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TPP11: Giappone, Canada, Australia e Cile guidano il nuovo Accordo Trans Pacifico

16 marzo 2018 - Jakarta - Il Pacifico va avanti, con o senza Donald Trump. Questo è il messaggio lanciato da 11 Paesi dell'aerea del Pacifico che, lo scorso 9 Marzo, hanno ratificato l'Accordo Progressista per il Commercio Trans Atlantico: una nuova versione dell'Accordo di Libero Scambio Trans Pacifico (TPP) che elimina alcune barriere doganali tra i Paesi firmatari nell'ottica di una maggiore liberalizzazione, ed integrazione, dei mercati della regione.

 

L'accordo, ribattezzato TPP11, ha contemplato il ruolo guida di quattro Paesi, Giappone, Canada, Australia e Cile, capaci di coinvolgere Singapore, Nuova Zelanda, Brunei, Messico, Perù, Singapore, Vietnam e Malesia nel condividere un progetto che, una volta ratificato dai parlamenti nazionali dei Paesi aderenti, coinvolgerà 500 milioni di persone, pari al 13% del prodotto interno lordo mondiale.

Ad ottenere rilevanti vantaggi dal TPP11 potrebbe essere, in primis, il Giappone, che nella regolamentazione e liberalizzazione di tariffe doganali e non doganali vede una possibilità di crescita per la propria industria, con particolare attenzione al settore automobilistico. Per il Canada, invece, l'accordo transpacifico ha una valenza più politica, in quanto rappresenta una dimostrazione di sostegno al libero mercato in un'epoca in cui protezionismi di stampo nazionalista godono di particolare popolarità in diverse regioni del pianeta.

Per quanto riguarda l'Australia, altro grande Paese ad avere promosso il TPP11, a giovare saranno i piccoli e medi produttori di vino, prodotti alimentari e servizi. Per il Cile, Paese tanto impegnato nel sostenere l'accordo da avere ospitato la ratifica presso la propria capitale, Santiago, il TPP11, che rafforza la posizione del Cile come paese guida del progresso scientifico ed astronomico nella regione, è destinato a rafforzare la posizione dell'aera del Pacifico nel contesto di un'economia oramai fortemente globalizzata.

Con le sue ambizioni, l'accordo transpacifico sembra avere fatto breccia presso altri Paesi della regione del Pacifico che, stando ad indiscrezioni, starebbero valutando una eventuale adesione una volta verificata l'effettiva convenienza dell'accordo. Tra i Paesi potenzialmente interessati vi sarebbero la Colombia, l'Indonesia e la Gran Bretagna, che vedrebbe nel TPP11 un mercato alternativo all'Unione Europea nel quale collocare i propri prodotti.

I grandi assenti dall'accordo

Nonostante l'interesse di molti, il TPP11 manca, tuttavia, di alcuni attori principali della regione del Pacifico. In primis, assenti risultano gli Stati Uniti d'America, Paese che, con l'avvento della Amministrazione Trump, ha deciso di abbandonare l'accordo per proteggere la propria economia nazionale dopo avere ideato e promosso il TPP, sotto la Presidenza Obama, come mezzo per promuovere il libero mercato nel Pacifico in funzione anti-cinese.

La Cina è il secondo grande assente nell'accordo, nonostante fonti governative abbiano, a commento della ratifica del TPP11, auspicato accordi bilaterali con i Paesi firmatari atti a favorire la libera circolazione delle merci nella regione.

La Corea del Sud, forte economia sopratutto nel settore delle nuove tecnologie, è un altro grande assente dell'accordo, senza contare la Russia, grande Paese che mantiene una viva attenzione nella regione sopratutto in ambito energetico.

I pro e contro dell'accordo

Privo di USA, Cina, Corea del Sud e Russia, il TPP11 rappresenta una sorta di "terza via" che raggruppa una serie di Paesi le cui economie necessitano o di un considerevole rilancio (Giappone e Australia), o di un incremento di importanza nella regione (Canada e Cile).

Nonostante l'importante contributo che l'accordo fornisce ai Paesi firmatari in termini di crescita economica, creazione di posti di lavoro e integrazione economica, restano, tuttavia, questioni aperte legate a regolamentazioni sindacali e libera circolazione delle persone.

Fatti, l'Unione Europea insegna, senza dubbio necessari affinché operazioni puramente economiche si realizzino e si mantengano con successo.

 

di Matteo Cazzulani

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