1796), Giuseppe Massimiliano Bonacina ( fl. 1811), Francesco Rasco ( fl 1819-1850) e Tommaso Del Vecchio (1798-1826). Donegani e Del Vecchio che costituivano il fulcro dell’attività teatrale del gruppo arrivarono a Montreal nell’aprile del 1788 dove si esibirono all’hotel Malo per proseguire poi per Quebec City e proseguire la loro tournèe americana nel 1791/92. La loro compagnia era composta di acrobati, funamboli e buffoni e ammaestratori di animali e soffiatori di vetro. Fedeli alla tradizione delle esperienze francesi della commedia dell’arte come tali furono riconosciuti. Per qualche tempo divisero gli impegni professionali tra Montreal, New York  e Filadelfia finchè si  stabilirono definitivamente nella provincia del Quebec dopo aver raggiunto un discreto successo finanziario che li indusse ad investire nel settore alberghiero. Acquistarono ben cinque alberghi nella città di Montreal. Giovanni Denegani morì nel 1799.  Del Vecchio continuò a dirigere le attività e  nel 1824 aprì perfino un museo italiano nel famoso Auberge des Trois Rois per via delle tre corone dell’insegna. Alla sua morte 1826 si innescò una lotta per l’eredità che continuò per anni..

A lato dell’attività teatrale i discendenti di Giovanni Donegani ebbero un ruolo importante nella vita di Montreal. 

Ad esempio John ( Giovanni Antonio)  Donegani, figlio di Joseph e Therèse Donegani ( cugini di primo grado ) fu mercante ed albergatore. Dal 1833 al 1835 fu nominato assessore municipale e funse da giudice di pace dal 1836 al 1840, primo italiano ad accedere a queste cariche. La sua firma appare anche in calce ad un documento del 1834 relativo alle manifestazioni patriottiche del periodo e  in un manifesto del 1849 in favore dell’annessione agli Stati Uniti. La sua attività nel settore immobiliare lo porta ad essere uno dei più ricchi  della città dove nel 1849 possiede addirittura 65 proprietà soprattutto nella zona della vecchia Montreal.

La fortuna di  Donegani svanisce in seguito  ad un grosso indebitamento con la Banca popolare  ( Banque du Peuple) di cui fu direttore.

Attento alle attività culturali, fu promotore di istituzioni culturali e donò il terreno per la costruzione del collegio Sainte-Marie. Dopo il 1855 la sua presenza sulla scena pubblica diminuì anche se non rinunciò mai al suo interesse per settore immobiliare. Morì a Montreal, in rue Sainte-Catherine nel 1868.

Nell’aprile del 1837 suo fratello William Donegani fu autorizzato, primo italiano in Canada, ad esercitare la medicina e la chirurgia.

Lunga invece la storia di Giuseppe ( Joseph) Donegani: Figlio di Giovanni e Maria Galla, nacque a Moltrasio nel 1780. Fu mercante e fabbricante di specchi e in rapporti d’affari con Charles Del Vecchio a New York. Alla morte di Tommaso del Vecchio, Joseph prese possesso di una parte dell’eredità paterna che comprendeva l’albergo dei Tre Re ( Trois Rois) dove Del Vecchio aveva allestito il museo italiano. Il tutto fu però impugnato dai figli di Thèrese e Joseph, che era deceduto  nel marzo del 1803. Il loro assunto era basato sul fatto che nonostante fosse a suo favore, Joseph non aveva nessun diritto, in quanto John, non essendo cittadino canadese non poteva redigere un testamento su una proprietà canadese e quindi non conforme alle legge britannica in vigore.

La battaglia giudiziaria durò anni. La corte municipale, la corte d’appello e quella privè diedero ragioni ai nipoti, ma nel 1849 una nuova legge del parlamento diede ragione a Joseph.

I discendenti dei Donegani ( Donegan) continuano ad essere presenti in Quebec.

Tra gli altri componenti del gruppo emersero i fratelli Del Vecchio ed in particolare, come abbiamo visto, Charles, gestore dell’Auberge des Tres Rois, così chiamato per le tre statue regali esposte al suo interno, che era situato tra la St. Paul Street e la Old Custom House Square ( Vecchia piazza della dogana). Per attrarre maggior clientela e rilanciare il locale istituì un museo italiano dove erano esposti animali imbalsamati e vari oggetti d’arte. Purtroppo l’Auberge chiuse i battenti nel 1849 e nel 1854 anche i pezzi rimasti del museo andarono dispersi. La morte di Charles nel 1826 aveva lasciato un vuoto difficilmente colmabile, oltre ad una grande fortuna che diede pure luogo alla nota battaglia legale tra gli eredi Donegani.

Nella vieux Montreal ( Vecchia Montreal) proprio di fronte al Marchè Bonsecours Building si trova tuttora l’hotel Rasco. Francesco Rasco arrivò in Canada nel 1819 e rientrò in Italia nel 1850 per ragioni di salute. Durante la sua permanenza divenne uno dei più famosi albergatori del periodo soprattutto per i suoi modi gentili, la sua raffinatezza, il cibo e la classe sopraffina, alquanto  sconosciuti nel Canada dell’epoca. Dopo alterne fortune, tra cui l’incendio dell’hotel British-American di cui era comproprietario nell’aprile del 1833, si gettò anima e corpo nella costruzione del Rasco Hotel che fu inaugurato nel 1836. In questa struttura di lusso soggiornò a partire dall’11 maggio 1842 Charles Dickens con la moglie Catherine Hogarth. Lo scrittore inglese, al termine del suo viaggio attraverso il nord America, diresse tre suoi lavori al Royal Theatre che si trovava proprio di fronte. Sede di incontri di alto livello soprattutto politico, il Rasco hotel cominciò a declinare a partire dalla metà del 1850 a causa dello spostamento del centro città verso Rue Sainte Catherine: In successione fu adibito a caserma, magazzino e altre svariate funzioni. e privato di tutti i suoi dettagli architettonici. La città di Montreal acquistò l’edificio nel 1980 e provvide alla sua restaurazione.

Così  tra i  primi italiani in Canada ci furono soldati sbandati ed albergatori di lusso.

Intorno al 1823 la contrastata comunità di Red River nel  Manitoba è  teatro di scontri tra la fazione metìs francese e quella scozzese, proprio nel momento dell’arrivo dell’esploratore bergamasco Giacomo Costantino Beltrami  alla ricerca nel nord Minnesota e oltre delle sorgenti del fiume Mississippi. Evento descritto nel suo resoconto pubblicato in francese nel 1824.

Nel 1835 invece l’uomo politico e patriota milanese Federico Confalonieri visitò le cascate del Niagara, Montreal e Toronto. Nelle memorie descrive le differenze tra Europa e Nuovo Mondo. Fu un emigrato temporaneo d’eccezione in quanto in seguito ai moti rivoluzionari del 1820-21 a Milano fu arrestato con Silvio Pellico, condannato a morte, quindi graziato, ma con la pena dell’ergastolo da scontare nella prigione morava dello Spielberg. Fu liberato anzitempo nel 1835 ed esiliato in America dove si trattenne appunto dal 1835 al 1837.

La confederazione canadese nasce nel 1867.

La corsa all’oro in California attrasse diversi lombardi. Tra costoro ci fu  Carlo Bossi. Nato a Porto Ceresio il 26 novembre 1826 imparò a lavorare la pietra. I suoi compaesani anni dopo sarebbero emigrati a Barre, Vermont, proprio per fare gli scalpellini. Bossi arrivò a New York nel 1850.  Fece lo scalpellino e anche il minatore. Nel 1854 si spostò in California.  La scoperta dell’oro nel fiume Fraser in British Columbia lo spinse in Canada dove però preferì restare a Victoria dove fu alle dipendenze di James Vignolo, gestore di un negozio di generi vari. Poco dopo si trasferì nuovamente a Fort Langley dove aperse un negozio per conto suo, ma ebbe scarsa fortuna e così ritornò a Victoria dove si ributtò nuovamente nel settore mercantile. Il nuovo negozio era situato nella trafficata  Johnson Street. Gli affari prosperarono a tal punto che aprì un altro punto vendita nella Yates Street. Si ritirò a vita privata nel 1875. Morì nel 1895.

Si sposò con Petronilla Medina. La figlia Olga fu per molti anni la maestra più conosciuta dell’isola di Vancouver. L’elenco dei contribuenti di Victoria e del British Columbia lo annovera ancora nel 1889 come tra le 25 persone più facoltose dell’isola. Il suo reddito era di 4.000 canadesi. A Vancouver city, allora ancora un villaggio, nessuna superava i 3.000 dollari.

Carlo Bossi è sepolto nel cimitero storico di Ross Bay a Victoria, unico italiano. Il monumento funebre è opera dello scultore Gilardi, lombardo pure lui.

Il fondo Bossi conservato al museo di Victoria conserva molte carte di famiglia e molte notizie sul fratello Giacomo pure residente a Victoria e parenti vari. Il materiale più interessante è costituito dai registri dei suoi negozi, materia di analisi per linguisti in quanto scritti progressivamente in italiano, italiano inglese ed infine soltanto in inglese, che mettono in luce le successive fasi del processo di acculturazione.

L’emigrazione italiana in Canada non crebbe al ritmo di quella verso altre destinazioni. Nel 1881 i residenti italiani in Canada erano soltanto 1.849 di cui 131  a Montreal, mentre sempre nel medesimo anno gli italiani residenti negli Stati Uniti erano 44.230 di cui oltre la metà a New York. Tuttavia verso fine Ottocento, le crescenti richieste di manodopera non specializzata per lo sviluppo del Paese soprattutto nel settore minerario, ferroviario e di manovalanza generica spinsero gli agenti di emigrazione a reclutare emigranti anche in Italia. In quel periodo furono decine e decine le persone che dalla provincia di Como, adesso di Varese varcarono l’oceano per lavorare lungo la linea ferroviaria della Canadian Pacific Railway oppure in miniera.

Filippo Branca nacque a Turbigo, provincia di Milano nel 1870. Nel 1890 seguì le rotte dei Cuggionesi e lavorò nelle miniere di Iron Mountain. Michigan e di Herrin, Illinois. Si trasferì poi nello Utah, a Castlegate a lavorare sempre nelle miniere di carbone dove raggiunse altri lombardi  e dove risulta dal censimento del 1900. Nel frattempo si era sposato con Teresa Christopher  (Cristoforo?) che aveva richiamato dall’Italia. Teresa era trentina e allora definita dagli americani sud-tirolese. Il figlio Joe nasce nel 1898. Filippo è alla ricerca di qualcosa e si sposta in California. Non ci resta molto e questa volta va più a nord in Canada reclutato dalle miniere di Dunsmuir per i suoi giacimenti vicini a Nanaimo, le Extension Mines sull’isola di Vancouver. Poco dopo sopraggiunse la corsa all'oro nel Klondike e Filippo fu tra gli ardimentosi. Tornò con un gruzzolo che si diceva intorno ai 10.00 dollari. Nel frattempo il campo minerario rinominato Ladysmith ridivenne la casa di Filippo Branca. Qualche mese dopo la scoperta di un giacimento di rame ad una quindicina di chilometri da Ladysmith contribuì a cambiargli nuovamente la vita. Henry Crofton ( che dette poi il nome alla cittadina omonima) fu incaricato dal suocero Dunsmuir di organizzare il campo minerario e le attrezzature necessarie all’estrazione del minerale. Il company store ( Il negozio della compagnia) fu dato in gestione a un dipendente provvisto di capitale: Filippo Branca.

La miniera funzionò per qualche tempo nonostante le difficoltà del territorio ma il successo fu minato dalle lotte intestine tra i proprietari e ben presto fallì per entrare nel numero delle tante città fantasma di cui è costellato l’ovest canadese. Filippo Branca aveva però subodorato qualcosa e se andò in tempo. Nel frattempo erano nati Ann nel 1901 e Angelo nel 1903. John nascerà nel 1906 e Giuseppe nel 1910 sarà battezzato con il nome del fratello morto il 27 settembre 1908.

Filippo questa volta attraverso soltanto lo stretto e si stabilì a North Vancouver dalla parte opposta del Burrard Inlet. Correva l-anno 1903. Inizialmente aprì un negozio di generi alimentari ( grocery store) assieme ad un piemontese di nome Giovanni Crosetti proprio sulla via principale ( Main Street). Il sodalizio durò poco in quanto Filippo preferì aprire in proprio a North Vancouver sulla First Street.

Nel 1908 Filippo Branca tornò in Italia per motivi familiari. Era morto uno zio che era stato ministro delle finanze del regno d’Italia e Filippo aveva ereditato una parte delle sue fortune. Il 3 ottobre 1908 la nave La Lorraine attraccò al porto di New York da Le Havre. Filippo, registrato come cittadino americano non ebbe molti fastidi ad Ellis Island. Prima di proseguire il viaggio per Vancouver si fermò all’Hotel Bertini al 154 di Bleecker Street nel cuore del Greenwich Village

italiano.

Durante il viaggio in Italia, Filippo Branca aveva concepito l’idea di trasformare il suo business e di entrare nell’import-export di prodotti alimentari italiani. Il numero sempre crescente di italiani

ingaggiati a Chiasso dalla Corecco e Brivio e a Udine da Paretti si univa ai gruppi reclutati in Calabria. Miniere e ferrovie soprattutto la Canadian Pacific Railway avevano bisogno di un numero crescente di operai. E tutto questo si tramutava alla fine nella richiesta di prodotti della terra d’origine. Branca vendette il negozio di North Vancouver e aprì nuovamente sulla Main Street dove il suo business all'ingrosso e al dettaglio sarebbe durato fino alla sua morte.

 Nel 1911 Branca acquistò  65 ettari di terra a Burnaby per produrre verdura in proprio. Il terreno era vergine e non aveva bisogno di concime. I risultati furono eccellenti.

Sempre nel 1911 Branca costituì la Società Veneta con lo scopo di aiutare i soci sia economicamente sia socialmente. In realtà l’organizzazione divenne un veicolo di acculturazione al nuovo sistema di vita canadese. Lealtà verso il paese d’origine ma anche  rispetto per il paese

di adozione.

Nel 1966 il figlio Angelo fonderà sulle orme del padre la Confratellanza Italo-Canadese  con gli stessi scopi e attraverso l’unione di più società.

Il 12 febbraio 1936  Filippo Branca fu  applaudito in occasione del 25 anniversario di fonazione della Società Veneta e gli fu riconosciuto il merito di avere contribuito al successo della comunità italo-canadese. Per anni era stato il punto di riferimento sia per i vecchi che per  i nuovi migranti.

Mori il 26 aprile 1939.

Il figlio Angelo divenne giudice della Corte Suprema canadese ed è ancora ricordato come

Il Gladiatore delle Aule di Tribunale.

Anche la nipote Dolores Holmes è diventata giudice.

Turbigo forse è soltanto un punto sulla cartina geografica.

Quanti migranti hanno sovvertito il pronostico che li vedeva analfabeti, poveri, perdenti.

Filippo Branca non risulta neanche dalle liste passeggeri di Ellis Island se non per il viaggio di ritorno. Nessun indizio a New York, Boston, Halifax, Baltimora, Boston, Philadelphia.

Forse era un clandestino

 

Il lavoro dei reclutatori continuò con alacrità viste le laute commissioni pro capite pagate agli agenti delle ferrovie e delle miniere canadesi che operavano in Europa alla caccia di manodopera da utilizzare nel Grande Nord. Il loro scopo principale consisteva nel far combaciare il bisogno della grande imprese di forza lavoro docile e poco sindacalizzata con la necessità del lavoratore di italiano di mettere da parte dei soldi in un tempo relativamente breve tollerando una situazione che potremmo definire di sfruttamento.

Tra i grandi incettatori di operai si annoverano Francesco Cordasco e Alberto Dini al servizio rispettivamente della “Canadian Pacific e della Grand Trunk Railway che si avvalevano dei servigi

di Ludwig, agente della Beaver Lines, Corecco e Brivio della Compagnie General Transatlantique e Jauch Pellegrini per la North German Lloyd, tutti operanti a Chiasso, Canton Ticino, Svizzera Italiana.

La spartizione di fatto del mercato delle braccia tra le maggiori compagnie ferroviarie spiega la mancanza di agenti della Canadian National Railway che operavano invece nel Regno Unito e la Cunard Line che aveva succursali in Germania, Ucraina e Polonia.

Sull’influenza del sistema del padrone ovvero del controllo del mercato delle braccia ( Padrone system) in Canada, vale ricordare il processo a Cordasco nel 1904 accusato di svariate attività illegali nei confronti degli emigrati italiani. Tuttavia il Cordasco, come altri suoi pari, ( E’ emblematico il disastroso caso dell’impresa Telfener e dei lavoratori lombardi addetti alla costruzione delle ferrovia a Victoria, Texas del 1880-84), alla fine si salvò perché la commissione giudicante non ebbe il coraggio di attaccare le grandi società canadesi.. Cordasco, quasi amato dalle sue vittime, che lo avevano addirittura incoronato re dei lavoratori, faceva parte di un  sistema all’interno dell’emigrazione stessa che sarebbe poi finito con lo stabilizzarsi della medesima.

La storia dell’emigrazione dei grandi fatti giunge però sempre alla realtà più sconosciuta e quasi ovvia. Oltre agli agenti ufficiali che setacciavano i villaggi alla ricerca del loro compenso pro capite fu molto capillare l’attività dei  subagenti che fungevano da sottoboss.

Tra i piccoli intermediari che operavano in provincia di Como era noto il Soma che operava dalla sua taverna di Sesto Calende. Passarono attraverso di lui i lombardi che partirono per il Canada con due mete precise: le miniere di carbone del Crowsnest Pass a cavallo del British Columbia e

dell’ Alberta e la ferrovia, o meglio la miriade di microinsediamenti lungo la  medesima connotata dai toponimi adesso familiari di Ignace, Vermilion, Dryden, Rat Portage, Brule, Fort William, Swift Current, Vancouver.

Il 19 giugno 1914 un’esplosione di gas nella miniera di carbone della Hillcrest Collieries Company a Hillcrest in Alberta causava la morte di 196 minatori su 237. Tra le vittime i due fratelli Alberico (Albert) e Ubaldo ( Baldo) Tamborini di Mornago che troncavano il loro sogno di riscatto economico ad appena 19 e 21 anni d’età. Nel cimitero di Hillcrest riposano con gli altri compagni di sventura della stessa provincia, Virgilio Bodio, Carlo Gianoli e Giuseppe Marcolli.

La tragedia della miniera, non l’ultima, come la valanga di Frank del 1903 ricorda i rischi legati al lavoro in terra di frontiera e la durezza del pane da conquistare all’estero. E’ tipica di altre del Crowsnest Pass la vita della famiglia Montalbetti la cui avventura in Canada fu propiziata dall’esperienza lavorativa nelle opere di sbancamento ferroviario in Sardegna. Carlo Montalbetti era a Rat Portage vicino alla riserva dei nativi canadesi di Kenora in Ontario già nel 1888 assieme ad altri compagni di Sumirago, Mornago e Cadezzate. Un altro Carlo ( Charles) Montalbetti raggiunse il padre agli inizi del 1900 al Crowsnest Pass, dopo aver prestato i canonici tre anni di servizio militare. Arrivò a Blairmore assieme al fratello Felix che era stato a Medicine Hat prima che la linea del Crowsnest Pass fosse costruita, dove aveva fatto il caposquadra durante la posa delle traversine della ferrovia Macleod-Cranbrook. Divenne capolinea (section foreman) nel 1901 e nel  1902 sposò Mary appena giunta dall’Italia. Il loro fu anche il primo matrimonio celebrato nel villaggio di Coleman. La loro casa fu pi distrutta dalla frana di Frank nel 1903 ( Frank slide). Andy Montalbetti fu il primo bambino bianco nato a Blairmore. Nel 1906 Charles si trasferì a Michel a posare binari per la miniera per diventare poi responsabile del tronco. Ritornò in Italia nel 1907, ma ripartì da solo  l’anno successivo. La CPR ( Canadian Pacific Railway) che stava estendendo un tronco fino a Frank, doveva posare nuovi binari e stava pure costruendo un casello per i capisquadra manutenzione, posto che fu assegnato a Charles. Nel 1912 tornò in Italia per organizzare il ritorno definitivo della famiglia.

Durante il periodo del Proibizionismo gli italiani si dettero molto da fare e uno zio di Charles, Jack Sartoris fu pure costretto a fuggire in Italia per evitare le sanzioni inflittegli dalla RCMP ( Royal Canadian Mounted Police) ovvero le giubbe rosse.

Nel 1978 la distribuzione dei capifamiglia con cognome varesino era la seguente:

Blairmore : 2.145 abitanti: 1 Albizzati,3 Bodio, 4 Bosetti, 2 Luini 2 Montalbetti, 1 Pozzi, 1 Sartoris, 1 Tamborini, 2 Vanoni; Coleman -1.401 abitanti - : 1 Binda, 1 Cozzi, 1 Fumagalli, 1 Luini,

5 Montalbetti, 1 Vanoni; Hillcrest Mines – 613 abitanti : 1 Bosetti, 1 Luini, 1 Pozzi ; Bellevue – 1.242 abitanti : 1 Caletti, 1 Fumagalli, 1 Pozzi, 1 Tamborini; Frank – : 224 abitanti: 1 Pozzi ; Pincher Creek – 3.421 abitanti : 1 Mensaghi ( Menzaghi).

Come evidenziato, la popolazione di origine varesina rimasta è pressoché concentrata in due sole località e si sta a poco a poco assottigliando con la scomparsa degli anziani. I giovani, seguendo la tradizione canadese, hanno ormai abbandonato il lavoro manuale in miniera e d in ferrovia , ormai in declino, per abbracciare le professioni. E così, dopo aver studiato lontano da casa si sono poi stabiliti definitivamente a Calgary, Edmonton, Lethbridge e altrove, continuando quel viaggio alla ricerca di una nuova identità attraverso il lavoro iniziato dai nonni e continuato dai padri.

Per continuare la storia dei Montalbetti mi riferisco ora a Felix. Nel 1920 al termine della costruzione della ferrovia nella località di Bluffton ( 127 nel 2005), situata a sudovest di Edmonton, comprò l’intero abitato e coadiuvato dai tre figli aprì il Montalbetti General Store che si ingrandì con l’acquisto di un granaio, l’apertura di un pastifico e la rappresentanza della Imperial Oil. Negli Anni sessanta Bluffton cominciò a decadere e un figlio di Felix vendette tutto. Il nipote Charles si trasferì dapprima a  Tofino, luogo mitico sulla costa dell’isola di Vancouver che si affaccia sull’Oceano Pacifico per poi ritornare a Edmonton dove gestisce in proprio un supermercato della catena Subway.

Ignace, Ontario è uno dei tanti punti toccati dalla CPR dove lavorarono temporaneamente molti varesini verso la fine dell’Ottocento. A Ignace rimase invece la famiglia Contini di Cadrezzate il cui capostipite in terra canadese era stato Pasquale ( Pascal ) Contini giunto a Ignace nel 1892 seguito dal fratello Paolo nel 1894: Nel 1894 Pasquale era già diventato capolinea della tratta ovest della ferrovia. Nel 1907 aveva rappresentato Ignace ad un convegno regionale di manutenzione a Dryden e nel 1908 fu eletto nel primo consiglio comunale del villaggio, fatto che metteva in risalto la stima rivoltagli sia dai colleghi di lavoro sia dai vicini. I capilinea occupavano uno status sociale molto importante alla stregua dei conduttori e dei meccanici d’officina. Il capolinea era direttamente responsabile nei confronti del capotronco per il tratto di binari loro assegnato. Di solito aveva due assistenti e durante il periodo estivo era pure responsabile della squadra addetta ai pesanti lavori di manutenzione e riparazione.

I caselli lungo la linea distavano dai 5 ai 7 chilometri l’uno dall’altro. In alcuni casi il casello della linea era la sola costruzione nella zona. Alle mogli era richiesto di fare pensione agli assistenti e alle squadre di manutenzione composte di scapoli, far loro il bucato e occuparsi dell’orto. E’ evidente che la vita un simili condizioni, ance se ben remunerata, non aveva niente di sociale e tutti desideravano andarsene in posti abitati più importanti. Ignace era un centro di smistamento con una scuola e un negozio e qui la vita per i capilinea era relativamente migliore.

I sartorio di carezzate furono attratti ad  Ignace dai Contini saltando così il reclutamento forzato in atto nella zona. Uno dei figli dei Sartorio, George, nato il 10 aprile 1910, emigrò per raggiungere il padre nel 1927. Cominciò la carriera nella CPR come meccanico. In seguito fu eletto consigliere del comitato per la prevenzione degli infortuni, fece parte del consiglio comunale e fu pure eletto giudice di pace prima di essere promosso e trasferito a Fort William ( ora Thunder Bay). Nel 1945 si iscrisse  al potente sindacato dei ferrovieri che allora riuniva sia quelli canadesi sia quelli americani ( Brotherhood Railway Carmen of Canada) e nel 1955 ne divenne il capo locale. Ricoprì diverse cariche nei vari comitati di prevenzione infortuni e nel 1972 fu eletto vice-presidente dello stesso sindacato fino al suo ritiro nel 1975.

La vita semplice e dura di Gorge Sartorio e Joe Contini fu la stessa di decine di altri emigrati lombardi quotidianamente in lotta con il trauma dell’emigrazione.

Il pensiero dei lombardi era però sempre rivolto a ovest, come avevano già fatto coloro che erano andati al Crowsnest Pass. Tra questi intrepidi si annovera Giuseppe ( Joe) Beltramini. Nato il 19 luglio 1896 a Cadrezzate, emigrò nel 1913. Arrivò a New York da Le Havre l’11 aprile 1913 a bordo del piroscafo France. Itinerario seguito dai più per motivi economici. E poi in treno fino a Swift Current, Saskatchewan in Canada dove si trovavano altri parenti di Cadrezzate, Contini, Binda, Pescia e Rogiani. Lavoro istantaneo alla CPR.  Nel 1921 era già diventato capolinea a  Silton, Saskatchewan. Il prospetto delle sue denunce dei redditi dà un’idea interessante le livello economico raggiunto :

 

Anno            Guadagno Lordo in dollari Canadesi ( CAD)

1921            1.121.00

1923            1.393.20

1924            1.561.00

1925            1.634.29

 

La vita in ferrovia era alquanto disagiata e il clima invernale particolarmente rigido ne esacerbava la sopportazione.

Per un confronto reale si considerino alcune temperature registrate a Saskatoon le città più vicine a Silton, rilevate nel mese di gennaio del 1994 :

4 gennaio   1994   Regina    Massima   -22C    Saskatoon  -26C

17 gennaio 1994  Regina     Massima   -30C    Saskatoon  -32C

20 gennaio 1994   Regina    Massima   -15C    Saskatoon  -15C

 

La situazione di Ignace era simile a quella di Silton con una maggiore distanza dai centri abitati.

I guadagni sudati, ma abbastanza elevati, soprattutto in rapporto al potere d’acquisto in Italia erano la sola e vera motivazione che li tratteneva  sul posto.

Joe Beltramini, seguendo l’antico rito, ritornò in Italia nel 1926 e si sposò il 7 marzo 1927 con Elisa. Ripartirono  assieme per Silton nel maggio dello stesso anno.

La nascita di Margaret allietò la famiglia, ma poco dopo nel maggio del 1929 Joe Beltramini morì in seguito ai postumi di una broncopolmonite contratta lavorando all’aperto nel freddo inverno canadese. La vedova si trasferì al casello di Brule gestito dalla famiglia di Rosa Binda, dove nell’ottobre dello stesso anno nacque Joseph ( Joe) Beltramini. Restarono in Canada fino al 1932, allorchè Elisa Beltramini, vista la Depressione in atto, tornò in Italia per sempre grazie ai fondi dell’assicurazione pagata dalla Canadian Pacific. A Cadrezzate Joe aveva già iniziato la costruzione della propria casa  e rimesso la maggior parte dei suoi guadagni assicurando per fortuna un avvenire dignitoso alla famiglia che aveva dovuto prendere la difficile decisone di rientrare vista l’oggettiva difficoltà per una donna sola, appena emigrata e con due figli a  carico di inserirsi  in un sistema con scarse possibilità di occupazione.

A Silton una lapide in un cimitero della prateria. ne ricorda altre simili sparse per il mondo. Il vento d’inverno ulula e non si vede la fine dell’orizzonte.

Le interviste per un progetto di storia orale condotte in Alberta hanno identificato diversi lombardi emigrati agli inizi del ‘900 e dopo la prima guerra mondiale. Tra gli altri : Enrico Butti che raggiunse il padre nel 1912 a Bellevue dove lavorava all’elettrificazione della miniera vista la sua esperienza precedente in Italia in seteria. Seguì le orme del padre e dopo una breve esperienza in miniera mise in piedi il suo negozio di materiale elettrico. Enrico Butti viene però ricordato come il fondatore e membro attivo di diverse associazioni di stampo italiano come la Italo-Canadian Society, il Cristoforo Colombo soccer club (club calcistico) e la Fiore d’Italia ( Flowers of Italy).

Dalla polvere dell’oblio togliamo anche Silvio Tona nato a  Villa di Tirano, Sondrio il 27 giugno 1900. Dopo un lungo periodo di servizio militare partì per Rimbey, Alberta assieme a Giovanni del Panno. Piroscafo Duilio arrivato a New York il 25 aprile 1924. Poi il treno fino a Calgary e poi in attesa 25 anni di lavoro in miniera fino a contrarre la silicosi, Gli ultimi anni di vita li passo a leggere in biblioteca e a chiacchierare con gli amici. Ogni tanto, un viaggio  in Valtellina.

Gli italiani dedicarono poca attenzione all’agricoltura che in fondo li aveva spinti ad emigrare. Era molto più semplice lavorare e guadagnare subito. La terra richiedeva investimenti e tempo che gli emigrati non possedevano. Tuttavia nel 1923 proprio un gruppo di lombardi fu coinvolto in un esperimento di colonizzazione. La storia cominciò con una lettera di Carlo Allegretti di Huntsville, Ontario che aveva richiesto dei documenti al  municipio del suo paese natale, Sartirana, Pavia. Gli rispose un compagno di scuola , Luigi Beccari, che a sua vota gli chiese se c’erano delle possibilità di lavoro in Canada. La guerra era appena terminata e le campagne coltivate a riso risentivano della crisi economica. L’Allegretti riuscì ad avere un contratto di colonizzazione di terre incolte a nord dell’Ontario a Trout Creek ( Torrente delle trote).Carlo Lamberti ne fu lo sponsor. Riuscirono a mettere insieme un gruppo di una cinquantina di persone, quasi tutte con famiglia a carico. L’età media di oltre 35 anni dà un chiara immagine delle difficoltà in questa parte della Lomellina. Una ventina di migranti raggiunse Trout Creek partendo da Genova  ed arrivando a New York il 29 gennaio 1923 sul piroscafo America,. Un altro gruppo di 30 persone passò attraverso Ellis Island a New York il 13 aprile 1923 dopo un viaggio sul Taormina  per poi proseguire via treno per Trout Creek. Gente di campagna forse, ma cosciente ed esperta di terreni e coltivazioni varie, si accorsero subito di essere stati presi  in giro e che ci sarebbero voluti anni per poter mettere da parte i soldi per potersi ricongiungere con i propri cari. Le loro lamentele furono ascoltate sia dal reverendo Roberto D.Gualtieri della chiesa metodista sia da padre Joseph Megna della parrocchia di Santa Rita a North Bay che li aiutarono a districare la matassa degli obblighi contrattuali.  Alcuni poi tornarono in Italia, altri restarono in Ontario, mentre altri ancora si diressero a  Ville Emard, Montreal dove si erano stabiliti dagli inizi del Novecento membri della famiglia Fava e Bottino di Sartirana. 

Le cronache del periodo tra le due guerre sono scarne. Gli italiani, ormai sui 66.000 nel 1920 stanno diventando funzionali nella nuova patria, anche se i rischi del lavoro sono sempre in agguato.

Il 9 dicembre 1935 un’esplosione combinata di metano e polvere di carbone a Coalhurst, Alberta uccise 16 minatori. Scorrendo al lista dei morti non mancano mai gli ucraini, i canadesi, r naturalmente gli italiani . Angelo Ermacora, sposato con 10 figli, Albino Simeone, scapolo e Evaristo Rota, sposato con 2 figli. Grandi funerali, lunghe inchieste per stabilire le cause del disastro, chiusura della miniera per aprirne un’altra. Monumenti celebrativi duraturi e foto negli album delle società di mutuo soccorso Romolo e Remo.

Evaristo Rota sembra un altro dei tanti bergamaschi sfortunati. Locatelli, uno dei portatori della bara, anche se nato a Drò in Trentino tradisce lontane origini di migrazione da Locatello.

La seconda guerra mondiale da l’avvio alla grande migrazione verso il Canada che il censimento del 2001 quantificherà in 1.270.000 canadesi di origine italiana distribuiti al 60% in Ontario, al

20 % in Quebec, al 10% in British Columbia e  al 5 % in Alberta.

I lombardi non appaiono tra i gruppi regionali più rappresentativi come non lo erano stati nei periodi precedenti.

Tuttavia alcuni di loro sono diventati famosi come l’onorevole  Charles Caccia. Nato a Milano il 28 aprile del 1930, laureato in scienze forestali all’università di Vienna prima di partire per il Canada dove ha insegnato scienze ambientali all’università di Toronto. E’ stato deputato del partito liberale per la circoscrizione di Davenport dal 1968 al 2004, quando le sue posizioni liberali lo hanno costretto a rinunciare alle elezioni e conseguentemente al mandato. Charles Caccia ha dimostrato come un emigrante possa ambire a cariche politiche a pochi anni dal suo arrivo, fatto che denota pure una certa larghezza di vedute da parte della nazione ospitante. Ministro del lavoro, dell’ambiente , segretario parlamentare del ministro dell’immigrazione e della manodopera. Questi alcuni della sua lunga carriera politica che lo ha visto in prima fila a partire dai governi retti da Trudeau e sempre con il rigore del difensore dell’ambiente.

.L’otto novembre 2006, l’Aquilini Investment Group di Francesco Aquilini e i fratelli Robert e Paolo hanno coronato l’affare e il sogno di molti canadesi di riportare in mani locali i Vancouver Canucks e il loro palaghiaccio. Obiettivo di grande importanza per i canadesi, Canucks è un nomignolo loro affibbiato, che completa un’operazione finanziaria iniziata già il 17 novembre 2004, quando il gruppo di Aquilini aveva già preso possesso del 50% dell’affare e che la rivista Forbes aveva stimato attorno ai 112 milioni di Euro.

L’annuncio di Aquilini ha rallegrato sia la famiglia sia i tifosi, i quali sono certi dell’interesse particolare verso di loro. In effetti, il multimilionario John McCaw non è stato eccessivamente vicino alla squadra durante la sua gestione iniziata nel 1996, anche se è riuscito a traghettarla tra alti e bassi e periodi neri quando la squadra andava male e molti posti sugli spalti rimanevano vuoti. Si dice che  McCaw ci abbia rimesso 58 milioni di Euro. Il giro di boa vincente è arrivato con la nomina di Brian Burke a general manager che ha aggiunto talento e controllo dei costi, ma  che è stato recentemente sostituito con Dave Nonis. Nel campionato in corso i Canucks sono ai primi posti della classifica. E il palaghiaccio è sempre esaurito con addirittura liste d’attesa per gli abbonamenti annuali.

La trattativa tra Aquilini e McCaw dovrebbe chiudersi ai primi di febbraio del 2007, soggetta alla ratifica da parte della NHL, la Lega nazionale di Hockey su ghiaccio, che gestisce il campionato nordamericano comprendente sia squadre canadesi sia statunitensi.

Come spesso accade in queste transazioni ci sono anche i perdenti, in questo caso i due uomini d’affari Tom Gaglardi ( proprio così, non Gagliardi) e Ryan Beedie che contestano la validità legale dell’accordo, così come il giocatore della squadra dei Colorado Avalanche Steve Moore ha citato in giudizio i Canucks per aver riportato tre vertebre rotte, una commozione cerebrale e varie ferite al volto risultato di una delle solite inutili scazzottature con Todd Bertuzzi durante un incontro nel marzo del 2004 al palaghiaccio GM. Proprio in questa sede si disputeranno le partite di hockey su ghiaccio durante le Olimpiadi invernali che Vancouver e il British Columbia ospiteranno nel 2010. La struttura ha una capienza di quasi 19.000 spettatori e vedrà le prime gare su un campo NHL anziché quello normalmente usato a livello internazionale onde ottimizzare l’affluenza del pubblico ed evitando nello stesso tempo la costruzione di un piccolo palaghiaccio temporaneo con una superficie di gara internazionale.

Il gruppo Aquilini è stato fondato da Luigi Aquilini, padre di Francesco, Paolo e Roberto, emigrato il 24 aprile 1956 da Travagliato, provincia di Brescia. Luigi Aquilini fu tra i primi migranti ad arrivare a Vancouver in aereo anziché via nave come era nella tradizione. In quel periodo il British Columbia stava sviluppandosi dopo la sosta legata la periodo bellico. All’inizio Aquilini si avventurò in una partnership con un calzolaio, ma il guadagno legato alla riparazione dei tacchi o alle risuolature non portava lontano.  E così la visione della crescita immobiliare lo portò alla costruzione delle prime case che sul mercato avevano sempre un costo inferiore di quelle dei finlandesi, per arrivare oggi all’Aquilini Investment Group. Quartier generale sempre nel centro storico di Vancouver dove si controllano le varie attività nel settore immobiliare sia commerciale sia alberghiero e anche campi da golf. La diversificazione comprende anche l’agricoltura dove Aquilini possiede vaste estensioni coltivate a mirtilli che sono distribuiti sul mercato nordamericano e giapponese. .

Francesco Aquilini, il maggiore dei figli di Luigi è adesso al timone del gruppo. All’esperienza del padre, indomabile e sempre davanti ai problemi, aggiunge la sua laurea in economia alla Simon Fraser University di Vancouver e il dottorato alla UCLA, Università di California a Los Angeles. Proprio Francesco nel 2004 aveva sostenuto l’importanza della proprietà locale dei Canucks e certamente il nuovo assetto avrà ricadute positive sia sulla squadra sia sui tifosi sia sul gruppo Aquilini.

I lombardi semisconosciuti o quasi in Canada sono stati invece molto presenti in tutte le fasi dello sviluppo del Paese e continuano ad esserlo attraverso un’emigrazione di professionisti che si affianca quella dei tecnici legati alle molte aziende lombarde che hanno trasferito parte delle loro produzioni in tutte le province. Presenze individuali che continuano a dare un apporto importante,

facilitate dai veloci mezzi di comunicazione e da una capacità di inserimento proverbiale.

In fondo sono stati i comaschi a fine Settecento a conferire una patina di classe alla allora inesistente industria alberghiera canadese.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

 

16 dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                       

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Bourassa Andrè A., Des Troupes qui passent, d’autre qui demeurent in :

http://www.theatrales.uqam.ca/fil4.html 

 

 

 Canadesi di origine italiana per province e territori

Province/Territori            Canadesi  di origine italiana            Percento della popolazione

Newfoundland  e Labrador             1,180            0.2%

Prince Edward Island  605            0.5%

Nova Scozia            11,240            1.3%

New Brunswick            5,610            0.8%

Quebec            249,205          3.5%

Ontario            781,345          6.9%

Manitoba            18,550            1.7%

Saskatchewan            7,569            0.8%

Alberta            67,655            2.3%

British Columbia            126,420          3.3%

Yukon  500            1.8%

Northwest Territories            400            1.1%

Nunavut            95            0.4%

Canada            1,270,370        4.3%

La più alta concentrazione di canadesi di origine italiana si trova nelle seguenti aree metropolitane e agglomerati urbani : Greater Toronto Area (429,380), Greater Montreal Area (224,460); Vancouver/Lower Mainland (69,000); Hamilton, Ontario (67,685); St.Catharines-Niagara (44,645); Ottawa-Hull (37,435); Windsor, Ontario (30,680); Calgary Region (29,120); Edmonton Capital Region (22,385); London, Ontario (17,290); Winnipeg Capital Region (16,105); Sault Ste. Marie, Ontario (16,315); Thunder Bay, Ontario (15,395); Oshawa, Ontario (13,990); Greater Sudbury, Ontario (12,030); and Guelph, Ontario (11,135)    http://www12.statcan.ca/english/census01/home/index.cfm

 

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The Lethbridge Herald, 24 giugno 1914

 

Trout Lake :  Prima Lista Passeggeri. Piroscafo America  partito da Genova e arrivato a       

New York 29 aprile 1923.:    

     

Cognome e Nome  Età            Luogo di provenienza – Provincia di Pavia

Conti Giovanni            54            Sartirana

Grossi Antonio            36            Sartirana

Rossanigo Giuseppe            34            Sartirana

Paleari Biagio            39            Lomello

De Ambrogi Luigi    48            Lomello

Bergamaschi Evaristo             40            Goido

Briata Carlo            44            Sartirana

Sorati Carlo            34            Sartirana

Ceci Carlo            46            Castellaro

Gaspare Giobatta            40            Semiana

Paleari Ottavio            32            Gambarana

Romagnoli Carlo   52            Sartirana

Fuggini Giuseppe            26            Sartirana

Carella Pietro            47            Mede

Lupani Pietro            38            Goido

Zanetti Alessandro            39            Sartirana

Briata Giuseppe            39            Sartirana

Baini Francesco            24            Dorno

Marchesi Angelo 38        lomello

Cantoni Luigi            23            Sartirana

 

Trout Lake :  Seconda Lista Passeggeri : Piroscafo Taormina partito da Genova il 28 marzo ed arrivato a New York il 13 aprile 1923. 

        

Cognome e Nome  Età            Luogo di provenienza – Provincia di Pavia

Valvassora Stefano            52            Valeggio

Cantone Carlo            37            Sartirana

Nobile Pietro            27            Goido

Poggi Giambattista            40            Valeggio

Romagnoli Giovanni            26            Buenos Aires

Denari Giovanni            40            Sartirana

Rossi Giovanni            32            Sartirana

Piatti Ernesto            33            Gamberana

Suera Giuseppe            44            Sartirana

Zanetti Pietro            22            Breme

Vanetti Paolo            37            Lomello

Meschini Ernesto            36            Gamberana

Marchese Cesare 40            S. Arcangelo

Conti Luigi            26            Semiana

Roveda Giovanni            21            Sartirana

Negri Giuseppe            39            Lomello

Cantoni Carlo            32            Sartirana

Motta Pietro            23            Lomello

Boccalini Ercole 42            Castellano

Grossi Pietro            26            Ferrera

Tosi Angelo             41            Semiana

Camussi Luigi            24            Torreberetti

Malvassora Pietro  21            Sartirana

Malvassora Giovanni             17            Sartirana

Vailati Angelo            35            Sartirana

Cerruti Giuseppe            45            Occhimiano

Mariani Vincenzo            47            Sartirana

Vailati Bernardo            32            Sartirana

Barca Giovanni            30            Sartirana

Tassi Siro            43            Valeggio

 

 

Vangelisti Guglielmo, OSM, Gli italiani in Canada, Montréal, Firenze: Chiesa Italiana di N.S. della Difesa, [1955], p. 64

Villata Bruno, "Presenza italiana nella storia del Canada (1640-1815)," Atti e Memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze, n.s., LII (1990), pp. 103-116,  Donegani [Giovanni Antonio Donegani] semplicemente menzionato a p. 116.

Zucchi John E., Italians in Toronto, Kingston, Montreal, McGill-Queen’s University Press, 1988.

 

 

      Ernesto R Milani

      Ernesto.milani@gmail.com

      15 dicembre 2007      
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Editoriale

Dall'Italia si continua a partire

Si dice e si ripete che dal 1973 l’Italia non è più terra di emigrazione. Si tratta però di un’affermazione vera solo a metà. In quell’anno si è registrato infatti lo storico sorpasso fra chi parte dal nostro paese e chi decide di trasferirvisi. Questo non vuol dire che non si parta più.continua>>
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